
Il mondo sembra proporci solo eventi tristi, dolorosi, luttuosi. Viviamo in una realtà che genera spesso paura, sospetto, una contagiosa indifferenza o rassegnazione come se ci trovassimo di fronte ad un fato ineluttabile. Di fronte a questo scenario che ispira solo pensieri negativi e pessimistici, l'Autore, nelle meditazioni qui raccolte, ci invita a ricordare che Dio in Cristo ha vinto il mondo. Sarebbe sorprendente sintonizzarci un giorno con il telegiornale ed ascoltare delle previsioni ottimistiche sul futuro del mondo: la pace è ormai vicina, la fame è vinta, la violenza cede il passo all'amore, la speranza prende il posto della disperazione. Eppure per un credente la Resurrezione di Gesù ha inaugurato il tempo in cui la nostra speranza di pace, verità, fraternità, oggi considerate delle utopie, può essere realizzata.
Non solo azioni da compiere, ma modi di essere, atteggiamenti, realtà da abitare" e in cui crescere. L'Autore ci offre una riflessione che porta alla radice delle opere di carità, dove si trova il volto di Dio."
Un percorso di esercizi spirituali secondo il modello di Sant'Ignazio di Loyola. L'approccio degli Esercizi Spirituali ignaziani è un cammino di liberazione dalle pulsioni nevrotiche" per far emergere la propria personalità. Questa troverà la via per la sua realizzazione nella figura di Cristo, che la ispira e la coinvolge fino a portarla ad autotrascendersi in una comunione con sé che la divinizza. "
Se cerchiamo modelli per la nostra preghiera, non possiamo certamente trovarne uno più perfetto di Gesù stesso. La preghiera cristiana deve essere la preghiera del Cristo in noi e, perché possa esserlo, dobbiamo contemplare a lungo Gesù in preghiera, in modo da poter assumere gli stessi atteggiamenti davanti al Padre celeste e avere in noi «gli stessi sentimenti che furono di Cristo Gesù» (Fil 2,5). In questo scritto il card. Albert Vanhoye ci presenta la preghiera di Gesù nel periodo della sua vita pubblica e, in particolare, nell’istituzione dell’Eucaristia.
Se, dopo aver letto le lettere di san Paolo, passiamo alla Lettera agli Ebrei, avvertiamo subito un grande cambiamento di stile. Lo stile di san Paolo è vivo, diretto, molto personale e spesso impulsivo, mentre l’autore della Lettera agli Ebrei non parla di se stesso, non esprime le proprie reazioni, scompare dietro la sua opera, tutta tesa a esprimere bene la dottrina e a incoraggiare i fedeli nella loro vita cristiana. La stessa differenza la si nota a proposito della preghiera: san Paolo comincia le sue lettere con una preghiera di rendimento di grazie o di lode, mentre l’autore della Lettera agli Ebrei non fa mai allusione alla sua preghiera personale.
Un nuovo sguardo sulla vita quotidiana: tempi e spazi intermedi; esperienze al margine; mondi paralleli.
I racconti qui raccolti sono tessere di un racconto quotidiano.
“Dunque Dio è libero e Dio prova dolore. Ma Dio prova anche tenerezza.” Con queste parole tratte dall’introduzione del libro si può sintentizzare il tema del libro di Alessandro Meluzzi. La Croce diventa, così, sintesi di dolore, ineliminabile nella storia di ogni persona, libertà e tenerezza di Dio verso ogni sua creatura.
Ecco una raccolta di preghiere semplici in un agile libretto da tenere in tasca o in borsa per poter pregare per i tuoi cari defunti in ogni momento della giornata. La Chiesa ha sempre onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. Non esitiamo a soccorrere le anime del Purgatorio e a offrire per loro le nostre preghiere!
L'ultimo articolo scritto da don Mazzolari prima di morire si apriva con una sorta di invocazione: «Non siamo tranquilli sulla vicenda della pace» e ciò a dire quanto il tema gli stesse a cuore. Il volume, ottavo della serie delle edizioni critiche intraprese dalla Fondazione Don Primo Mazzolari e dalle EDB, raccoglie in ordine cronologico tutti gli scritti del parroco di Bozzolo sull'argomento.
