«Il ricordo della shoah è sempre» secondo Liliana Segre, testimone dell'olocausto, che in questo libro scrive un testo commosso e lucido su questa tragedia, introducendo i discorsi del presidente della Repubblica nel Giorno della memoria. Nella convinzione che occorre «non incolpare il destino» e «meditare che questo è stato», Mattarella riflette su quando viene negato il diritto a essere persone, nella nebbia fitta dell'ideologia e dell'odio razziale, raccogliendo le testimonianze di tanti italiani perché «il loro ricordo sia di benedizione». Con un testo di Liliana Segre e una nota di Giovanni Grasso.
Fin dagli albori del cristianesimo si è diffuso tra i fedeli il culto dei santi, persone che spesso hanno pagato con inenarrabili sofferenze e con la vita stessa la loro fede. Il legame privilegiato che i santi hanno instaurato con Dio, ottenuto grazie alle loro azioni e per il modo con cui hanno affrontato in vita il rapporto con la divinità e gli altri esseri umani, li rende dei perfetti intermediari tra l'uomo, con i suoi limiti, le sue speranze e le sue paure, e il lontano Creatore. In loro – non figure astratte ma esseri umani storicamente esistiti e testimoni perenni della resurrezione – fin dall'antichità i cristiani hanno visto dei misericordiosi compagni a cui rivolgersi per ottenere da Dio grazie per sé e per i propri cari, in primis per la salute del corpo. In questo volume, in cui prosegue la collaudata collaborazione tra un sacerdote, massimo esperto italiano in angelologia, e un medico cardiologo con interessi in campo nutrizionale, sono stati raccolti brevi racconti sulla vita dei principali santi protettori della salute, con la storia del culto, la simbologia a essi legata e la preghiera per ottenerne l'intercessione. Poiché però per ottenere o mantenere uno stato di buona salute è saggio essere noi stessi parte attiva, sono state aggiunte per ogni patologia trattata alcune note sugli alimenti da preferire o al contrario da limitare, affiancando così le buone norme del vivere sano alla fede nell’aiuto soprannaturale dei santi
Tra il 18 e il 22 marzo 1848 un’insurrezione popolare portò alla liberazione temporanea di una delle città più importanti del Regno Lombardo-Veneto: sono le Cinque Giornate di Milano. È in questo contesto di intensa mobilitazione civile che Carlo Cattaneo matura una concezione della città non solo come entità geografica o amministrativa, ma come fulcro vitale della democrazia e laboratorio di autogoverno. La sua riflessione non ha perso di attualità, soprattutto nel momento in cui l’attenzione è interamente concentrata sulle regioni e le città sembrano essere scomparse dall’orizzonte della riflessione giuridica e politica.
Fin da piccoli, bambini e bambine scoprono con entusiasmo la bellezza di Sophia: il gusto di imparare, esplorare, conoscere, scoprire il piacere della conoscenza delle parole e degli altri linguaggi. Ma poi, per molti di loro, questa consapevolezza evapora, forse perché la tradizione scolastica trascura la componente estetica e emozionale del conoscere e lo impone come dovere, ridotto alla memorizzazione di nozioni e concetti non compresi e non vissuti come propri. Le conoscenze, però, diventano utili a patto che vengano non solo ricordate per superare una prova d’esame ma aprano lo sguardo sul mondo e sulla propria interiorità, plasmino il carattere e la sfera desiderante, divengano caratteristiche identitarie. Occorre dunque che l’incontro con i saperi e le conoscenze sia cura della vita della mente, consapevolezza estetico-emozionale, scoperta del piacere e della bellezza di Sophia.
"E poi torno anch’io", dice alla moglie un operaio che sta per essere deportato a Mauthausen. È l’8 marzo 1944 quando dalla stazione Santa Maria Novella a Firenze parte un treno diretto al lager. Su quel convoglio ci sono, tra gli altri, cinque lavoratori della Sitca (Stabilimento industriale toscano - Cartiera Cini), che avevano incrociato le braccia per il più grande sciopero della Seconda guerra mondiale. Arrestati con altre settantadue compagne da un solerte commissario di pubblica sicurezza, vengono portati al centro di raccolta nazista allestito alle scuole Leopoldine del capoluogo toscano. Le colleghe saranno liberate, loro moriranno a Mauthausen. Corredato da un documentario audio (accessibile tramite QR code), questo libro racconta le brevi vite di quegli uomini. Una storia ricostruita attraverso i documenti di archivio, l’istruttoria, la giustizia mancata, le voci e i ricordi dei familiari, che è anche una storia di donne, colleghe, mogli, figlie e nipoti che "tengono in vita" quella memoria.
