La mediazione è da sempre presente nelle relazioni umane come tentativo di sanare controversie che rischiano di non arrivare a una soluzione. E da qualche tempo ha avuto anche un riconoscimento istituzionale, assumendo un ruolo ‘professionale’ all’interno della società. Il che è molto importante, visto il sovraccarico degli iter giudiziari e la necessità di pace e di nuove forme di convivenza geopolitica. A individuare la specificità della mediazione, si dedica qui François Jullien, partendo dall’idea che lo ha reso uno dei più conosciuti filosofi e sinologi del nostro tempo, e cioè che occorra decostruire il modo di pensare occidentale basato sulle contrapposizioni - essere/ non essere, giusto/ingiusto, io/altro - aprendo un cantiere teorico che accolga spunti dal pensiero cinese, dal suo modo di guardare alla realtà «di sbieco», cercando un «tra» che sorpassi la frontalità agonistica. Ecco allora che il mediatore, a differenza del giudice che stabilisce la ragione e il torto valutando dall’esterno, guarda piuttosto alle potenzialità della situazione, individuando i fili da seguire senza un progetto già stabilito, per aprire varchi accettabili da entrambe le parti. Sollecitare senza mai forzare, non seguire una procedura fissa ma un processo vivo che rimetta in movimento una situazione bloccata, abbandonare il compromesso che porta solo a una non-sconfitta, per un «compossibile» che apra a una viabilità futura. Questo è il lavoro della mediazione alla luce degli insegnamenti del tao. Questa è la strada, spesso nascosta e silenziosa, del mediatore che alla fine può davvero sciogliere i nodi più stretti e sbloccare cammini di vita nuovi, e persino inauditi.
Google, X, Facebook, Amazon: la nostra vita quotidiana passa tutta attraverso queste piattaforme digitali. Ma il loro potere non si ferma a questo. Negli ultimi anni si è sviluppata una mutua dipendenza tra Stato e Big Tech fondata sull’evoluzione del complesso militar-digitale USA capace di sviluppare armi autonome, condurre vere e proprie azioni militari e usare l’intelligenza artificiale per l’intelligence. Siamo di fronte a un nuovo ‘imperialismo digitale’ in cui lo Stato garantisce l’accesso ai dati prodotti dalla collettività e tutela la penetrazione delle piattaforme nei mercati esteri. Non è un caso che esistano delle ‘porte girevoli’ che vedono le stesse persone passare dai vertici delle piattaforme a quelli militari e viceversa. Quanto sta avvenendo negli USA trova conferma in Cina, dove troviamo la stessa relazione tra le Big Tech locali e il Partito comunista. Questo ‘imperialismo digitale’, dunque, non è solo foriero di squilibri economico-sociali ma è alla base delle tensioni tra i poli che si contendono l’egemonia globale.
Siamo nel luglio del 1925. Giovanni Amendola è in viaggio verso Pistoia da Montecatini, che ha dovuto lasciare perché una folla di camicie nere ha posto sotto assedio il suo albergo. Per Amendola, questi attacchi non sono una novità. Ha già subito nel 1923 un pestaggio a Roma, dove ora è il leader principale dell’Aventino, la coalizione dei deputati antifascisti sorta dopo il delitto Matteotti. Improvvisamente, a una svolta, l’auto è costretta a fermarsi e Amendola viene assalito dai fascisti che, dopo avergli garantito l’incolumità, avevano preparato l’agguato. Lo picchiano brutalmente a colpi di bastone. Le ferite sono gravi e lo condurranno alla morte pochi mesi dopo, nell’aprile del 1926. A cento anni dalla scomparsa, Antonio Carioti parte da questo drammatico episodio per ricostruire la biografia del più acuto e coraggioso oppositore liberal-democratico del Duce. Autodidatta di origini modeste, Amendola si afferma ai primi del Novecento nell’ambiente delle riviste fiorentine, per poi passare al "Corriere della Sera" di Luigi Albertini. Eletto deputato nel 1919, figlio del Mezzogiorno di cui reclama il riscatto, è uno spirito religioso, animato da una fede profonda nella libertà. Ostile al fascismo e al comunismo, si batte per trasformare l’Italia in una democrazia moderna e capisce in anticipo su molti altri il pericolo costituito dal sorgere di un partito armato agli ordini di Mussolini. Denuncia per primo nel 1923 lo «spirito totalitario» del regime nascente e avanza la proposta di creare una Corte costituzionale per tutelare le regole del gioco dagli abusi del potere. Un nemico troppo pericoloso perché il fascismo potesse tollerarlo.
