Dio riveste Adamo ed Eva dopo il peccato con tuniche di pelli. Gesù viene spogliato sulla croce dalla sua tunica di lino. Una "vestizione" e una "spogliazione" aprono e chiudono il percorso della storia della salvezza biblica. Anne Lécu, che con la vergogna, la spogliazione e le ferite di corpi e spiriti ha a che fare quotidianamente con il suo lavoro di medico e consacrata nelle carceri, ci invita a compiere con lei un cammino straordinario, alla ricerca del "senso dell’abito" lungo la storia biblica. Ne viene, come lei stessa dice, una «ricerca in forma di inchiesta... a un tempo seria e allegra, perché è come un vagabondaggio nel paese delle tuniche, quelle di pelle e quelle di lino, dunque una ricerca molto tattile, dove si incontrano dei tessuti ma anche dei pudori, la nudità, la vergogna, la pelle dell’uomo e i vestiti che la ricoprono. Lettore, non essere sorpreso per il vagabondaggio di queste pagine. Lasciando in ogni posto un sassolino bianco, alla fine ritroveremo il cammino fatto». Un cammino, che è quello di Dio stesso, «tanto appassionato di noi che... davanti a lui siamo tutti innocenti».
Il testo, rimasto anonimo fino al 1946 - anno in cui Romana Guarnieri ne identificò l'autrice nella beghina Margherita Porete - è vicino, per tensione spirituale, al pensiero del coevo Meister Eckhart, all'origine della mistica speculativa. Introdotto da tre saggi sugli aspetti storici, estetico-letterari e filosofico-teologici, il testo consiglia a coloro che già hanno messo in pratica i precetti evangelici di limitarsi a praticare soltanto quello dell'amore, diventando in tal modo pienamente liberi (ma non libertini!) e sperimentando la perfetta gioia dello spirito che nasce dalla sequela amorosa del Signore. Questa tesi, in sé perfettamente ortodossa, venne fraintesa e portò la sua autrice al rogo. La versione italiana è accompagnata, a fronte, dal testo medio francese (Quattrocento).
L’incontro tra l’uomo e Dio, nella sua dimensione mistica, non è mai un evento pacifico: è uno shock che trasforma, un’esperienza che trascende il linguaggio e costringe a ricorrere al simbolo. In questo volume Mario Fedele Collu esplora il Diario spirituale di san Paolo della Croce, testo unico e prezioso, nato durante il ritiro di Castellazzo del 1720, per mettere in luce la "dialettica uomo-Dio" che attraversa la vita e la spiritualità del fondatore dei Passionisti. Grazie anche a una lettura simbolica delle pagine di Paolo Danei, l’autore individua quattro archetipi — verticalità, interiorità, cammino, circolarità — che rivelano la profondità dell’esperienza mistica paolina. Ne emergono pagine di intensa spiritualità, in cui la desolazione diventa luogo di fecondità, la mistica sponsale illumina la relazione con Cristo, la presenza materna di Maria accompagna il cammino interiore e il desiderio di povertà e martirio si trasforma in partecipazione al mistero pasquale. Un’opera che non solo restituisce la voce autentica di Paolo della Croce a 250 anni dalla morte, ma invita il lettore di oggi a confrontarsi con il cuore vivo del cristianesimo: l’incontro con il Crocifisso e la forza trasfigurante della sua Passione.
Questo libro si distingue per la sua capacità di restituire la figura di don Oreste Benzi in tutta la sua vitalità, attraverso un dialogo vivido e personale che ne fa emergere l'umanità, il carisma e la forza profetica. Il testo, scritto con uno stile diretto e coinvolgente, accompagna il lettore in un viaggio intimo traricordi, aneddoti e riflessioni, offrendo uno sguardo autentico sulla vita del sacerdote dalla "tonaca lisa" che ha saputo rivoluzionare il concetto di accoglienza e giustizia sociale. Attraversoepisodi inediti e testimonianze dirette, il libro diventa non solo un racconto biografico, ma anche unprezioso strumento di riflessione sui temi dell'inclusione, della fede vissuta e dell'impegno civile. Pensato per un pubblico ampio e trasversale - dagli operatori pastorali agli educatori, dai ricercatori spirituali agli appassionati di storie di vita vera - questo volume si propone come una lettura capace di ispirare, interrogare e lasciare il segno.
Prima o poi, tutti ci chiediamo cosa ci sia dopo questa vita. E' una domanda naturale, che nasce dagli affetti, dal dolore per chi non c'è più, dai momenti in cui il cuore cerca un perché più grande. Questo libro prova a rispondere senza formule difficili, ma attraverso indizi semplici e profondi: racconti, esperienze, riflessioni che parlano sia alla ragione che alla fede. La prima parte osserva e ragiona. La seconda apre lo sguardo alla speranza attraverso la fede. In un tempo frenetico e smemorato, pensare all'aldilà non ci allontana dalla vita: ce la restituisce più ricca, più intensa, più vera. Perché la morte non è un tramonto, ma un'aurora e ci aiuta ad amare di più la vita di adesso.
In questa raccolta di messaggi, ricevuti dal mistico friulano "operaio dalla vigna del Signore", Maria SS. introduce le anime alla conoscenza del Divino Volere. Il volume contiene i messaggi ricevuti nel 2016 e nel 2017.
