
Nel paese dei tarocchi, dove le sedie sono poche e i culi abbondano, dove l'etica è un optional, le banche sono popolate di guardie che fanno l'occhiolino ai ladri, dove il tubo catodico si è sostituito alle cellule cerebrali, Flavio Oreglio continua a tentare di svegliare le coscienze addormentate con il sorriso. Oreglio non scherza per nulla, quando scherza. Ci fa pensare nella tradizione del Teatro canzone di cui è uno dei massimi esponenti. La politica, l'economia, la religione: Oreglio dissipa le nubi dell'ignoranza con il paradosso. Il libro rappresenta il terzo capitolo della serie "Siamo una massa di ignoranti. Parliamone". Nel precedente era stati individuati tre livelli di ignoranza (scolastica, sociopolitica, filosofica) ed era stato dato spazio al primo e al terzo, rimandando a questo volume l'approfondita trattazione del secondo livello (ignoranza socio-politica).
Un libro che scoppietta di allegria! Una miniera di battute, battutine, battutelle. Leggile tutte e scatenerai il finimondo! Correrai nella vita con la gioia incollata dalla testa alle punta delle dita!
Per una donna c'è una sola cosa peggiore della crisi dei trent'anni: quella dei trentacinque. Geppi, attrice comica, donna con una vita sentimentale apparentemente appagante, lo sa bene. è in notevole ritardo sui suoi progetti di vita e dopo due anni di relazione a distanza si trova ancora alle prese con Michele, conosciuto in Meglio donna che male accompagnata. Intelligente, ironico e abbastanza in carriera, senza ex fidanzate psicolabili nell'armadio, quest'uomo sembra avere tutti i requisiti per renderla madre e moglie.
Nota stonata di questo romantico fidanzamento il fatto che Michele non ha mai pronunciato le parole "io", "te", "per sempre", "bambini" nella stessa frase; e a Geppi questa mancanza di progettualità comincia a pesare. Lui, a Las Vegas per questioni di lavoro, le ha appena fatto recapitare un biglietto aereo per raggiungerlo, accompagnato da tre invitanti parole: "Vola da me". Quale destinazione, poi, meglio di Las Vegas per capire se questa relazione è un bluff oppure no?
Nella capitale del vizio, però, fa la sua comparsa un terzo giocatore che prende malignamente le sembianze di una notevole, competitiva e sfrontata architetto di venticinque anni, Erika, figlia del padrone dell'azienda di cui Michele è il miglior interior designer. Dall'indesiderato ménage à trois si snoda una bizzarra avventura amorosa, fatta di allegre strategie di seduzione, slanci d'affetto e pensieri di violenza pura.
Per fortuna, Geppi non è sola. Al suo fianco, come sempre, ci sono Stefania e Lucia, le amiche d'infanzia trapiantate come lei a Milano dalla Sardegna. Saranno proprio loro a supportarla in questa lotta, tra incontri con personaggi assurdi e sconvolgimenti nel quadrilatero più trendy mai concepito: Milano, Austin, Las Vegas e Macomer. Fresca come Sophie Kinsella, brillante come Sex and the City al Martini dry, Geppi Cucciari diverte, coinvolge e svela quant'è faticoso, al giorno d'oggi, trovare un uomo e condurlo all'altare senza ricorrere all'ipnosi.
"Il punto G (ve lo spiego un po' col linguaggio della navigazione) si situa a circa sette, otto centimetri sulla rotta della jolanda. A l'intérieur. Questo rassicura anche chi ha un walter mignon, piccolo come il tappo del moscato."
Nessuno come Luciana Littizzetto riesce a farci ridere prendendo in giro i nostri costumi. E quello che c'è sotto. Insomma, per capirsi, quelle cose lì che ognuno chiama un po' come vuole, ma quando lei le chiama il walter e la jolanda la risata è irresistibile, imperiosa, incontinente. Nessuno come la mitica Litti riesce a rendere sublimi anche gli argomenti più triviali, e a trascinare a terra, a portata di mano e di sbeffeggio, quelli più alti. O forse semplicemente sopravvalutati. Finiscono così sotto una gragnola di geniali guizzi comici la pubblicità, fatta di scoiattoli che spengono gli incendi con una puzzetta o di campioni del calcio (tanto per non fare nomi, Beckham) con un walter che riempie l'intero cartellone: "Avete presente una baguette, un arrosto per dodici persone, un bob a due, l'uovo di Pasqua del bar, quello della lotteria pasquale?". Le banche, con i loro comodissimi codici IBAN: "È il numero più lungo del mondo. Un numero lungo come le balle dei cani da caccia. Sicuramente più di parecchi piselli. Che spesso somigliano invece al CIN". Gli uomini, che girano per casa coi bragoni da ginnastica ascellari o peggio ancora nudi, "con una pancetta a meloncino rosa dove l'ombelico pare il buco che si fa per metterci dentro il porto". I politici: "Che fine ha fatto Prodi, con l'occhiale montatura Telefunken e il viso a forma di Tetrapak?". Il Papa: "Ma chi lo fotografa ogni volta, il regista di Paperissima?". E qualche altro sano e divertentissimo sobbalzo di coscienza, giusto "per non vivere nella beata ignoranza come le oche da pâté".
