La natura di questo Dizionario delle religioni dell’Africa è notevolmente composita e variegata, dal momento che tratta i fenomeni religiosi, o variamente connessi alla religione, che si sono sviluppati nel continente nel corso della sua millenaria storia. Il territorio africano ha prodotto antichissime civiltà e insieme feconde tradizioni religiose, tanto tenaci da giungere fino ai nostri giorni, come ben ci ricorda il Premio Nobel nigeriano per la letteratura Wole Soyinka. Ma ha anche conosciuto precoci e ripetuti incontri con grandi religioni dell’umanità che sono provenute dall’esterno. Scorrendo dunque le oltre settanta voci di questo volume, organizzate in ordine alfabetico, incontriamo importanti definizioni dedicate alle religioni di origine propriamente africana, di singole popolazioni o gruppi di popolazioni, come i «Bantu», i «Berberi», gli «Igbo», i «Luba», i «Pigmei», fino a «Yoruba» e «Zulu»; grandi e articolati lemmi che trattano globalmente le tradizioni religiose del continente oppure delle sue diverse regioni; e ancora voci che illustrano la presenza e la penetrazione in Africa delle più diffuse religioni monoteistiche come il cristianesimo e l’islam. Accanto a esse, trovano posto definizioni delle principali figure di entità sovrumane e divine che sono oggetto di credenza, senza dimenticare le biografie dei tanti profeti e fondatori di culti millenaristici e di Chiese indipendenti che hanno caratterizzato in modo del tutto peculiare la storia religiosa africana. Infine, il Dizionario si sofferma sulle specifiche modalità di espressione che nel continente hanno assunto fenomeni o concezioni universalmente diffusi nel mondo delle religioni, come «Anima», «Maschere», «Musica», «Stregoneria» o «Teatro», accanto a fenomeni tipicamente ed esclusivamente africani, come i «Culti di afflizione». Nei Dizionari in cui è stata ricomposta l’Enciclopedia diretta da Eliade, secondo un progetto da lui stesso promosso, si possono trovare voci che pur riguardando, in questo caso, l’Africa, sono già presenti in Dizionari tematici come quello del Rito, dei Simboli, delle Concezioni religiose, ecc. Mentre nel presente volume non si trovano voci riguardanti l’ebraismo in Africa perché ben espresse nel volume dedicato specificamente a questa religione. Curate dai principali esperti internazionali delle singole materie, le voci del Dizionario delle religioni dell’Africa sono una indispensabile porta di accesso a un mondo solo apparentemente distante, che merita di essere conosciuto e riconosciuto in tutta la sua ricchezza e varietà.
L’esperienza del sacro, oggetto primario dell’interesse di Julien Ries, si svolge e si definisce attraverso alcuni elementi costanti che la caratterizzano in tutti i tempi e a tutte le latitudini.
Il primo di tali elementi è il simbolo: «il simbolo costituisce una componente essenziale del pensiero umano e della vita dell’uomo. Si situa all’origine della creatività artistica, poetica e letteraria. Svolge un ruolo centrale nell’insieme delle attività umane ed è all’origine della cultura, del suo sviluppo e della sua permanenza».
Stabiliti i punti di riferimento teorici necessari per lo studio del simbolismo religioso attraverso una ricostruzione storiografica e metodologica che vede quali suoi punti di forza le concezioni di Carl Gustav Jung, Gaston Bachelard, Mircea Eliade, Paul Ricoeur, Jacques Vidal e l’attuale antropologia dell’immaginario, Ries ricostruisce in dettaglio l’emergere del pensiero simbolico nella preistoria e presenta le forme che il simbolo ha assunto nelle religioni antiche, in quelle orientali, nell’ebraismo, nel cristianesimo e nell’islam, mostrando come esso abbia sempre svolto un ruolo determinante nelle diverse sfere della cultura umana.
Alla panoramica storica si accompagna la trattazione tematica, con l’analisi di alcuni motivi simbolici che sono descritti e interpretati in tutta la loro ricchezza e pregnanza di significato: il cielo, la figura umana, la montagna sacra, le componenti dell’ambiente, la croce, la luce e, per finire, tutta la costellazione di immagini che ruota intorno a una delle attività religiose tipiche dell’uomo, il pellegrinaggio.
Sotto la penna di Ries prende così forma, in modo via via più nitido, la fisionomia di quell’homo religiosus che, aspirando a porsi in rapporto con la totale alterità del sacro, si configura, in prima istanza, come un homo symbolicus.