Gli eventi recenti nella Striscia di Gaza hanno riacceso l’interesse del pubblico verso una comprensione più profonda delle radici storiche del conflitto israelo-palestinese. Le mobilità forzate - dall’esilio della maggioranza dei palestinesi nel 1948 alle espulsioni del 1967, fino ai trasferimenti che si sono susseguiti nei decenni successivi - rappresentano un elemento imprescindibile della storia di quest’area. Questo libro ricostruisce la storia dei rifugiati palestinesi utilizzando fonti documentarie inedite e immagini provenienti da archivi disseminati in tutto il mondo. E lo fa coprendo un arco temporale straordinariamente ampio, che parte dalle migrazioni all’interno dell’impero ottomano nel XIX secolo fino ad arrivare agli sviluppi più recenti, passando attraverso i momenti cruciali delle espulsioni nel 1948 e dell’occupazione nel 1967. Una prospettiva di lungo periodo che permette di comprendere continuità e rotture storiche spesso ignorate dalla cronaca contemporanea, offrendo chiavi di lettura originali per interpretare il presente. Le vicende dei rifugiati palestinesi, infatti, investono anche il modo con cui viene ricostruito e narrato il conflitto arabo-israeliano. I palestinesi non sono stati privati soltanto di case, comunità e territori: da esuli e rifugiati, sono state anche negate la loro soggettività e l’identità, presentati come vittime e mai protagonisti. Una storia mai raccontata, oggi più necessaria che mai.
I diritti non sono più uguali per tutti. I doveri sono in carico solo a chi non può eluderli. Si diffonde l’idea che i vincenti del capitalismo siano ‘uomini diversi’, superiori, a cui i più deboli si devono affidare per essere meglio governati e protetti, secondo una logica feudale. Il mondo nuovo cui siamo approdati somiglia sempre di più a quello dell’ancien régime.
Il libro espone in modo chiaro e sintetico concetti, teorie e strumenti metodologici della disciplina semiotica, che permettono di affrontare in modo consapevole e critico i fenomeni dell’innovazione digitale che toccano tutto il sistema contemporaneo dei mezzi di comunicazione di massa. In particolare, sono approfonditi tre ambiti: la progettazione della User Experience (UX) per le interfacce software, la comunicazione interpersonale mediata da tecnologie digitali (dall’e-mail alle applicazioni di instant messaging, ai social media), la creazione di campagne di digital marketing e di comunicazione strategica integrata. Un efficace strumento, utile a chi studia e fa ricerca, ma anche a chi lavora, a vari livelli, nel marketing, nella comunicazione strategica, in pubblicità, nel sistema dei media.
Un magistrale reportage narrativo, in forma di pamphlet, che lancia un grido d’allarme sulla dipendenza da cellulare e sulle conseguenze del capitalismo digitale. Una dodicenne partecipa a una sfida lanciata sui social, va a scuola con una borraccia piena di vodka e finisce in coma etilico. Un bambino, scrollando TikTok, si imbatte in un gioco che consiste nel prendere più pastiglie di paracetamolo possibile e finisce in ospedale. La maestra di una scuola elementare muore in un incidente stradale causato dall’autista del pullman su cui viaggiava: l’uomo, invece di guardare la strada, digitava sul cellulare. Attraverso storie come queste a tratti scioccanti, Carlo Verdelli racconta una rivoluzione, quella dei telefonini e delle loro applicazioni, che sta modificando nel profondo tanto gli adolescenti quanto gli adulti. E della cui pericolosa enormità - anche per le ingerenze della tecnologia nella politica - nessuno sembra volersi occupare. «La realtà è che il cellulare inteso come smartphone è un carcere senza sbarre e noi ci siamo dentro. Prendere consapevolezza che il problema esiste è già un buon punto di partenza».
