Mese dopo mese una meravigliosa galleria di immagini dedicate agli angeli offre la preziosa opportunità di vivere sotto lo sguardo di protezione degli spiriti celesti.
Per secoli i vangeli apocrifi sono rimasti sepolti sotto il peso dell’oblio, sospettati, censurati, taciuti. Considerati testi marginali, eretici, pericolosi. Eppure, proprio in quelle pagine nascoste pulsa una delle correnti più vive e radicali del cristianesimo delle origini: una spiritualità interiore, luminosa, scomoda, che non chiede obbedienza ma risveglio. Questo libro è un viaggio dentro quella tradizione sommersa. Non un semplice studio storico, né una raccolta di curiosità teologiche, ma un percorso vivo attraverso i grandi vangeli apocrifi - Tommaso, Maria Maddalena, Filippo e Giuda - letti come mappe dell’interiorità, come itinerari di conoscenza del sé, come inviti alla trasformazione. Scritto con uno stile insieme poetico, filosofico e accessibile, questo volume si rivolge a credenti in ricerca, a non credenti inquieti, a studiosi, appassionati di spiritualità, a chi sente che le risposte tradizionali non bastano più, ma non rinuncia alla profondità del mistero. Un percorso verso una fede adulta e consapevole, capace di dialogare con la propria interiorità, di ritrovare nel Vangelo la sua linfa originaria e di restituire centralità all’esperienza spirituale.
Un Rosario per due: questo libro accompagna gli sposi a meditare i misteri di Gesù e di Maria dentro la vita quotidiana della coppia. Ogni decina illumina storie di gioia e prova, ferite e perdono, con passi biblici, immagini vive e consigli concreti per custodire il "noi". Dalle nozze di Cana alle fatiche del Calvario, fino alla Gloria, le pagine mostrano come pregare insieme possa trasformare l’acqua povera dei giorni in vino buono. Un itinerario semplice, pastorale e appassionato, per ricominciare mano nella mano.
Mons. Italo Ruffino offre una ricerca che scava nelle vicende di sette secoli di storia dei Canonici Regolari di sant’Antonio del Viennese.
Egli infatti parte dall’Ospedale di Sant’Antonio di Ranverso (To), descrivendone la fondazione e lo sviluppo, per passare ad esaminare tutti gli Ospizi ospedalieri dell’Alta Val di Susa. Descrive poi la diffusione dell’Ordine ospedaliero di Sant’Antonio di Vienne in Francia, per illustrare in seguito le prime fondazioni ospedaliere Antoniane in Alta Italia. Torna sui Canonici Regolari di Sant’Agostino di Vienne, per passare sull’antico Ospedale di S. Antonio di Roma.
È un panorama molto vasto, che il lettore percorre con estremo interesse, perché l’autore giustifica ogni sua affermazione e descrizione con riferimenti storici tratti da altrettanti innumerevoli documenti. Si giunge all’ultima pagina del volume con una profonda meraviglia per quanto è stato realizzato dalla Chiesa, dagli Ordini Religiosi, da semplici cristiani per venire in aiuto agli ammalati ed ai bisognosi.
Si tocca con mano che la motivazione di fondo di tante benefiche iniziative risiedeva nella profonda fede di chi si privava anche dei propri beni per aiutare quanti soffrivano per malattia o per povertà. Le pagine che l’Autore ha scritto non sono quindi solo uno studio storico, ma rappresentano un invito interiore a seguire l’esempio di chi ci ha preceduto con tanto impegno e con tanta fede concreta.
Italo Ruffino, archivista del Capitolo Metropolitano di Torino. Dopo il servizio di cappellano militare sul fronte occidentale e in Russia (1941-43), ha unito alla cura d’anime (1944-1984) l’insegnamento in più Istituti e la ricerca di storia ospedaliera sulla Precettoria di S. Antonio di Ranverso (Torino) e su tutto l’Ordine Antoniano. Ampliato l’interesse alla storia diocesana e monastica, ora dirige con Marisa Reviglio della Venaria una Collana sull’Abbazia di S. Michele della Chiusa.
Qui presenta ai lettori la raccolta di quanto già pubblicato di storia ospedaliera con l’aggiunta delle prospettive offerte da numerosi documenti e testi sui canonici regolari di S. Antonio.
