Nei racconti che compongono questo volume non si parla d'amore, ma delle emozioni senza nome, senza etichetta, che vincolano il cuore di un'umanità spaesata, non connotata da ruoli o qualifiche, stupita dal fluire del tempo come dagli scarti improvvisi del destino, in cerca di sé nelle stanze di case non riconoscibili, in chiese abbandonate a una sacralità senza riti, in città sospinte dalla storia di altri mondi. Quel sommovimento di tutto, quel senso di perpetua precarietà che la Rivoluzione russa impose in una vasta parte del mondo diventano qui un clima e un fondale psicologico. L'esilio come condizione dello spirito, espressione dello smarrimento e della vulnerabilità dell'anima e nonostante tutto un'ostinata vitalità dei sentimenti.
La sorpresa. È questa la sensazione dominante in chi legge anche poche pagine del libro. Sembrerebbe impossibile che un libro sul calcio riesca a contenere una gamma così ampia di temi e personaggi, a sprigionare una tale carica di emozione ed umorismo. Raccontando la sua storia di tifoso, Nick Hornby ci descrive i multiformi aspetti di un'ossessione: le abitudini, i riti, i tic di un assiduo frequentatore di stadi.
Jack Aubrey, uomo di mare temerario e orgoglioso soldato della Royal Navy del diciannovesimo secolo, ha un solo grande sogno: comandare una nave della Marina Britannica, incrociare lungo le coste del Mediterraneo e dell'Atlantico all'inseguimento di navigli nemici. Quando tutto questo sembra avverarsi, con il comando della corvetta "Sophie", Aubrey scopre i mille pericoli del potere: il peso della solitudine, la difficoltà di governare un equipaggio di uomini duri e assetati di denaro, la durezza dei superiori, la logica crudele della guerra sui mari. Solo l'amicizia con il medico di bordo, Stephen Maturin, gli sarà d'aiuto davanti alla corte marziale.
Questo libro è nato dall'incontro fortunato di due donne, Dacia Maraini e Piera Degli Esposti, una scrittrice e una donna di teatro, che hanno tutto per capirsi: affinità, somiglianze, molte esperienze comuni. "Piera ed io apparentemente così diverse eppure unite da molte comuni esperienze: la violenza subita e assorbita durante l'infanzia, le grandi paure che hanno fatto nascere una struttura di difese complessa e spinosa, la gaiezza di fondo che nulla può turbare o abolire, le tormentose difficoltà per prendere possesso di una cultura fondamentalmente estranea e predatrice, i sogni di una sensualità sepolta sotto coltri di timori, di sensi di colpa, di incertezze".
Un libro corredato da illustrazioni e fotografie in bianco e nero originali dell'epoca e alcuni brevi racconti e parabole di Kafka medesimo. Il celebre scrittore non lasciò quasi mai Praga durante la sua breve vita (1883-1924): "Praga non ti lascia. Questa mammina ha gli artigli", scrisse a diciannove anni. Queste pagine accompagnano nei luoghi dello scrittore sin dalla nascita e lo seguono dalla casa natale nei numerosi traslochi, in concomitanza con l'ascesa economica e sociale; poi le scuole, il ginnasio statale e l'imperialregia università tedesca Kerl-Ferdinand, la casa dell'amico Max Brod, i teatri, le sale di lettura e di svago letterario, i luoghi di lavoro, le passeggiate preferite, fino alla tomba, nel cimitero ebraico.