
Perché i percorsi che si rifanno a Maria di Magdala, in partenza non molto diversi rispetto alle genealogie di Pietro o di Paolo o di Giovanni, sono invece, nonostante la loro potente forza ideale e simbolica, successioni con larghi tratti interrotti? Le due autrici collocano in questa prospettiva alcuni tasselli del mosaico, quelli degli scritti più antichi, che le chiese hanno posto a fondamento della fede professata lungo i secoli, cioè i vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, ma anche quelli consegnati nella forma di una "genealogia di Maria" da alcuni scritti databili tra II e IV secolo, fra i quali il brevissimo Vangelo di Maria e il complesso Pistis Sofia, spesso indicati come "apocrifi". Tutto questo attraversa inevitabilmente la realtà delle donne e degli uomini e l'immaginario del maschile e del femminile, nella loro concreta interazione.
Raccogliendo una feconda intuizione di Basilio di Cesarea, questo studio elabora e propone il "paradigma della sintassi" come concetto chiave d'interpretazione della dottrina trinitaria. Alla luce di questa proposta, si apre un'originale possibilità di dar ragione del mistero dell'unità e della pluralità trinitaria, garantendo simultaneamente la consustanzialità delle tre persone divine e la taxis delle loro relazioni. A partire da questa syntaxis trinitaria, l'autore riesce anche a reinterpretare alcune delle polarità paradossali che attraversano la fede, secondo una logica delle "relazioni asimmetriche" ispirata a quelle intratrinitarie. Si addita così, per la riflessione teologica nel suo insieme, una via feconda che colloca la dottrina trinitaria al cuore della grammatica della fede.
Oggetto dell'opera è il rapporto tra il cristianesimo e le altre religioni. Il tema, studiato già dalla metà del XX secolo, ha trovato ampia ricezione nel concilio Vaticano II, che su di esso ha suscitato un vasto dibattito teologico. È importante che ogni religione mantenga ben distinti il proprio valore e la propria identità, ma è anche indispensabile riaffermare la dimensione cristologica, soteriologica ed ecclesiologica di ogni tentativo di proporre una teologia delle religioni. Essa, a sua volta, richiede ancora precisazioni circa un proprio status metodologico. La questione principale riguarda la possibilità della salvezza escatologica e ultraterrena non come privilegio dei soli cristiani, ma come salvezza che abbraccia tutti gli uomini del mondo; una salvezza offerta a tutti attraverso l'unico mediatore e salvatore, Gesù Cristo: un evento storico-escatologico da intendersi in un orizzonte trinitario.
Il dibattito sul tema della conciliazione tra fede e ragione è sempre stato particolarmente vivo, soprattutto nel periodo medievale, quando l'intelligibilità della fede rappresentava una vera e propria sfida per l'epistemologia teologica e filosofica. Una voce autorevole è stata quella di Bonaventura da Bagnoregio, che si espresse sulla questione dell'intellectus fidei offrendo riflessioni di estremo interesse, capaci di interrogare e di confrontarsi anche con gli autori più moderni. Marco Arosio esamina e discute le interpretazioni che la storiografia filosofica del XX secolo ha dedicato al pensiero e all'opera di san Bonaventura. Il volume fornisce una panoramica ampia e dettagliata del dibattito novecentesco e offre una rilettura originale del pensiero bonaventuriano.
Il presente testo nasce come manuale base per il corso di Teologia morale fondamentale ed è pensato, in particolare, per quanti si avventurano per la prima volta in tale studio.
Jean Daniélou (1905-1974) è stato uno dei più influenti teologi del secolo, la cui opera ha ha lasciato un'impronta indelebile nella teologia contemporanea. Il suo lavoro attraversa la grande tradizione dei Padri della Chiesa, integrando teologi, letterati e filosofi sia cristiani che non Opere come "Le signe du temple", "La Trinité et le mystère de l'existence" e "Essai sur le mystère de l'histoire" sono espressioni luminose della sua dottrina radicata profondamente nel Vangelo e arricchita da una straordinari: chiarezza espositiva e bellezza stilistica.