Nel 1992 le uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono state il momento culminante di una stagione di contrapposizione frontale tra la mafia e le istituzioni statali. Da circa un quindicennio, per la prima volta nella sua storia, il fenomeno mafioso aveva assunto esplicitamente un carattere eversivo. Ciò determinò non soltanto un’inedita risposta da parte dello Stato ma anche la nascita del movimento antimafia. Il rilievo che assunsero quei drammatici avvenimenti non fu limitato alla sola Sicilia: divennero parte di uno dei più complessi passaggi della storia dell’Italia contemporanea. Il volume rappresenta uno dei primi tentativi di approfondire quelle vicende e il contesto nel quale si inseriscono, provando ad andare oltre al piano - pure importante, ma che non può restare l’unico - della celebrazione e della memoria.
Smartphone, social network e streaming entrano nella vita dei bambini fin dalla nascita e ne ridisegnano profondamente i percorsi di crescita. Come possono genitori ed educatori orientarsi in questa rivoluzione digitale senza precedenti? Dalle prime interazioni con gli schermi all'alfabetizzazione digitale, dalla gestione dei rischi del web alla costruzione di un'identità consapevole sui social network, ogni capitolo offre spunti concreti e soluzioni realistiche fondate sulle più recenti evidenze neuroscientifiche e psicologiche. Una guida affidabile e autorevole, che non demonizza la tecnologia ma la riconosce come opportunità da governare, offrendo agli adulti gli strumenti per diventare mediatori digitali preparati e competenti.
Il libro ripercorre l'eredità filosofica e giuridica che, da Kant a Kelsen, ha incarnato l'ideale di una pace giusta da costruirsi attraverso i diritti dell'uomo e le istituzioni, sia sul piano interno che sotto il profilo internazionale. Dopo la Seconda guerra mondiale la Carta delle Nazioni Unite (1945) e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) diedero corpo a questa prospettiva. Ma Stato di diritto, democrazia, diritti umani sono elementi costitutivi di una speranza progettuale che appare oggi largamente sconfessata, in un mondo in cui tentazioni nazionalistiche e imperiali di varia natura, politica di potenza, distruzione dell'ambiente, guerre e massacri di popolazioni civili dilagano. Una presentazione commentata delle dichiarazioni e convenzioni internazionali più significative, che hanno segnato in profondità la nostra storia nella generale prospettiva della pace attraverso il diritto e di una Politica che aspiri a pensarsi con la "P" maiuscola, a difesa delle più preziose eredità della democrazia costituzionale e dei suoi valori.
Che cosa e come vedono gli occhi di coloro che credono? Si crede perché si è visto oppure si vede perché si crede? Con originalità e precisione Rousselot scioglie i nodi e le fatiche nel comporre ed esplorare l'atto di fede nelle sue dimensioni di razionalità e intuizione, libertà e certezza, percezione e decisione. Il saggio "Gli occhi della fede", tradotto in molte lingue, ha ispirato innumerevoli pensatori - da Henri de Lubac, fino a Ratzinger e papa Francesco (enciclica Lumen fidei) - che hanno ripreso la felice metafora della luce della grazia e degli occhi della fede. Un classico della teologia del Novecento che ha influenzato ampiamente la riflessione sulla fede: l'atto di fede emerge nella sua essenza come azione integrale della persona, esperienza di disposizione affettiva e scelta libera trasformate da una relazione d'amore gratuita ed eccedente.
In ogni domenica e in ogni festa dell’anno liturgico, ai credenti è proposta una pagina di Vangelo. Con un ciclo che si ripete ogni tre anni: nel primo (anno A) la prevalenza dei brani è tratta da Matteo, nel secondo (anno B) da Marco e nel terzo (anno C) da Luca, mentre Giovanni e gli Atti degli Apostoli sono utilizzati in tutti e tre gli anni. Queste pagine evangeliche hanno ispirato, come poche altre, la storia dell'arte. Non solo l'arte sacra, ma anche quella nata con altri intenti; l'arte antica e quella contemporanea; l'arte che abita nelle chiese e nei musei e quella che preferisce i muri delle città; l'arte dei pittori e degli scultori, degli illustratori, dei grafici e dei fotografi; l'arte firmata e quella anonima di un disegno infantile. Attingendo a questo straordinario deposito di immagini e di simboli, l'autore propone, per ogni domenica e per le festività dell'anno, una lettura che mette in rilievo aspetti inattesi e tuttavia fondamentali della storia sacra. In questo volume, dedicato all'Anno B nella trilogia "I colori del cielo", oltre cento opere d'arte ci introducono, così, alla comprensione e all'ascolto dei testi evangelicis