Questo libro cerca di amplificare la voce di un Angelo ascoltata in sogno da un giovane discendente del Re Davide. Per Giuseppe, figlio di Giacobbe - come per Francesco di Pietro di Bernardone o per Giovanni Bosco e vari altri - obbedire a quel sogno ha significato entrare nella grandezza e divenire affidatari di una storia meravigliosa. Prendendo come esempio il papà terreno di Gesù, il volume propone un cammino per apprendere a non sprecare la bellezza, per aprirsi ad accogliere la grazia, per custodire ciò che è prezioso e nutrire ciò che salva. Alla scuola di un uomo tanto solido quanto umile, tanto forte quanto docile, possiamo imparare l'arte della custodia della vita, quella altrui e quella propria, quella naturale come quella dello Spirito. Egli è quel padre che manca a questa generazione e che dobbiamo riscoprire e ridiventare. Un percorso utile a chiunque, uomo o donna, voglia apprendere l'arte di accogliere e vivere le cose grandi che gli sono riservate.
Gli autori insegnano la recita di un nuovo rosario: "il rosario della liberazione". Recitando con fede questo rosario, basato sulla parola di Dio, si ottengono grazie straordinarie, guarigioni incredibili. Se lo preghi vedrai la gloria di Dio!
La guarigione dell'albero genealogico o intergenerazionale è una opportunità offerta ai cristiani per riconoscere e guarire le influenze familiari che ci vengono dal passato e che hanno ripercussioni anche nel futuro. La guarigione intergenerazionale ci induce a pensare alla possibilità che le azioni e gli avvenimenti negativi dei nostri antenati possano, in qualche modo, introdursi nella nostra trasmissione genetica e causare sofferenza nelle generazioni future. Compito della guarigione intergenerazionale è interrompere la connessione esistente con le origini dolorose. Consiglio al lettore di porsi serenamente davanti al Signore chiedendo di rivelare la Sua verità circa la guarigione intergenerazionale.
Ci sono poi le maledizioni generazionali. [...] Si sciolgono attraverso l'Eucaristia, le celebrazioni eucaristiche. Le Messe di guarigione genealogica sono Messe in suffragio delle anime degli antenati. Questo atto di carità verso i nostri antenati giova molto a noi e rientra nel mistero di solidarietà. Perché la celebrazione eucaristica ha una forza potente di scioglimento delle maledizioni, sia generazionali, sia locali, sia anche personali.
Padre Francesco BAMONTE (esorcista):
L'eredità medianica: Come c’è tra i fedeli una comunione alle cose sante, ai beni spirituali e una comunicazione del bene gli uni agli altri, allo stesso modo ci sarebbe una partecipazione, quasi una ripercussione, dei danni spirituali degli uni agli altri, particolarmente di quelli a cui eravamo legati più strettamente nel nostro albero genealogico, come genitori, nonni, bisnonni, zii, ecc.; per cui, anche se non siamo responsabili dei loro peccati, è bene chiedere perdono a Dio, oltre che dei nostri, anche dei loro peccati, e pregare perché essi e noi abbiamo “pace in Dio” e perché ogni influsso negativo del passato che permane nel presente sia annullato, dal momento che i peccati del passato permangono come tentazione nell’oggi. […]
Il dono della fedeltà e la gioia della perseveranza. Manete in dilectione mea.
L' intento di questo nuovo documento è di «elaborare e proporre alcune indicazioni o linee di intervento preventivo e di accompagnamento» (n. 3). Contestualmente, di fornire agli interessati le normative codiciali e della prassi dicasteriale in ordine alle regole da rispettare in tali frangenti.
Su un tema così delicato come la decisione di uscire dalla vita consacrata sono necessari sia uno sguardo attento come un ascolto sincero. Il discernimento dell’interessato, dell’accompagnatore e delle comunità diventa l’invito più insistito. «Prospettare il momento dell’uscita come percorso di accompagnamento vocazionale vuol dire lavorare assieme per un discernimento che continua ad avere senso anche e soprattutto nei momenti più delicati e importanti della vita, in una prospettiva di inclusione, nel rispetto delle diversità delle scelte del fratello e della sorella» (n. 46).
Liberamente si è entrati e liberamente si può uscire, ma la serietà e coerenza vale nell’un senso come nell’altro, vale per il singolo e per la famiglia religiosa. E le regole, come la giusta pretesa del popolo di Dio, ce lo ricordano. Non si può accettare acriticamente l’assenso «del tutto empatico e comprensivo (del nostro contesto sociale) nei confronti di persone che rompono legami di vita assunti in forma irrevocabile» (n. 57).
«Oggi di fronte al venir meno della perseveranza di tanti fratelli e sorelle che con generosità avevano intrapreso la via della sequela, possiamo diventare giudici severi, mettendo in rilievo difetti e fragilità che non sono stati affrontati nella maniera giusta, per cause personali, istituzionali o di responsabilità collettive. Chi abbandona deve porsi serie domande sul perché sia venuta meno la propria scelta vocazionale, e chi resta, sulla coerenza del suo rimanere e su eventuali implicazioni nelle cause di allontanamento e raffreddamento della perseveranza di chi se n’è andato. Siamo tutti reciprocamente responsabili e custodi dei nostri fratelli e sorelle, specie di quelli più deboli, perché siano “radunati in Cristo come una sola peculiare famiglia” e i legami di fraternità devono essere coltivati con lealtà in modo da creare per tutti un aiuto reciproco nel realizzare la vocazione propria di ciascuno» (n. 99).
Questo libro si propone di insegnare a pregare per le persone che in qualche modo sono legar a noi tramite vincoli familiari o affettivi o con semplici legami di amicizia e con i quali è difficile relazionarsi come ad esempio: bambini ribelli, iperattivi, tossicodipendenti, alcolisti, persone autistiche, persone affette da malattie terminali, autoimmuni o incurabili, perone in coma, malati mentali o persone che hanno bisogno di conversione. Si può pregare per coloro che sono vicini o lontani, non importa la distanza.
Un evento editoriale: l'edizione integrale, arricchita da un esauriente commento, del celebre diario di Etty Hillesum.