Ripreso in occasione di due serate speciali al Palalottomatica di Roma e prodotto in esclusiva per Rizzoli, "A sproposito di noi" è un one-man-show a tutti gli effetti: ideato, diretto e interpretato da Brignano stesso, con il meglio dell'attore romano. Scritto a quattro mani con Mario Scaletta, lo spettacolo è un pot-pourri di pezzi tratti dalle esperienze teatrali degli anni precedenti affiancati a nuovi sketch che indagano con ironia le ansie, le paure, le insicurezze, i vizi privati e le pubbliche virtù dell'uomo comune. Il comico della risata "pensante" conduce i suoi spettatori a una riflessione vera e appassionata sulla vita di oggi.
I postumi dell'amore. Metafora per indicare le conseguenze del disamore, la rovina causata dalla perdita amorosa, il dolore che si prova dopo essere stati abbandonati dall'altro, la caduta, in casi estremi, in uno stato di devastazione esistenziale: ego demolito e aspettative assenti. Molto simile alla risacca del mare, alle onde che arrivano sulla spiaggia a un ritmo cadenzato, una dopo l'altra, e poi si ritirano e si scontrano con le successive. Queste onde morenti, ma ostinate che mantengono la sabbia bagnata finché il tempo se ne va e la marea si abbassa. A quel punto il calore asciuga la sabbia. Ma solo fino all'irruzione della marea successiva. Queste onde esprimono anche l'attrazione verso l'abisso, il richiamo accogliente del mare, che nei casi disperati offre la sua definitiva protezione ai malati gravi di disamore inducendoli a rifuggire il dolore che credono li stia devastando e offre l'oblio in cambio della distruzione reale.
Le vie dell'Inferno sono lastricate di buone intenzioni... e di vuoti di bottiglia. Dai baccanali dei romani al Martini Dry di Churchill, da "Gli ubriachi di Velázquez" ai quadri di Hopper, dai "collassi" di Henry Chinaski (l'alter ego di Bukowski) alla memorabile sbornia del capitano Willard di Apocalypse Now: Juan Bas ripercorre tutta la deriva post-alcolica nella storia, nella letteratura, nel cinema e nei fumetti. Gli astemi, extraterrestri venuti da qualche sconosciuta galassia, non potranno mai vivere un solo giorno di postumi. I bevitori di tutto il mondo invece sono soggetti a soffrirne ben trentuno tipi diversi. Cefalea, secchezza delle fauci, sudori freddi, vampe, tachicardia, nausea, vomito, depressione, sentimentalismo: dopo una bella scuffia, pur di stare meglio, siamo disposti a qualsiasi compromesso e spergiuriamo che mai più toccheremo un solo goccio d'alcool. Ma non finisce qui: in questo coltissimo e devastante "Trattato" è racchiusa la risposta al perché, dopo aver appena superato i nefasti e appiccicosi gorghi del doposbornia, cadiamo di nuovo in tentazione.
Tre amiche. Tutte sarde. Tutte single. Lucia, capace di parlare in tribunale come di attaccare una mensola o di ricamare a punto croce; Stefania, che fa la giornalista letteraria ed è la "stronza magra" delle tre; Geppi, che da qualche tempo sta realizzando il suo sogno di fare l'attrice. La loro vita sembra scorrere (quasi) normalmente fino all'arrivo di una lettera dall'aspetto anonimo, che all'apertura si rivela più pericolosa di un pacco bomba: l'invito al matrimonio di un'amica d'infanzia, quella che sembrava avere meno chance. Così loro dovranno subire l'onta terribile di tornare in Sardegna e presentarsi di fronte a tutto il paese senza un uomo al fianco che sostenga il passo malfermo dopo un'intera cerimonia sui tacchi alti!
"E con l'Enel nacque l'Illuminismo." "Si dicono mammiferi tutti gli animali nati da una qualsiasi mamma." "Il Colosseo è un'opera d'arte perché sta nel mio sussidiario." "L'infinito mi risulta che alla fine è finito." "La matematica non è un'opinione bensì una cosa vera." "E con il laser Dio ha scritto i dieci comandamenti.. " "II mio sport olimpico preferito è il karaoke." Ecco un piccolo esempio delle perle di umorismo involontario che gli studenti di tutta Italia producono quotidianamente e che John Beer ha raccolto in queste pagine.
La rivergination si fa per evitare la svalutation e incentivare la devolution. È l'ultima moda della chirurgia estetica: qualche minuto e voilà, ci si ritrova candide e immacolate stile prima comunione. Un po' come quando vuoi vendere la macchina e azzeri il contachilometri per farla sembrare nuova. Questa è solo una delle ultime follie della nostra cronaca quotidiana che Luciana Littizzetto affronta, strapazza e, con una strepitosa catarsi comica, trasforma in irresistibili gioielli di umorismo. Fra gli altri obiettivi della sua raffinata perfidia ci sono ovviamente gli uomini: quelli a cui non devi chiedere mai perché tanto è inutile, quelli che in pigiama sembrano pepiere da pizzeria e quelli che si alzano a metà "ciupa dance" per leggere un sms. Ma anche, da donna a donna, consigli per pippe calzearete alle prese con l'esperienza traumatica dell'imbefanimento. Un capolavoro di satira, che sa cogliere come nessun altro gli aspetti privati delle faccende pubbliche e quelli comuni delle nostre vite private. E quando leggendo ci si accorge che sì, è proprio come è successo a noi, ecco che si scatena il miracolo del comico. E allora si ride davvero.