La bottega di Raffaello fu la più notevole e complessa impresa artistica di tutto il Cinquecento. Le Logge rappresentano uno degli esiti più alti del genio artistico e organizzativo di Raffaello, certamente il più fortunato per l'immensa eco, a Roma e nel mondo, dal Rinascimento sino al XX secolo, che questo luogo seppe creare. Ciò avvenne in due modi molto differenti che infatti ebbero diversissimi ma egualmente importanti sviluppi. Le cosiddette grottesche, anzitutto, divennero il paradigma imitatissimo dell'omaggio all'Antico: Raffaello era infatti partito dalle decorazioni trovate nelle "grotte" della Domus Aurea, allora di recente scoperta, reinventandole e creando un nuovo modello estetico che si sarebbe diffuso in tutte le ville signorili italiane e poi europee, sino alla replica esatta dell'Hermitage di San Pietroburgo e alla citazione del Campidoglio a Washington. Le Logge si trovano sul lato del Palazzo Apostolico di fronte al cortile di San Damaso e la Piazza di San Pietro: il richiamo all'Antico e alla sua grandezza non poteva trovare una collocazione più significativa. In secondo luogo, il soffitto delle Logge è composto da 15 vorticelle in cui gli artisti di Raffaello hanno magistralmente illustrato scene della Bibbia destinate a divenire modello, diffuso attraverso le incisioni, delle rappresentazioni bibliche offerte ai semplici, ai "poveri", cioè agli illetterati.
I teoremi matematici interessano solo gli scienziati e le aule universitarie? La risposta di questo libro è: no! E infatti chi leggerà queste pagine si troverà a fare un viaggio appassionante nella storia delle teorie matematiche che hanno cambiato il mondo e che interessano chiunque. Spesso è stata l’esigenza umana di risolvere un problema apparentemente impossibile a dare l’impulso alla formulazione di alcuni dei più celebri teoremi matematici. Altre volte la loro scoperta è stata del tutto casuale o accidentale. La matematica, poi, grazie all’aiuto di altre discipline – la filosofia per prima – è stata in grado di dare un ordine al mondo, così come lo conosciamo, fornendo una spiegazione teorica a tutti i fenomeni che ci circondano. Si può quindi comprendere la bellezza con la teoria dei frattali, misurare la distanza di punti irraggiungibili con il teorema di Talete, o, ancora, calcolare in modo esatto il numero delle perdite riportate dopo una battaglia con il teorema cinese dei resti. Tramite questo libro chiunque lo voglia potrà avvicinarsi a teorie che riteneva distanti e astruse, alle curiosità che le riguardano e alle vite di chi le ha rese note.
Quella di Gesù è la crocifissione di un giusto, come avrebbe per primo riconosciuto il centurione sotto il patibolo. Chi ne sia il responsabile, il sinedrio o Pilato o entrambi, è da sempre dibattuto.
Se al primo può ascriversi l’accanimento con cui i suoi membri sostengono la colpevolezza di Gesù per violazione delle norme a protezione della maiestas del popolo romano e del principe, al governatore della Giudea va imputata l’inosservanza di regole basilari del diritto alle quali si sarebbe dovuto attenere.
L’autore lo spiega nel corso di un’indagine seria, appassionante e originale, che ricostruisce una pagina fondamentale della storia soffermandosi su alcuni degli aspetti meno esplorati delle ultime ore della vita di Gesù.
Come pensare e agire per la giustizia sociale nell'epoca dell'intelligenza artificiale e della politica populista? Quali soggetti possono ridare un futuro al desiderio di maggiore uguaglianza? Ancora oggi le questioni sociali sono il punto di equilibrio di un paese che vuole affrontare le sfide epocali, senza che nessuno si perda. Nella realtà leggiamo i segni dei tempi e i segnali positivi: serve lavorare sulle connessioni per realizzare un mondo più giusto. I cattolici, in questo, hanno un compito speciale, quello di ritrovare l'universale per salvare l'umano e rinnovare un patto di convivenza a partire da alcuni punti comuni: ricostruire la comunità, ridare centralità al lavoro (e ai lavoratori) e all'ambiente con un'economia civile e sostenibile, lottare contro la povertà investendo in istruzione e formazione, per insegnare il futuro.
Una lettura nuova e spiazzante di alcune pagine della Bibbia sul giudizio di Dio. Alcune pagine della Bibbia non incontrano lo stesso favore di altre, eppure godono della stessa dignità: sono parola di Dio ispirata. In particolare, quelle che parlano dell'ira di Dio e del suo giudizio sono guardate con sospetto o più semplicemente ignorate. Per sottrarle a questa cultura dello scarto si è voluto passarle in rassegna, scoprendovi una gradita sorpresa: Dio che si arrabbia con l'uomo e lo sottopone al suo giudizio, in realtà, sta mostrando paradossalmente un amore appassionato ed estremo.