Pur nel travaglio che il suo pensiero conosce nell'arco di quarant'anni, è possibile riscontrare una profonda continuità nell'ispirazione interiore di don Primo, sintetizzabile in particolare attorno a tre punti: una concezione della fede cristiana strettamente ancorata al Vangelo, che non si identificava quindi con nessuna scelta politica e nessuna costruzione intellettuale; una visione concreta e forte della patria, intesa come terra abitata da un popolo solidale e democraticamente rappresentato, che avrebbe dovuto essere una delle prime manifestazioni della forza unificante e liberante della fede; una lettura sempre più vigile e critica delle degenerazioni dei conflitti contemporanei, per il pervertimento dei valori più essenziali della convivenza. Così il suo giudizio, inizialmente aperto a una guerra che avesse come obiettivo la giustizia, poi rassegnato alla possibilità della guerra come «male talvolta necessario», si fa sempre più nettamente critico verso ogni guerra, addirittura quella difensiva, definitivamente identificata come antitesi dell'umanità.
Sommario
Introduzione.Don Primo Mazzolari dall'interventismo al pacifismo. Nota tecnica. Tavola delle abbreviazioni. I. La stagione dell'interventismo (1914-1918). II. Tra le due guerre: il fascismo e l'impresa etiopica (1919-1938). III. Il tempo della violenza: la seconda guerra mondiale (1939-1945). IV. Gli anni della guerra fredda (1946-1952). V. Verso la distensione: pace, sviluppo e non violenza (1953-1959). Indice dei nomi.
Note sull'autore
Don Primo Mazzolari (1890-1959), prete dal 1912, dopo essere stato cappellano militare al tempo della prima guerra mondiale, trascorse la sua vita come parroco di piccoli paesi di campagna. I suoi scritti e le sue predicazioni lo imposero all'attenzione pubblica, ma attirarono su di lui anche molte misure disciplinari della gerarchia. Don Primo si sforzò di vivere e di proporre il vangelo nella sua integralità, anticipando molte acquisizioni del concilio Vaticano II. Di grande rilievo furono le sue riflessioni sulla parrocchia, sui «lontani» e sui poveri, sulla pace e la giustizia sociale.
Note sui curatori
Guido Formigoni insegna Storia contemporanea presso la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano. Ha studiato il profilo associativo, culturale e politico del cattolicesimo italiano nel '900; si occupa ora soprattutto delle relazioni tra politica interna e quadro internazionale in Italia durante la guerra fredda.
Massimo De Giuseppe, dottore di ricerca in Popoli, culture e confessioni religiose in età moderna e contemporanea, è assegnista di ricerca presso la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano e insegna Storia delle organizzazioni internazionali presso l'Ateneo di Bologna, sede di Ravenna. È autore di Giorgio La Pira. Un sindaco e le vie della pace, Milano 2001 e Messico 1900-1930. Stato, Chiesa e popoli indigeni, Brescia 2007. Ha curato la riedizione di G. La Pira, La nostra vocazione sociale, Roma 2004 e il libro Oscar Romero. Storia, memoria, attualità, Bologna 2006. I suoi studi sono incentrati sulla questione sociale in prospettiva internazionale, sul pacifismo nel Novecento e sull'America latina contemporanea.
Il testo si presenta come una piccola antologia, con un pensiero per ogni giorno dell'anno, che, mentre mette a disposizione un ricco patrimonio di saggezza cristiana, offre l'occasione per meglio approfondire la conoscenza della spiritualità di don Primo Mazzolari e di coglierne lo sforzo «nel faticoso ascendere verso Dio e nel non facile scendere, a braccia aperte, incontro agli uomini da lui sentiti e chiamati soltanto fratelli» (dall'Introduzione).
La raccolta è costruita in modo tale da concentrare temporalmente ciò che don Primo ha detto su uno specifico argomento. Così facendo, ogni mese viene proposto un tema attorno al quale incentrare la riflessione.
