Tommaso d'Aquino (1225-1274) gioca un ruolo fondamentale nella storia del pensiero filosofico e teologico occidentale. Nel 750° anniversario della sua morte, il presente volume intende mettere in luce l'assoluta originalità della riflessione di Tommaso, rivolgendo lo sguardo alla sua concezione dell'essere, cioè alla sua ontologia, che egli costruisce sulla base della rivelazione di Cristo. Per fare ciò, il volume esplora l'ontologia di Tommaso secondo tre direzioni principali: il significato, cioè la capacità da parte di Tommaso di rielaborare e rinnovare l'ontologia classica; le fonti, ossia gli autori e i testi a partire dai quali egli formula la sua visione dell'essere; l'eredità, appunto la ricezione dell'ontologia tommasiana nella storia della filosofia e della teologia, attraverso la rassegna di alcuni fra i casi più rappresentativi. Testi di: Ariberto Acerbi, Antonio Bergamo, Tommaso Bertolasi, Lorena Catuogno, Piero Coda, Renato de Filippis, Vincenzo Di Pilato, Massimo Donà, Riccardo Ferri, Daniele Iezzi, Mauro Mantovani, Giulio Maspero, Enrico Moro, Davide Penna, Riccardo Saccenti, Anna Sarmenghi, Catalina Vial, Ilaria Vigorelli.
Con la lettura delle Esposizioni sui Salmi di Sant'Agostino tocchiamo con mano uno di più affascinanti e avvincenti geni dell'evangelizzazione popolare. Ovviamente, nulla di dispregiativo in quel "popolare". In Agostino il termine fa riferimento al popolo, nella sua accezione più ampia: dai contadini, ai pescatori, ai pastori, ai commercianti, agli artigiani, ai più dotti, nessuno escluso. Qual era l'obiettivo di Agostino nell'esporre i Salmi al suo pubblico? Quello di far entrare i fedeli a contatto con il mistero nascosto sotto i segni sacramentali delle parole salmodiche, cioè con il suo Verbo vivo, capace di nutrire spiritualmente l'animo umano, dopo averlo ruminato adeguatamente nel silenzio meditativo, contemplante e adorante. Agostino in tal modo ha compiuto un'impresa di audace evangelizzazione in profondità. E a lui in gran parte è riuscita. Per Agostino i Salmi non erano una preghiera qualunque, ma quella preghiera che Dio stesso ha ispirato per dare all'uomo la possibilità di lodarlo più adeguatamente. La sua camera era tappezzata dei 150 Salmi. Ha chiuso per sempre gli occhi sui Salmi, dopo averli a lungo contemplati, assimilati, vissuti. Ci viene da dire che Agostino nelle Esposizioni sui Salmi, come pure nei Discorsi, va preso come omileta esemplare. Ideale. Eccezione fatta per la lunghezza dell'intervento, che poteva durare anche fino a più di due ore. Oggi insopportabili. A meno che Dio non abbia a farci dono di un nuovo Agostino.
Una iniziazione alle vie della preghiera: della preghiera personale e, soprattutto, della preghiera liturgica, ecclesiale. Una iniziazione alla verità perché la preghiera - e il suo vertice, l'eucaristia - è il luogo epifanico della verità: Dio si rivela in tutta la luce della sua gloria, e cioè del suo amore e l'uomo, in tutta la sua notte, e cioè in tutta la sua indigenza di amore, non si nasconde. Dio e l'uomo si incontrano nella verità. Non è lo storico della preghiera e della liturgia a parlare in questo libro. Ma l'uomo di fede - lo avverti in ogni pagina -. Un uomo che prega, che abita incessantemente la preghiera. Un uomo che partecipa regolarmente e appassionatamente al culto della Chiesa, che lo vive con tutto il suo essere. Che lo vive estasiato. E che quindi può iniziarti, da teologo - «è teologo chi prega», ci ricorda Evagrio - al suo mistero. Solo chi ha "patito" le cose divine può diventare guida al mistero, mistagogo. Evdokimov ti prende dunque per mano e piano piano ti conduce - anche con l'apparato storico e patristico delle sue conoscenze - nella fornace di fuoco dell'eucaristia. Lì dove fai esperienza del Regno che è già venuto, che sempre viene e che verrà.
«1873, 1883, 2023»: tre date sono all'origine della presente edizione di materiali che aiutano a fare il punto sugli studi relativi alla Didaché e ad offrire elementi per continuare nel cammino di approfondimento di questo singolare documento. L'anno 2023 è stato e permane come richiamo per i 150 anni dalla scoperta del codice greco, e 140 dalla prima edizione ad opera di Philotheos Bryennios. A partire dall'anno successivo - il 1884 - fino agli inizi del terzo millennio, la Didaché è stata oggetto di una serie infinita di studi - come si può vedere nell'amplissima Bibliografia che racchiude ben 503 schede -, sorretti da varie edizioni, cui merita farvi riferimento per cogliere le innumerevoli attenzioni che il testo ha suscitato. Se la Introduzione invita ad una conoscenza diretta del documento attraverso i percorsi che numerosi Autori hanno già realizzato, il lettore può osservare il testo latino secondo l'edizione del Funk, e soprattutto valorizzarne il linguaggio attraverso i risultati della Concordanza verbale. Il mare magnum della bibliografia è un indicatore significativo dell'attenzione che il documento ha suscitato e sicuramente potrà ancora suscitare qualora possano emergere da qualche biblioteca altri testimoni della Didaché. L'amplissima serie di schede se da una parte certifica il lavoro svolto, dall'altra può costituire un invito a proseguire nello studio sia a livello terminologico che tematico, magari in dialogo con documenti pressoché coevi o appena successivi. Sarà un modo per cogliere lo sviluppo di una traditio che fa parte della vita e della vitalità della Chiesa. La presente pubblicazione intende offrire uno strumento di ricerca e di approfondimento. Si tratta di due aspetti che l'ampia bibliografia - e l'insieme della concordanza - intendono facilitare e stimolare. Lo scorrere gli innumerevoli titoli permette di cogliere la multiforme varietà di studi: quelli realizzati indicano quanto vasto sia l'orizzonte di ricerca anche in un breve documento come la Didaché; ma indicano pure prospettive che possono ulteriormente essere sviluppate. Con la concordanza si offre l'opportunità di lavorare sulla terminologia: essa costituisce la chiave per approfondire un determinato aspetto legato ad una parola o ad una espressione, ma invita pure a cogliere il fondamento biblico e i risvolti che un determinato termine può offrire in ordine allo sviluppo di concetti teologici o alla comprensione relativa all'organizzazione della Comunità e delle sue celebrazioni. Uno sviluppo che le pagine introduttive hanno cercato di tracciare avvalendosi di quanto prodotto nell'arco di un secolo e mezzo!