Per anni, Ana Garriga e Carmen Urbita, ricercatrici alla Brown University, hanno esplorato gli archivi monastici risalenti al XVI e XVII secolo: una congerie di manoscritti, lettere, autobiografie, registri contabili, trattati mistici e racconti di vita rimasti per lo più invisibili alla storia ufficiale, che sono presto diventati oggetto dei loro studi accademici. Intrecciando filologia, storia culturale e studi di genere, dalle loro ricerche è emersa una storia del Barocco diversa, inedita e tutta al femminile. Nei conventi retti da donne, infatti, le monache avevano sviluppato un complesso intreccio sociale, in cui c'era spazio per il lavoro e la creatività, la moda e la fama, l'amicizia e l'amore, la politica e l'economia, e uno stile di vita che offriva soluzioni innovative alle difficoltà della vita quotidiana. In questo testo erudito e ricco di umorismo, lo spazio conventuale raccontato dalle due appassionate ricercatrici spagnole non è solo un contesto religioso: è una comunità, un luogo simbolico ed esistenziale, dove si sperimentavano modi alternativi di vivere, amare, lavorare, relazionarsi, amministrare, resistere. E queste esperienze - amorose, intellettuali, spirituali, economiche - possono ancora servire da guida per la crisi che attraversa la nostra epoca ansiogena e iperconnessa e che investe il lavoro, gli affetti e le relazioni. Grazie al lavoro di Garriga e Urbita abbiamo così accesso ai suggerimenti di Teresa d'Avila per il buon governo economico e ai trucchi di Maria di Gesù di Ágreda per essere in più posti contemporaneamente; e possiamo metterci in ascolto dell'audacia con cui Anna di Gesù e Beatriz de la Concepción hanno sostenuto un amore contro tutto e tutti, o della rabbia manifestata da sor Juana Inés de la Cruz, secoli prima del #MeToo, contro le molestie di un confessore. Una guida per superare le difficoltà del presente, colta e ricca di umorismo, in cui vengono raccolti i consigli delle religiose più affascinanti della Storia.
«Per ora vorrei solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e città, tante nazioni a volte sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data, non ha potere di nuocere se non in quanto viene tollerato e non potrebbe far male ad alcuno, se non nel caso che si preferisca sopportarlo anziché contraddirlo» (Étienne de La Boétie). Il Discorso sulla servitù volontaria, scritto verso la metà del Cinquecento da Étienne de La Boétie, un giovane amico di Montaigne, non è un trattato sulla ragion di Stato e neppure uno dei tanti pamphlet sulla politica o contro la politica, che in quell’epoca di violenti contrasti di potere animavano le prime discussioni sulle origini, il significato e il destino della convivenza civile. Al di là delle polemiche fra aristotelici e machiavellici, La Boétie pone una questione radicale che si può ben dire è rimasta ancora oggi del tutto aperta: perché gli uomini accettano normalmente di vivere nella servitù e nell’obbedienza a un potente, così da far apparire eccezionale la ricerca della libertà? Qual è il meccanismo segreto che opera questo strano rovesciamento: si desidera essere sottomessi e si rifiuta l’espressione libera e felice della propria umanità? Questo testo, riscoperto periodicamente nei momenti rivoluzionari della storia occidentale, ci appare oggi, in un tempo così affannato nella ricerca dell’equazione potere-libertà, come il tentativo appassionato e affascinante di rifiutare la terribile e pesante finzione di quel gioco delle parti servo-padrone per affermare la semplice e felice coscienza della propria originaria libertà.