Gioele accompagna i piccoli e le loro famiglie tra i luoghi più significativi di Gerusalemme, lì dove Gesù ha trascorso gli ultimi momenti della sua vita terrena.
Il testo contiene spunti di riflessione per i genitori e suggerimenti su come presentare la Parola ai bambini, semplici attività da vivere in famiglia e disegni operativi da realizzare insieme. Nelle pagine centrali simpatici stickers colorati per completare i disegni all'interno del libretto e nello spazio dedicato al Laboratorio le istruzioni per realizzare un simpatico biglietto di Pasqua pop-up.
Perché la filosofia? Cosa cercare in questa disciplina? Quale impatto può sortire sull’esistenza di quante o quanti la praticano? Questo libro affascinante, cesellato, originale, ci immerge nella grande avventura del pensiero filosofico e ne attraversa la storia in modo limpido e avvincente, andando alla ricerca delle sue funzioni principali. Chiarire, liberare, conoscersi, trasmettere, prospettare, trasformare e gioire: ecco le sette operazioni filosofiche che per Chabot sono le più importanti, i sette stadi di quegli strani giochi in cui si confrontano e si rivelano la vita e la teoria.
A dieci anni dal termine del secondo conflitto mondiale, quando le polveri, dopo aver offuscato i cieli, si erano finalmente sedimentate formando uno spesso strato sotto al quale un'intera civiltà cercava di ritrovare trame e orizzonti, gli intellettuali furono chiamati a suggerire cosa di quella civiltà, di quell'Europa minacciata da forze d'ordine economico e politico, era destinato a prosperare, e cosa a perire. Nella discussione intervenne anche Albert Camus, all'incontro organizzato il 28 aprile del 1955 dall'Union Culturelle Gréco-Francaise ad Atene, dal titolo "Il futuro della civiltà europea". Lo sforzo per l'unità, dirà Camus, è un passaggio obbligato, l'unità europea in nome di un pluralismo, di un federalismo ideale e de facto: "La "sovranità" per molto tempo ha messo bastoni a tutte le ruote della storia internazionale. Continuerà a farlo. Le ferite della guerra così recente sono ancora troppo aperte, troppo dolorose perché si possa sperare che le collettività nazionali facciano quello sforzo di cui solo gli individui superiori sono capaci, che consiste nel dominare i propri risentimenti [...]. Bisogna lottare per riuscire a superare gli ostacoli e fare l'Europa, l'Europa finalmente, dove Parigi, Atene, Roma, Berlino saranno i centri nervosi di un impero di mezzo, oserei dire, che in un certo qual modo potrà svolgere il suo ruolo nella storia di domani".
Nel 1953, a pochi mesi dall'uscita nelle sale di "Luci della ribalta" e dalla controversa espulsione di Chaplin dagli USA, Maria Zambrano pubblica i due scritti raccolti in questo volume: "Charlot o dell'istrionismo" e "Il pagliaccio e la filosofia", due brevi omaggi all'arte del clown che danno luogo a una meditazione filosofica profonda sul riso e sulla potenza metaforica del gesto comico. Figura della terra, della povertà e dell'umiliazione, il pagliaccio è a un tempo presenza sottile, capace di sublimare la gravità e l'inerzia della condizione umana attraverso la leggerezza, la gratuità e l'apparente inconsistenza del gesto. Nella piroetta di Charlot o nell'istantanea del pagliaccio che, inseguendo un nulla inafferrabile, fa apparire come per magia la possibilità delle cose, la pensatrice esiliata riconosce un'immagine della libertà del pensiero e la cifra della vocazione poetica della propria filosofia.
Nel percorso esistenziale di Sergio Quinzio, la riflessione ha sempre accompagnato il vissuto, lo ha assunto e dispiegato senza attenuazioni, spingendosi a indagare l'abisso scandaloso della sofferenza. In questa lunga intervista, realizzata nel 1991 dall'amico e "allievo" Leo Lestingi, il teologo ripercorre per la prima e ultima volta le tappe fondamentali della propria vita, rievoca le vicende, gli affetti, gli incontri che più l'hanno segnata. E lo fa con la precisione, il pudore e la profondità che gli sono propri. Il dialogo prende così la forma di un testamento spirituale, che testimonia l'ampiezza della sua ricerca, la continua messa alla prova del pensiero e la disperazione di fronte alla Storia coesistente alla speranza inestinguibile nella Salvezza. Una salvezza "povera", che darebbe finalmente senso a tutto il male del mondo, attesa nella fede in un Dio sensibile alla sofferenza e alla morte. Non onnipotente, ma tenero.