Una ricchezza di argomenti che fa del commento, oltre che un ritratto a tinte vivaci di Paolo, una delle migliori esposizioni del pensiero paolino.
Riflessioni raccolte durante l'insegnamento del catechismo o in chiesa, semplici frasi, confidenze a parrocchiani, coadiutori, pellegrini che hanno incontrato Giovanni Maria Vianney, il Curato d'Ars. Un prete sconcertante e straordinario, del quale il suo vescovo diceva: «Io non so se sia istruito, ma quello che so bene è che lo Spirito Santo si prende cura di illuminarlo».
Le quattro lettere dogmatiche che il katholikos armeno Nerses Snorhali (XII sec.) inviò all'imperatore bizantino Manuele Comneno sono la migliore sintesi della cristologia armena. Si segnalano anche come un programma ecumenico ante litteram per l'unità dei cristiani: anticipano di molti secoli le acquisizioni del movimento ecumenico del XX secolo e le prospettive del Concilio Vaticano II sull'unità dei cristiani. Per alcuni aspetti, le intuizioni del patriarca armeno rimangono una profezia che attende ancora di essere compiuta. Il volume propone per la prima volta una traduzione italiana delle lettere, corredata da un apparato di note che aiuta il lettore a orientarsi nelle complesse questioni della cristologia armena e del dibattito teologico tra calcedonesi e non calcedonesi. Testo critico di Azat Bozoyan. Introduzione, Traduzione e Note di Riccardo Pane. Prima edizione mondiale con testo critico e traduzione in lingua moderna.
Il volume affronta uno dei drammi più attuali della vita spirituale, il contrasto tra apparenza e verità, attraverso le figure di Bucharev e Rasputin. L’archimandrita Teodoro Bucharev è stato uno dei più importanti teologi russi dell’Ottocento; Grigorij Rasputin è stato un religioso e mistico, consigliere privato dei Romanov e figura molto influente su Nicola II di Russia nei primi anni del Novecento. Seguendo i percorsi di questi due personaggi, vengono presentati due modi opposti di vivere il monachesimo e, più in profondità, la stessa esistenza cristiana. Da una parte, il monachesimo interiore, nascosto e autentico; dall’altra, una religiosità esteriore, carismatica ma priva di vera trasformazione del cuore. Sullo sfondo, la tradizione del monachesimo russo e i suoi elementi fondamentali aiutano a comprendere il contesto storico e spirituale. Il libro invita il lettore a riscoprire il discernimento e a scegliere la verità davanti a Dio, oltre ogni maschera.
Lettura e commento di "A Diogneto" (II secolo d.C.) uno dei testi più antichi ed enigmatici della tradizione cristiana che ha molto da suggerire ai cristiani del nostro tempo.
Pronunciate a Parigi nel 1273, le Collationes in Hexaëmeron di Bonaventura si collocano in un contesto universitario in cui le nuove ermeneutiche aristoteliche avevano depennato l’esemplarismo dall’orizzonte filosofico, marcando, in tal modo, un’irrimediabile dicotomia tra Dio e il mondo, molto pericolosa pure sul piano dottrinale. A fronte di un tale rifiuto, Bonaventura riafferma con forza la centralità dell’esemplarismo mediante il quale si può rileggere, e interpretare in modo corretto, il rapporto tra la Trinità e la creazione, tra la Trinità e il decursus mundi, tra la Trinità e le varie gerarchie. Benché il mistero del Dio trino e uno sia presentato con differenti strumenti teologici che vanno dalle processioni intradivine alla circumincessione, l’esemplarismo permane quel filo rosso che rende ragione del rispecchiarsi del mistero di Dio in ognuna di queste realtà, siano esse la creazione, la storia o i vari ordinamenti gerarchici, diventando così quel legame imprescindibile che congiunge la Trinità con il mondo.
Nell’anno 1938 uno dei più grandi teologi del XX secolo, Hans Urs von Balthasar, allora trentetreenne, pubblicava quest’opera che intitolava "Spirito e fuoco". Dalla sterminata opera letteraria di Origene aveva tratto un’antologia ragionata divisa per temi, così da poter cogliere nella sua completezza il pensiero del grande scrittore del III secolo. Nel 1952 von Balthasar ne pubblica una seconda edizione ampliata che tiene conto di alcune opere di Origene che al momento della prima edizione erano ancora sconosciute. Nella collana Studia Ephemeridis Augustinianum viene ora proposta una nuova edizione italiana: la traduzione è stata interamente rifatta da Elisa Zocchi e si basa questa volta sulla seconda edizione tedesca, senza operare alcun taglio. Impreziosisce la pubblicazione un’ampia introduzione di Marco Rizzi, uno dei massimi esperti attuali di Origene.