Vi è un filo rosso che collega le tante riflessioni di questo libro di Achille Occhetto: la convinzione che valori come libertà ed eguaglianza, fondamentali per l’umana convivenza, sono inscindibili dalla democrazia, e che le concrete vicende della politica condizionano la qualità della nostra vita e richiedono il nostro impegno. Occhetto si impegna così in un’articolata riflessione sui maggiori temi che toccano il nostro vivere. Nel suo scritto si avverte spesso la passione di chi ha a lungo praticato la politica in posizioni di grande responsabilità, vivendone momenti di grande cambiamento, ma si avverte anche la lucida analisi dell’intellettuale che degli avvenimenti coglie gli aspetti più ricorrenti e universali. Non mancano acute osservazioni sui processi in atto in questi anni: vecchi e nuovi autoritarismi; la nascita del populismo in parallelo alla contemporanea caduta della partecipazione alla politica; il crescente ruolo delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale; il mutato valore del lavoro; la crisi ecologica. A questi temi si aggiungono quelli relativi ai conflitti in Ucraina e Palestina, e alla sfida che le minacciose politiche di Trump portano all’Europa e all’alleanza atlantica. Il lavoro di Occhetto è in conclusione un’accorata riflessione sulle condizioni del nostro vivere civile e sul ruolo che una "buona politica" può avere per migliorarle, nonché un invito a ripensare i concetti stessi di sinistra e democrazia, dal momento che, come lui stesso afferma, «l’elezione di Trump e il suo discorso d’insediamento hanno non solo segnato uno spartiacque storico nella natura della democrazia americana ma avviato un vero e proprio tsunami nelle democrazie di tutto il mondo», che non può essere affrontato rimanendo fermi sugli spalti della mera difesa della liberaldemocrazia. In un’epoca in cui alla barbarie di fanatismi teocratici o di soffocanti autocrazie sembrano contrapporsi, nelle democrazie liberali, solo leader motivati da tornaconto personale o portatori di divisioni, questo libro di Occhetto mostra l’importanza che la cultura e i grandi valori alla radice della civiltà occidentale hanno ancora per la salute delle nostre società.
Gli anni della Corsia dei Servi coincidevano con i primi anni di pace e i primi esperimenti di una vita civile e religiosa nella libertà: le figure del conflitto, i morti uccisi per strada, le vendette politiche e le giustizie affrettate, pur presenti e tragiche, erano vissuti come in lontananza, rispetto ad un presente che appariva illuminato da una speranza quotidiana nel fare e nel vivere. Padre Davide e padre Camillo erano fratelli maggiori. Convivevano con le nostre incertezze ma sembravano fruire di una grazia speciale, forse quella che il catechismo indicava come frutto dei sacramenti: erano liberi, molto più liberi di noi, era questo forse il segno visibile di quella grazia. Avevano partecipato alla guerra dalla parte che ritenevamo giusta; erano stati e rimanevano antifascisti, ed il loro antifascismo sembrava accordarsi perfettamente con il loro cristianesimo, sembrava anzi in qualche modo dipenderne. La Corsia dei Servi è stata la loro opera, e questo libro ne traccia la storia con grande intelligenza. (dalla Premessa di Michele Ranchetti)
Per anni si è creduto che la fine dei grandi conflitti del Novecento avesse inaugurato un’epoca di pace stabile e prevedibile. Ma quella promessa si è rivelata fragile. I conflitti non sono scomparsi: si sono trasformati, diventando meno visibili e difficili da incasellare nelle forme classiche della guerra. Oggi il confronto tra Stati si gioca soprattutto sul terreno dell’informazione, dell’economia e della tecnologia: campagne di disinformazione, cyberattacchi, droni, sanzioni finanziarie sostituiscono l’uso diretto della forza militare. Emanuel Pietrobon analizza questo mutamento, mostrando come la guerra sia tornata a segnare profondamente gli equilibri internazionali. Le guerre ibride ne rappresentano l’espressione più compiuta: strategie capaci di trasformare le crisi interne in armi di pressione geopolitica. Un libro indispensabile per comprendere come si combattono i conflitti del presente e come difendersi. Prefazione di Salvatore Santangelo.
Come governare per garantire il bene comune in un mondo che spinge verso l’uniformità e l’accentramento dell’esercizio del potere? La risposta si trova nel governo sussidiario. Opponendosi all’autocrazia e alla dittatura, il principio di sussidiarietà promuove un modello poliarchico che non solo tutela l’autonomia delle singole componenti, ma assicura anche il vero decentramento e la ripartizione delle competenze in ogni livello decisionale. È il principio che, di fronte alla globalizzazione, permette l’unità delle differenze, creando una società multipolare e multiculturale. Il volume esplora il pregio di questo modello, evidenziandone la cruciale applicazione nelle diocesi e negli istituti religiosi. Il testo offre strumenti e riflessioni per un buon esercizio della potestà dei responsabili, specialmente nell’amministrazione dei beni temporali per un’efficiente perequazione finanziaria. Un saggio fondamentale per comprendere come un’equa ripartizione dell’esercizio del potere e delle risorse sia la chiave per un governo efficace nelle comunità.