
Silenzio, Polifonia di Dio è la sfida paradossale di un Convegno nato in risposta ad un appello intimo e profondo insito nel cuore della Chiesa, quello di dar voce alla preghiera tacita, all'ascolto di Dio, in un mondo sommerso dal fragore delle mode e dalla prevaricazione del rumore. Parlare, pensare, guardare, pregare il silenzio sono state le "sezioni" in cui si è articolato il pensiero e il dibattito degli incontri, disegnati secondo il metodo delineato dalla Veritatis Gaudium all'insegna della transdisciplinarietà. Il grande tema del silenzio è stato avvicinato dal punto di vista teologico, biblico, museale, storico-artistico, iconografico, musicale, poetico, spirituale. Diciannove autori, undici saggi, tre meditazioni, cinque testimonianze, corredate da sorprendenti contenuti multimediali (tra cui una lezione concerto di Mario Brunello e una conferenza nella lingua dei segni delle Guide dei Musei Vaticani), delineano qui, negli Atti del Convegno, una vera e propria mappa del silenzio all'interno della quale il lettore può perdersi e ritrovarsi, tracciando una propria via che è poi quella non solo della riflessione intellettuale, ma anche dell'incontro personale con Dio.
Il presente volume è il risultato di un'esperienza significativa di ricerca sul tema del metodo in Teologia Spirituale, ricerca condotta da un gruppo di dottori e dottorandi dell'Istituto di Spiritualità della Pontificia Università Gregoriana sotto la guida del prof. Rossano Zas Friz De Col s.j. Si tratta di un nuovo approccio metodologico per la teologia spirituale, il cui fondamento si trova nell'atto umano di decidere: la vita cristiana è, infatti, un processo continuo di trasformazione attraverso le decisioni prese in risposta alla Grazia, il che implica un cambiamento cognitivo, affettivo e comportamentale. Il metodo è perciò denominato teologico-decisionale (MTD) e lo si presenta qui applicato al vissuto di Teresa di Lisieux, focalizzando i suoi manoscritti autobiografici. Si offre, così, una nuova prospettiva allo studio della giovane santa carmelitana, dottore della Chiesa e patrona delle missioni.
Scritto complesso, compatto e volutamente non sistematico - all'acme della carriera accademica e dell'attività filosofica di Robert Spaemann (1927 - 2018) -, Persone. Sulla differenza tra 'qualcosa' e 'qualcuno' (1996) non è solo un capolavoro del grande pensatore tedesco, ma è innanzitutto una pietra miliare nella filosofia del Novecento sul realismo delle persone. La sua acuta riflessione sa pro-vocare e destare l'uomo di oggi alla 'grande questione' ch'egli da sempre è a se stesso, ponendolo di fronte al senso autentico del suo essere-persona che, dentro i drammi e i rinnegamenti delle persone reali e dentro le traversìe della storia è stato prima obliato dal modo d'esistere dell'uomo moderno, per poi scorrere come fiume carsico nei meandri della travagliata storia della personologia, con un concomitante imporsi, nella forma mentis oggi imperante, della 'dialettica di naturalismo e spiritualismo'. Si offre qui uno studio rigoroso e inedito della filosofia delle persone di Spaemann - miniera ricchissima tutta da scavare -, che prende sul serio la domanda esistenzialmente decisiva sull'enigma della persona, per arrischiare una comprensione della realtà personale che ognuno di noi è, lasciandoci guidare dal 'Socrate tedesco' in un avvincente percorso che raccoglie a piene mani l'eredità e le sfide della tradizione filosofica e restituisce al lettore precisi segnavìa del senso, cioè della vettorialità fondamentale tracciata nell'essere-persona e, resi memori dell'origine e della meta, del senso di marcia a ognuno di noi affidato come compito per divenire le persone uniche che già siamo e sempre più saremo.
Si pubblicano in questo volume le relazioni presentate al Convegno Internazionale organizzato dalla Pontificia Università Gregoriana, in occasione del IV centenario della morte di San Roberto Bellarmino. I diciassette contributi rispecchiano l'itinerario delineato dal comitato scientifico del convegno, intento a "Ripensare Bellarmino tra Teologia, Filosofia e Storia". Si parte dalla situazione del Collegio Romano al tempo di Bellarmino e dalla sua formazione a Lovanio dove si è reso famoso per i sermoni lì pronunciati. Di seguito, sono studiate le caratteristiche della esegesi di Bellarmino e la sua predicazione. Ampio spazio è dato poi alla spiritualità e alla teologia bellarminiane. Seguono le relazioni sul confronto di Bellarmino con la Riforma e i suoi autori, sia nel contesto germanico sia in quello inglese. Il volume include, infine, una presentazione della ritrattistica del cardinale e del suo contributo al dibattito sulle immagini sacre e si conclude con alcune relazioni sul processo di beatificazione e di canonizzazione di Roberto Bellarmino e su possibili linee di ricerca per il futuro.
Atti dei Congressi mariologici-mariani internazionali celebrati a Lourdes nel 2008.
La tradizione della fede, una fede che «prevale sulle dottrine che la rappresentano», è una tradizione vivente. Per questo l’esperienza religiosa e la stessa indagine teologica non sono mai fini a se stesse, perché raggiungendo Dio raggiungiamo anche l’uomo e la sua storia. Lungo questa direttrice, Raniero La Valle si interroga sull’enigma della libertà, nella quale, più che nella ragione, trova lo specifico umano e la radice divina dell’uomo, e lo fa assumendo le sfide del mondo, il dramma della crisi spirituale e politica italiana, e dedicando alcune pagine bellissime all’amore e al matrimonio, al mistero del male e del peccato.