Sommario
50° Anniversario della morte di don Primo Mazzolari. Cenni biografici. Introduzione (M. R. Spingardi). Gennaio. A mensa con Dio (o della fede). Febbraio. Ribelli autorizzati (o della bontà). Marzo. L'arte dei folli (o dell'amore). Aprile. Sotto l'albero dei violenti (o del dolore). Maggio. Nell'officina degli inutili (o dell'umiltà). Giugno. Tempo di camminare (o della giustizia). Luglio. La tunica dalle maniche larghe (o della generosità). Agosto. In ferie… ma con Dio! (o della fiducia). Settembre. Trenta bacche sull'ulivo (o della pace). Ottobre. A scuola dagli "schedati" (o della testimonianza). Novembre. Naufragio della stanchezza (o della speranza). Dicembre. A cena con i senzatetto (o della solidarietà). Fonti bibliografiche.
Note sull'autore
Don Primo Mazzolari (1890-1959), prete dal 1912, dopo essere stato cappellano militare al tempo della prima guerra mondiale, trascorse la sua vita come parroco di piccoli paesi di campagna. I suoi scritti e le sue predicazioni lo imposero all'attenzione pubblica, ma attirarono su di lui anche molte misure disciplinari della gerarchia. Don Primo si sforzò di vivere e di proporre il vangelo nella sua integralità, anticipando molte acquisizioni del concilio Vaticano II. Di grande rilievo furono le sue riflessioni sulla parrocchia, sui «lontani» e sui poveri, sulla pace e la giustizia sociale.
Descrizione dell'opera
«Care mamme, dice un proverbio che di mamma ce n'è una sola, ma non è vero. Di mamme ce ne sono tante, di tutti i tipi. Tutte belle, però. Ma sono anche tutte brave? Evidentemente, come tutti, papà compresi, anche le mamme sono un cocktail di belle qualità, con qualche difettuccio più o meno vistoso. In queste Lettere alle madri della Bibbia troverete qualche spunto di riflessione sui vostri rapporti con i figli e un piccolo incoraggiamento a correggere quei pochi difetti che forse vi capita di avere» (dalla Presentazione).
Le 10 lettere, indirizzate in tono colloquiale ma rispettoso ad altrettante donne e madri della Bibbia, prendono spunto dal commento alla vicenda biblica per parlare della maternità, con tutte le sue caratteristiche. Pregi e difetti, gioie e dolori tipici della condizione di madre superano i confini dello spazio e del tempo, per diventare utili osservazioni e insegnamenti dedicati alle mamme di oggi.
Lo stile agile e spiritoso, le simpatiche illustrazioni, il formato e il prezzo ridotti ne fanno un simpatico regalo per la festa della mamma o per altre occasioni particolari.
Sommario
Care mamme. A Eva, madre dei viventi ovvero, quando si dice l'odiosità dei confronti. Ad Anna, madre di Samuele ovvero, quando un figli, purtroppo, «deve fare» nella vita quello che vuole mamma. A Sipporà, sposa di Mosè ovvero, quando i figli dei «grandi» - finalmente - non sono costretti a essere come il padre. A Betsabea, la madre di Salomone ovvero, come Dio deve sudare per salvare i figli dalle madri intriganti. Alla madre dei Maccabei ovvero, come si fanno nascere e come si allevano dei campioni. Ad Elisabetta, madre del Battista ovvero, come deve essere la mamma di un bambino che non arriverà mai primo. Ad Erodiade, madre di Salomè ovvero, come spesso - ahimè - si «usano» i figli per i propri scopi. Alla madre della moglie di san Pietro ovvero, quando la madre e la figlia sposata non capiscono niente di quello che sta succedendo. Alla madre dei figli di Zebedeo ovvero, come ci vuole un miracolo di prima classe per salvare i figli di una madre ambiziosa. A Maria di Nazaret, madre di Gesù ovvero, come con una donna semplice e vera - una s'è trovata - Dio può davvero cominciare a cambiare tutto.
Note sull'autore
Giacomo Panfilo (Vilminore - BG 1937) è sacerdote della diocesi di Bergamo. Ha ricoperto numerosi incarichi pastorali in diocesi, è stato cappellano degli emigranti in Svizzera e dal 2005 è parroco a Clusone.

