Nato in una famiglia in cui il cinema "si respirava", divoratore onnivoro già nell'infanzia di libri e film, annoiato dalla scuola tanto da fuggire a Parigi, il giovane Dario Argento scopre di sentirsi a proprio agio solo nel buio di una sala cinematografica, dove il carattere solitario e l'immaginazione debordante trovano terreno fertile. Ma è l'esperienza come giornalista a "Paese Sera" a rivelarsi una palestra fondamentale, e a favorire l'incontro che gli cambia la vita: quello con Sergio Leone, per il quale insieme a Bernardo Bertolucci scrive il soggetto di C'era una volta il West. Intanto nella testa del futuro regista prende a maturare un desiderio tanto ambizioso quanto magnifico: scrivere una sceneggiatura diversa da tutte le altre. Mescolando le emozioni provate guardando i film di Hitchcock, Lang e Antonioni, s'innesca un cortocircuito destinato a cambiare la storia del cinema di genere. Quando nel 1970 esce il suo primo film, "L'uccello dalle piume di cristallo", in pochissimo tempo il nome di Dario Argento fa il giro del pianeta. È così che vedono la luce "Profondo rosso" e "Suspiria". Per la prima volta Dario Argento racconta se stesso in un libro: le sue passioni, i suoi amori, le sue paure. Un'"autobiografia horror", dove s'intravedono le inquietudini di un uomo schivo, innamorato del cinema e della vita. Un artista irregolare, che imprigionando i suoi personali demoni nella macchina da presa è riuscito a raccontare gli incubi di tutti noi.
Era una fede, una trasgressione senza anagrafe, non potevi non guardarlo. SuperBrat, il supermoccioso, genio (molto) e sregolatezza (non di meno). Leggendari i suoi colpi, rasoiate o carezze. Altrettanto la sua irascibilità, le sfuriate contro arbitri, avversari, giudici di linea, a volte spettatori. Broncio perenne e la miccia dell'isteria sempre sul punto di prendere fuoco, per ogni ingiustizia vera o presunta. Come quando a Wimbledon urlò reiteratamente e a squarciagola il suo "You cannot be serious!" (Non puoi dire sul serio!) in faccia all'arbitro. O quando apostrofò i giudici di linea gridando: "Voi non siete umani!". O quando, interrompendo una partita, si rivolse a uno spettatore che lo infastidiva domandandogli: "Che problemi hai, a parte essere disoccupato, un cretino e un idiota?". Nato in una base militare statunitense nell'ex Germania Ovest e cresciuto nel Queens, John McEnroe è l'icona anticonformista di un'epoca, oltre che di uno sport. Ha respirato l'aria rarefatta e gelida del vertice, quel punto in cui è difficilissimo arrivare e ancor più rimanere. La cima della montagna. Lì fa freddo e sei solo. Solo veramente, assolutamente, e con una fila di gente che vuole buttarti giù. Oggi racconta tutto, in una biografia che diventa romanzo di una vita. Il mondo del grande tennis professionistico, da Borg ad Agassi, e la New York psichedelica di una stagione leggendaria. Le ragazze, i matrimoni, lo sballo, i trionfi, i rovesci, gli schiaffi presi dalla vita...
Milano, 1976. Nel seminterrato del mitico Derby Club due giovani comici si guardano da lontano, si studiano, intuiscono rapidamente una cosa molto precisa: diversi in tutto, sono affini per umorismo e gusto della vita. Da lì a cominciare la collaborazione artistica è un attimo, e in poco tempo nasceranno i personaggi dello stralunato commissario Zuzzurro e del suo assistente carogna Gaspare. Soci, amici e anche cognati per un pezzo, Nino e Andrea hanno attraversato insieme tre decenni di spettacolo: sono stati a lezione di comicità da Gianfranco Funari, hanno animato estati ruggenti tra Forte dei Marmi e la Sardegna, hanno visto Berlusconi (allora "solo" Sua Emittenza) rimproverare Liedholm per aver fallito una qualificazione in Coppa Uefa. Ma soprattutto sono stati protagonisti di irripetibili stagioni televisive a Drive In ed Emilio, hanno incassato i complimenti di un monumento della comicità come Neil Simon per i loro adattamenti di Andy & Norman e La strana coppia, hanno vissuto trent'anni di carriera teatrale e sono tornati in tv con una partecipazione a Zelig per ricevere l'abbraccio del loro pubblico e di colleghi vecchi e nuovi. Quando Andrea Brambilla si spegne, il 24 ottobre 2013, tocca ovviamente a Nino dare la notizia: "Gaspare e Zuzzurro non ci sono più. Punto". Ed è proprio lui a raccontare in questo libro la loro storia, senza nascondere o addolcire niente, tra clamorosi successi pubblici e umanissime debolezze private, tra aneddoti e momenti drammatici.