In che misura i testi antichi greci e latini che noi leggiamo in copie confezionate almeno un millennio dopo che quelle opere erano state scritte, le rispecchiano fedelmente e quali modifiche hanno subìto? È una questione storica, che ne comporta una più operativa: quando si tenta l'edizione di una di quelle opere, quali procedure ci consentono di muoverci in direzione degli originali? È di questo che si occupa la filologia classica, una disciplina coltivata già nell'antichità, fin dal tempo della Grande Biblioteca di Alessandria nel III e II secolo a.C., e poi affinatasi principalmente come studio della tradizione. In questo volume Luciano Canfora si propone di familiarizzare i lettori con i concetti fondamentali di questa disciplina (variante, archetipo, stemma e soprattutto errore), grazie anche al ricorso ad esempi concreti. Se nei manoscritti a noi giunti non ci fossero errori, i filologi sarebbero disoccupati. Per fortuna ci sono, e perciò gli studiosi da secoli si affannano al fine di ricostruire gli «originali»: e prendono spunto proprio dalle difettose copie che abbiamo tra mano. Questo libro tenta di raccontare successi e sconfitte, delusioni e delizie, di tale incessante lavoro.
Un libro per capire gli sconvolgenti cambiamenti in atto nel nostro mondo. Perché nel mondo crescono le autocrazie? E perché in Occidente i ceti meno abbienti e le periferie votano a destra mentre gli abitanti dei centri città sono in maggioranza progressisti? Per spiegare questa inversione spesso il popolo di sinistra si accontenta di luoghi comuni: per esempio che le persone meno colte non capiscono la complessità del mondo e addirittura votano contro i loro interessi.
Dai tempi delle guerre persiane, Oriente e Occidente sono fratelli coltelli, amici e nemici, sogno e incubo. «L'Oriente è l'Oriente, l'Occidente è l'Occidente: e nessuno potrà mai accordarli», dichiara Rudyard Kipling al tempo della fondazione dell'impero britannico d'India. Sulla base dei troppi malintesi generati dal loro confronto sono emersi anche 'ismi' ideologici, tanto accaniti tra loro quanto ambigui: orientalismo e occidentalismo, avvolti nel dilatare delle loro contraddizioni. Già Oswald Spengler aveva decretato il 'tramonto dell'Occidente'; ma immediatamente, dietro l'Occidente-Europa spengleriano, se n'era andato profilando un altro, quello americano, che dopo aver soggiogato il Pacifico si apprestava a trangugiare anche l'Atlantico: Leviathan di terra e di mare secondo Carl Schmitt, contrapposto a Behemoth, compatto Oriente tutto terragno. Ma intanto però, altrove, dal Giappone alla Cina e all'India si andavano proponendo altri Occidenti, fondati su presupposti differenti da quello euroamericano e portatori di altre 'modernità'. Con la guerra in Ucraina, la Russia viene definitivamente spostata verso l'Asia ed esclusa dalla sua dimensione cristiana ed europea. Ma questa definizione di Occidente ha senso o è soltanto utile oggi per ragioni strumentali?
L'avventura dei personaggi del fortunato "Qualcosa, là fuori" non è finita, sebbene continui in uno scenario completamente diverso: dopo l'estenuante migrazione attraverso un'Europa devastata dalla crisi climatica, Marta, sua figlia Sara e il giovane Miguel sono riusciti ad arrivare in Scandinavia, dove le condizioni climatiche permettono ancora una vita civile organizzata. Accolti nella casa di Ahmed, i tre si illudono di essere in salvo. Purtroppo per loro, non è così. L'intelligenza artificiale esercita una sorveglianza soffusa e totale sulla popolazione, suddivisa in caste. Al vertice regnano i cittadini A, con neurochip impiantati nel cervello, con vite più lunghe e capacità fisiche che li rendono superiori a tutti gli altri. Quando i disastri climatici e la prolungata siccità cominciano a intaccare le risorse alimentari, i cittadini C, rigidamente confinati in città satellite di baracche improvvisate e abbandonati a sé stessi, si ribellano. Mentre le condizioni di vita si fanno sempre più proibitive, Marta, Sara e Miguel si uniscono alla Resistenza e si preparano all'ultimo sforzo... In questo incalzante romanzo di speculative fiction Bruno Arpaia immagina uno dei nostri possibili scenari futuri, del quale già si scorgono le tracce nel presente. Tracce che noi non vediamo o preferiamo non vedere.
Tala, palestinese di Città di Gaza, e Michelle, israeliana di Sderot, vivono a una dozzina di chilometri l’una dall’altra, separate da un muro e da una guerra. I loro mondi non potrebbero essere più distanti. Cresciute per odiarsi, accettano di scriversi grazie a un’idea di Dimitri Krier, giornalista del «Nouvel Obs», che le mette in contatto. Così, dal marzo 2024 fino al luglio 2025, nonostante i pericoli che un semplice scambio di lettere può comportare per entrambe, si scrivono. Nel caos della guerra - sotto il tiro dei razzi, tra il rumore delle sirene - mentre tutt’intorno dominano la sofferenza e il lutto, avviene un incontro autentico. Michelle e Tala non cercano di riconciliarsi, ma condividono le loro verità: le loro lettere parlano della quotidianità, degli studi di diritto, delle loro paure, ma anche dei libri preferiti, dei sogni, dei progetti per l’avvenire. Del dolore. Del desiderio di un futuro diverso. La loro corrispondenza non è soltanto un documento eccezionale. È la prova scritta che, se è possibile un dialogo tra questi due «cuori invincibili», allora è possibile per tutti gli altri. In attesa del momento in cui, per dirla con le parole di Tala, «la finiremo di venerare i morti e di combattere i vivi».