Su tutto emerge la modernità del messaggio, ormai irrinunciabile, del Concilio Vaticano II, emblema del rinnovamento della Chiesa del nostro tempo e dell’umanità stessa: l’uomo non è sfigurato, nella sua stessa natura, dalle conseguenze del peccato originale, ma dispone dei doni necessari per affrontare le prove e prendere in mano la storia. Alla domanda più drammatica tramandataci dal Novecento, la risposta è: «Sì, ce la possiamo fare». Nella visione conciliare Dio non si è pentito dell’uomo, vi rimane come immagine e sposa le cause della sua recente liberazione: nel lavoro e nelle lotte sociali, nella riconquistata dignità della donna, nei rapporti fra le nazioni, nel riscatto dei popoli dal dominio e dalla guerra. Nelle parole semplici ma rivoluzionarie di Giovanni XXIII, Pacem in terris, la pace è per la terra: il paradiso, non l’apocalisse.
A partire dalle parole e dal pontificato di Francesco, nasce questo libro di una filosofa e teologa, che si avventura con coraggio in quello che potrebbe rivelarsi un campo minato: parlare di un sentimento che tutti identifichiamo subito con colori pastello, pelouche, infantilismi, baci perugina e stucchevoli pubblicità per San Valentino. La tenerezza va ripulita dalla spessa crosta di zucchero e va mostrata in tutta la sua essenzialità e potenza: è la percezione elementare della fragilità della vita, di ogni vita; è la disposizione umana fondamentale dei legami che tengono insieme il mondo; è vicinanza; riconoscimento del volto dell'altro, della sua fisicità, del suo essere al mondo.
L'astrofisico vietnamita Trinh Xuan Thuan ricostruisce in questo libro divulgativo la grande odissea del Vuoto. Parte dall'invenzione dello zero, ci fa vivere la nascita della scienza sperimentale con Galileo e Pascal, quindi ci conduce fino alla fisica contemporanea Che cos'è il vuoto? Di che cosa è fatto? Perché ci fa paura? Non è facile per l'uomo, soprattutto quello occidentale, pensare e accettare il nulla. Eppure interrogarsi sulla sua natura pare inevitabile. Lo hanno fatto, e continuano a farlo, filosofi e matematici, scienziati e teologi, poeti e premi Nobel, cercando di tessere intorno horror vacui una storia plausibile. In queste pagine l'astrofisico Trinh Xuan Thuan ci conduce in una lunga cavalcata dalle origini ai giorni nostri attraverso la Bibbia e l'I Ching, Aristotele e al-Khwarizmi, la rivoluzione di Newton e le teorie di Einstein, la nascita della meccanica quantistica e la scoperta del Big Bang. La conclusione cui giunge è sorprendente: la fisica e la cosmologia contemporanee propongono una visione del mondo molto simile a quella delle maggiori tradizioni spirituali orientali che, invece di temere il vuoto, lo vivono come possibilità di mutamento, e dunque di vita. È nel dialogo armonico tra gli opposti -Yin e Yang, energia e materia, attrazione e repulsione - che si nasconde il mistero, insieme vuoto e pieno, dell'universo. Un mistero che ha a che fare con la scienza, ma anche con l'etica e con la politica. Perché se è vero che, come le particelle e gli atomi, siamo interconnessi nella grande rete del cosmo, la nostra felicità dipende da quella degli altri.
Il contrasto tra il credente, secondo cui il mondo dei corpi (umani e non umani) è stato creato da Dio, e l'ateo, secondo cui il mondo stesso è increato, sembra essere irriducibile. In che modo, allora, potrebbe essere irrefutabilmente riconosciuta l'esistenza di Dio? Occorre ammettere, da un lato, che non possiamo premettere l'esistenza del mondo alla nostra conoscenza di esso, poiché, senza questa, il mondo stesso non potrebbe per noi esistere; d'altro lato, che non possiamo premettere la nostra conoscenza del mondo alla sua esistenza, poiché, senza di esso, la nostra non potrebbe essere conoscenza del mondo medesimo. Si ha, quindi, che esistenza e conoscenza del mondo non si possono separare, poiché l'essere dell'una è quello stesso dell'altra. Ora, vi sono ragioni per poter escludere che le concezioni iniziali del progresso conoscitivo umano possano avere per oggetti dei corpi. Il problema da risolvere, quindi, diventa quello di stabilire come si siano avute o si abbiano le condizioni grazie a cui ogni essere, capace di pensare, è potuto o potrà giungere a concepirsi esistente (e, in pari tempo, a conoscersi), secondo un corpo tra altri corpi, esigendo, tra l'altro, che questi siano esistenze autonome, permanenti, indipendenti da quel suo stesso concepire. Ebbene, si deve necessariamente ammettere che, a fondamento di tutto ciò, deve stare quell'essere eterno e creatore che chiamiamo Dio.
Un pensiero lucido, quello del filosofo e teologo Romano Guardini (1885-1968). Una razionalità che si oppone a ogni forma di totalitarismo, una cristologia che si fa critica all'ideologia, una riflessione costante sulle due nature, umana e divina, di Gesù Cristo, sulla sua morte, suprema forma d'amore e di dolore, sulla bellezza, dono di Dio da conservare e proteggere, sulla Chiesa come punto d'incontro tra il mondo e la Luce, sul femminile, sullo spazio della liturgia nella sua dimensione architettonica. Una riflessione ricca, varia e articolata, che in questi saggi viene posta a confronto con le meditazioni di pensatori e letterati appartenenti a un vastissimo orizzonte concettuale, da Socrate a Dante, da Nietzsche a von Balthassar a Benedetto XVI, nel tracciare il percorso filosofico - oltre che umano - di questo grande innovatore della teologia della Rivelazione.