"Mi considero un poeta religioso e politico, una categoria pericolosa: quegli uomini che, se individuano un obiettivo, fanno un gran casino e coinvolgono tutti quelli che avvicinano per raggiungere il sogno". Quello di Gino Girolomoni (1946-2012), contadino e mistico, marito e "monaco", è stato ritornare alla terra, rivivere l'affetto per il lavoro agricolo come contatto vivo e vivificante con il creato. Grazie a tale passione, scaturita da un cristianesimo radicale, Girolomoni ha costruito un'esistenza intessuta di opere e incontri: la rinascita di un monastero abbandonato, Montebello, ancor oggi luogo di spirito e silenzio per tanti e tante in ricerca: "Alce Nero" (oggi "Girolomoni"), la prima cooperativa agricola biologica in Italia; i dialoghi con gli amici Guido Ceronetti, Massimo Cacciari, Sergio Quinzio, Vittorio e Rosanna Messori. E, in tempi più recenti, la lotta contro gli Ogm, "la prova vivente che esiste il diavolo". Ermanno Olmi definisce "sacrale" la missione di impegno civile ed ecologico di Girolomoni. Massimo Orlandi ci guida nella conoscenza di un autentico profeta del nostro tempo, capace di ritornare alla terra per trovare il Cielo. Un uomo che chiedeva ai suoi sodali "di smettere di esistere per cominciare a vivere". E che nel cuore portava una certezza antica: "Vedi, amico, il grano è come Gesù Cristo. Non ti tradisce mai". Prefazione di Vandana Shiva.
«Il lavoro analitico procede nel modo migliore quando le esperienze patogene appartengono al passato, così che l'Io sia riuscito a prendere le distanze da esse.» (Analisi terminabile e interminabile)
In dieci capitoli che si sviluppano nella forma di un dialogo, Robert Spaemann descrive episodi, esperienze ed incontri che lo hanno durevolmente segnato. Dialoghi ed episodi formano così un libro nel quale Robert Spaemann racconta le tappe della sua vita e il proprio itinerario intellettuale. Elementi biografici e filosofici si mescolano, e il racconto - come è tipico per questi e per molti altri dialoghi con Robert Spaemann - si allarga fino a sfociare in un nuovo pensare. Ne è derivato un panorama di immagini e di pensieri dalle tappe di vita, ritratti, discussioni e posizioni, che farà gioire chi già conosce Spaemann, ma terrà pure viva l'attenzione di ogni altro lettore che ancora non lo abbia incontrato. I due interessi della ragione, un testo che in nuce ripropone il pensiero di Robert Spaemann degli ultimi anni, costituisce il punto conclusivo e l'ultimo atto di questa concisa biografia intellettuale in forma di dialogo.
Ha scritto il romanzo piu' celebre del suo tempo, tenendo svegli a tarda notte bambini, operai, professori universitari, poeti, mistici. Ha immaginato continenti, razze, mostri, e ha valicato raramente i confini della sua citta'. Ha raccontato una storia per i suoi figli e i suoi amici, senza sapere che sarebbero stati milioni di persone. Ha ripreso antichi miti scovati in pergamene polverose, facendo respirare al Novecento una boccata d'aria fresca. Le destra e la sinistra se lo sono conteso a Woodstock e nei Campi Hobbit. Ha suscitato amori che durano per tutta la vita, e avversioni altrettanto violente. Ha ispirato Auden, Asimov, Stephen King, ma anche i Led Zeppelin, i Beatles, George R. R. Martin, e ovviamente Peter Jackson. Un padre, un artista, un cattolico monarchico innamorato degli alberi e del tabacco: questo e molto altro e' J. R. R. Tolkien, di cui la presente biografia letteraria, uscita a puntate su ''Il Foglio'' intende indagare, anche grazie a documenti mai pubblicati prima in Italia, l'affascinante segreto di chi, nel nostro stesso tempo, ha saputo trovare una porta d'accesso al regno della Magia. Ed e' tornato indietro a raccontarci.
Paolo Isotta è famoso pur non andando in televisione. È storico della musica e fa il critico musicale al "Corriere della Sera" ma è scrittore completo. Con questo libro fa una summa della sua esperienza umana, prima, artistica, poi. "La virtù dell'elefante" (che è quella di avere una mente robusta per sopportare una mole di sapienza) non è un'autobiografia perché non racconta la vita di Paolo Isotta secondo una sequenza cronologica: la sua vita discende dalla favola di Napoli e dei grandi personaggi, certo non solamente della musica, che egli ha incontrati. Senza aver letto questo libro è impossibile capire che cosa sia Napoli, città che si offre con aspetto lusinghiero e ingannevole, ingannevole nelle prospettive di gioia come nella querimonia perpetua. Qui un napoletano rivela che cosa si nasconda dietro la maschera. Paolo Isotta vive da quasi sessant'anni in simbiosi con la musica. Nessuno può oggi vantare un'esperienza umana e artistica pari alla sua. Così le sue memorie investono una lunghissima serie di colossi, della musica e della vita; ne sono glorificati molti, e richiamati alla mente di un'età atta all'oblio; alcuni falsi miti vengono sfatati. Anche tanti geniali, o non geniali, poveri cristi, di quelli che ogni giorno si arrampicano sugli specchi per sopravvivere; e alcuni esseri furbissimi e cattivi: raccontano le memorie. E le memorie toccano tanto musica e compositori quanto interpreti e interpretazioni.