Questa raccolta bibliografica offre un tributo alla figura di Daniélou e suo magistero teologico, presentando una panoramica completa della sua vasta produzione. Attraverso le sue pubblicazioni, articoli scientifici conferenze interventi pastorali, Daniélou ha saputo dialogare con correnti filosofiche e culturali del suo tempo, dimostrando una profonda comprensione delle realtà umane e divine. La sua capacità di coniugare trascendenza e incarnazione, accademia pastorale, è testimoniata suoi numerosi scritti che continuano a ispirare e illuminare il pensiero cristiano contemporaneo.
Jean Daniélou ha dedicato la sua vita a evangelizzare la cultura, con l'obiettivo di trasmettere il messaggio cristiano a un pubblico sempre più vasto. La presente opera raccoglie il frutto delle sue riflessioni e ricerche offrendo un indispensabile strumento di studio per chiunque desideri approfondire la comprensione del cristianesimo e la sua inculturazione nelle diverse epoche storiche.
“Il problema di molti maestri o mistici cristiani è che illustrano gli effetti della preghiera, ma pochi si soffermano a spiegare come pregare […] Secondo me, il fatto che la meditazione orientale abbia attirato molti ricercatori dello spirito deriva proprio da questo: dal dare indicazioni chiare sulle tappe concrete da percorrere. P. Jalics, appunto, ha riempito questo vuoto. Il libro che ora avete tra le mani è il frutto di più di venti anni di esperienza di preghiera personale e di accompagnamento agli altri. In queste pagine, egli ci mostra il cammino della vita spirituale o contemplativa suddiviso in quattro tappe e inizia proprio da una esegesi dei vangeli, nei quali Gesù è presentato come maestro di preghiera. Da questa prospettiva, molti dei passaggi che ci sono familiari acquistano un nuovo significato. L’autore mostra con chiarezza che questo avanzare in quattro tappe implica una corrispondenza fra il modo di vivere e quello di pregare, in quanto la preghiera non è un’attività separata dalla vita, ma è una sintesi della vita stessa, un punto di arrivo e un punto di partenza, per poi tornare alla nostra quotidianità con più forza e più consapevolezza” (Javier Melloni Ribas)
La riflessione sviluppata in questo libro si propone di re-immaginare il senso della fede come partecipazione alla continua azione creatrice e amante di Dio nel magma drammatico del tempo in cui siamo immersi. La prima parte, Verso una spiritualità dell'incompiutezza, è un'esplorazione delle molteplici forme di incompiutezza che caratterizzano il dispiegarsi della vita cosmica, terrestre, e umana. La seconda parte, grazie a Dio per l'evoluzione, si mette in dialogo con la straordinaria avventura scientifica che ha dilatato enormemente la coscienza del tempo profondo dell'universo da cui siamo emersi e del quale portiamo traccia nelle fibre dei nostri corpi.
Uno dei punti più difficili da capire per un meditante cristiano che inizia i primi passi verso il mistero del grande "Silentium mysticum", è la presenza di Cristo nel centro del suo silenzio. Per un cristiano, abituato da bambino a percepire il Vangelo attraverso la vita di Cristo stesso, narrata dagli evangelisti ed approfondita poi nelle successive catechesi parrocchiali, letture, riflessioni, feste liturgiche, ecc. Cristo è essenzialmente il Cristo dell’Incarnazione: è un Cristo con un volto, un'età e una dimensione umana che lo avvicinano all'uomo e lo fanno familiare, "provato in tutto come noi, tranne il peccato" (Eb 4,15). Ma quando il meditante cresce e si inoltra nel mistero di sé stesso e dell’aldilà del suo intimo, dovrà prima o poi fare i conti col mistero del grande Silenzio, quello che la tradizione cristiana chiama il "Silentium mysticum". Non credo di essere molto in errore se affermo che per ogni meditante cristiano di buona volontà la vera e propria prova che dovrà affrontare in questa tappa, non è tanto l’incontro con l’esperienza del silenzio stesso, (che poi può essere una bellissima esperienza), ma quello che chiamerei il Cristo silenzioso: Cristo senza volto, senza voce, senza forma né dimensione visibile e tuttavia Cristo presente, vivissimo, vicinissimo. Sembra un paradosso!