Figura tra le più significative dell'Ottocento italiano, Giacomo Leopardi (1798-1837) ha ispirato "Il giovane favoloso", il film diretto da Mario Martone che ricostruisce il percorso biografico e letterario del poeta basandosi sui suoi scritti. La chiave di lettura proposta dagli autori della sceneggiatura è lontana dall'immagine tradizionalmente trasmessa di Leopardi: non un poeta infelice perché ammalato, ma una personalità ribelle, ironica e socialmente spregiudicata che trasfigura la malinconia in potenza creativa e il cui pensiero si proietta ben oltre il secolo in cui è vissuto. Spinto dalla voglia di vivere e dall'ambizione letteraria a lasciare Recanati e la "dipinta gabbia" della biblioteca paterna, Giacomo non esita a provocare la rottura con l'amatissimo padre e con l'opprimente conformismo della sua epoca. Nel racconto sono presenti tutte le figure che hanno accompagnato gli anni della sua adolescenza e poi del suo peregrinare, da Firenze a Roma e infine a Napoli: i genitori, il fratello Carlo e la sorella Paolina, cui è legato da grande complicità; il letterato Pietro Giordani che per primo ne intuì la grandezza; Fanny Targioni Tozzetti, oggetto di una passione mai dichiarata; Antonio Ranieri, che l'ebbe compagno nella vita, e la sorella di quest'ultimo Paolina, che lo accudì fino a Torre del Greco, dove Leopardi compose il suo ultimo capolavoro, "La ginestra".
Un libro dedicato a Marco Beci, un funzionario della cooperazione internazionale morto il 12 novembre 2003 nella strage di Nassiriya. A Nassiriya stava progettando la ricostruzione dell'acquedotto per conto del governo italiano. Aveva appena trovato la sede per il suo ufficio, si appoggiava momentaneamente alla base saltata in aria. Il libro racconta questa bella figura attraverso decine di testimonianze, la maggior parte inedite, dal periodo giovanile fino agli ultimi istanti di vita.
Robert Oppenheimer è tra le figure più geniali e controverse del XX secolo. Come direttore del Laboratorio di Los Alamos, supervisione l'operazione, riuscita, per battere i nazisti nella corsa allo sviluppo della prima bomba atomica, una svolta destinata ad avere eterne conseguenze sul genere umano e a rendere Oppenheimer il padre della bomba atomica. Ma con il suo operato Oppenheimer si mise anche in rotta di collisione con il senatore Joseph McCarthy e i suoi cacciatori di streghe. In questo libro Ray Monk, autore delle biografie di Ludwig Wittgenstein e di Bertrand Russell, scava più profondamente di qualsiasi altro biografo per risolvere l'enigma delle motivazioni di Oppenheimer e della sua complessa personalità. Figlio di ebrei emigrati in Germania, Oppenheimer fu un uomo di eccezionale intelletto, guidato dall'ambizione di superare il suo stato di outsider e di penetrare nel cuore della vita politica e sociale. Da giovane scienziato, il suo talento e la sua grinta gli consentirono di entrare in una comunità composta dai grandi nomi della fisica del ventesimo secolo - uomini come Niels Bohr, Max Born, Paul Dirac e Albert Einstein - e di giocare un ruolo fondamentale nei laboratori e nelle aule dove il mondo stava per essere cambiato per sempre. Ma quella di Oppenheimer non è stata solo una storia di integrazione, successo scientifico e fama mondiale. Le implicazioni delle scoperte di Los Alamos gravarono pesantemente sulla sua personalità fragile e complicata...
"Se questo libro è, oltre che una biografia critica densa di illuminazioni, un vero e proprio racconto, il 'romanzo' della vita della Mansfield, lo si deve a un dono raro, che Citati - sono parole di Mario Praz - possiede al pari della scrittrice: '... egli aspira, assorbe il contenuto, l'essenza di un personaggio, lo condensa, l'amplifica, e lo ripresenta con un effetto sonoro che fa pensare al 'Bolero' di Ravel: ora è Goethe, ora è Cosroe, e ora la Mansfield. Shelley scrisse 'La sensitiva' con sfoggio di spettacoli del giardino nelle varie stagioni che accompagna l'esistenza della dama eletta. Citati ha circonfuso la sua vita della Mansfield con le esalazioni di un incensiere carico di tutti i profumi della poesia'".