
È nuovo questo ciclo iconografico dipinto dai coniugi Paola e David La Fede per la chiesa parrocchiale di Sant'Antonio Abate a Corti di Costa Volpino (provincia di Bergamo e diocesi di Brescia); nuovo e a servizio della nuova evangelizzazione.Si tratta praticamente di sette icone (Natività, Battesimo, Crocifissione, Pantocratore, Risurrezione, Apparizione sul lago di Tiberiade, Pentecoste) che costituiscono la corona misterica sull'architrave del presbiterio della suddetta chiesa. Queste sette icone, presentate nel libro, sono completamente libere da ogni forma di archeologismo, non vengono da alcuna "moda iconografica", non copiano schemi che poi devono essere spiegati, ma nascono dal basso, cioè dal cammino di fede, dalla lettura attenta della Scrittura e dalla celebrazione comunitaria della stessa, dalla gioia di essere cristiani oggi. Sono icone nuove, nate dalla Chiesa che cammina sulla via indicata dal Concilio Vaticano II, icone per la nuova evangelizzazione. È importante, infatti, per la nuova evangelizzazione, che la comunità cristiana sia visibile, sappia manifestare in ogni ambito dell'esistenza la bellezza e lo splendore della vita in Cristo.
Lo scopo principale di questo libro è quello di velare e rivalutare il senso perduto dei numeri e delle lettere, delle figure e dei corpi geometrici, risalendo, attraverso la scoperta delle loro misteriose origini e dei loro reconditi significati, a quando, nella notte dei tempi, la divina potenza creatrice ne fece dono all'uomo. L'esame dell'autore, da molti decenni studioso della materia, si basa su una vasta conoscenza di tutti i prodotti culturali delle civiltà antiche, e ha il preciso scopo di ricondurre ad una sintesi di pensiero e a un linguaggio di tipo universale, base del progresso e dell'evoluzione dell'umanità.
Un classico insuperato di uno dei grandi maestri di arte medievale russa
Le icone russe sono una scoperta del Ventesimo secolo. È infatti soltanto dopo un’importante stagione di restauri che queste opere, pulite dagli scuri strati di vernice e dalle successive mani di pittura, hanno svelato a studiosi e appassionati d’arte il loro intrinseco valore. Fu questo un periodo di straordinario impulso nello studio di questa tradizione artistica e successivamente di scoperta da parte del pubblico, che imparò progressivamente a conoscerne la bellezza, le armoniche composizioni, le figure eccezionalmente eloquenti.
L’opera di Viktor Lazarev è un classico insuperato, impreziosito in questa edizione italiana da una ricchissima sezione di tavole a colori. La trattazione è dedicata alla storia delle icone russe dalle origini sino agli inizi del sedicesimo secolo con deliberata scelta di concentrarsi sull’“età d’oro” di quest’arte. Scritto con stile chiaro ed eloquente, il lavoro di Lazarev descrive la nascita della pittura su tavola in Russia; la tecnica e l’estetica delle icone russe; le principali scuole di produzione di icone; introduce il lettore agli artisti più importanti di questa tradizione e alle loro opere.
Le tavole a colori sono descritte da apposite schede negli apparati final.
Sant'Agostino nel 400, a proposito del tempo, scriveva che esso era stato costituito dalla divina provvidenza per la nostra salvezza. L'affermazione che la vita umana del suo svolgersi e la storia fossero inserite nell'economia (dispensatio) di salvezza gettava le basi per una visione escatologica del passare del tempo e della sua stessa esistenza. Un'operazione analoga è stata compiuta dai Padri della Chiesa riconoscendo una economia salvifica alle forme artistiche che raffiguravano l'invisibile. A seguito della crisi dell'iconoclasmo bizantino dell'VIII e IX secolo, l'affermazione dell'economia salvifica della rappresentazione artistica ha consentito all'immagine di farsi icona, consegnando alla Chiesa uno strumento pedagogico.
Una ragazza, una citta grande e deserta per il caldo estivo, un corso di iconografia, che decide di frequentare per arrrotondare" i suoi guadagni. Con questo racconto Claudia Rapetti condivide con i lettori il suo incontro con l'iconografia. "
I simboli, come spiega l'etimologia (syn-ballein = "mettere insieme"), uniscono coloro che in essi si riconoscono. Al contempo, però, gli individui uniti da certi simboli si separano da chiunque non riconosca in quei simboli la propria identità (ciò che è simbolico può essere allora anche diabolico: dia-ballein "separare"). Simili dinamiche sono ben visibili in alcune note vicende legislative e giudiziarie che mettono alla prova nelle società occidentali l'idea di laicità, come quelle che concernono il crocifisso e il velo islamico negli spazi pubblici. I saggi raccolti in questo volume intendono offrire un contributo al dibattito su tali argomenti.
"In queste pagine l'iconografo non ha proposto solo le 25 icone, che accompagnano le principali feste dell'anno liturgico, ma per ogni icona propone un brano della Scrittura, una meditazione e preghiere tratte dalla Liturgia bizantina. Il volume si propone più come itinerario personale e familiare che come percorso ecclesiale e intende educare alla contemplazione della bellezza, ricordandoci che non ogni immagine porta alla vita spirituale e orienta la fede" (M. I. Rupnik).
Da Bisanzio, dove erano arrivate dopo un lungo viaggio, le icone si radicarono in tutte le regioni in cui erano presenti comunità ortodosse. Gli iconografi seppero flettere il proprio linguaggio nelle maniere più diverse, tenendo conto delle particolarità locali e degli influssi provenienti da altri mondi artistici. In seguito, anche le avanguardie pittoriche occidentali del '800 e del '900 scoprirono soprattutto nelle icone russe affinità con la propria ricerca di superamento del visibile.
Anni addietro mons. Crispino Valenziano ebbe l'intuizione del "museo diffuso" come tipologia museale che rispondesse alle specifiche esigenze di valorizzazione e di godimento dei beni culturali ecclesiali. Il "museo diffuso" consente, appunto, che le comunità locali non siano depauperate del loro patrimonio culturale ecclesiale, con il rischio di perdere le proprie radici storiche e l'identità culturale e religiosa.
Gli antichi abitanti del Vicino Oriente pensavano che solo la benevolenza degli dèi potesse contrastare le oscure forze del caos, sempre in agguato, e assicurare la permanenza della vita e dell'ordine. La presenza del dio era quindi necessaria: egli doveva abitare fra gli uomini, avere una casa. Nella «casa» il dio veniva accudito, lavato-vestito-nutrito, oltre che venerato. Poteva uscire in visita o in processione, come nella solenne festa del Nuovo Anno a Babilonia, in cui la statua del dio Marduk, accompagnata dal figlio Nabu, seguita da tutti gli dèi venuti dalle «proprie» città e tenuta per mano dal re, lasciava la propria «casa», l'Esagil, per raggiungere la casa delle feste Akitu, sita fuori le mura. In tale modo, all'inizio della primavera, al risveglio della natura, si intendeva rinnovare ritualmente l'opera di creazione del dio. Il tempio era la «porta» con cui il cielo comunicava con la terra: attraverso di essa il dio scendeva a incontrare gli uomini. A loro volta, nel tempio, gli uomini entravano per elevarsi al dio. In esso nell'antico Egitto, quotidianamente, il Faraone, rappresentante di tutta l'umanità , offriva al dio il simbolo di Maat, personificazione della «norma», fondamento della vita cosmica e vita dello stesso Ra, ricreando ritualmente l'ordine prestabilito ed elevandosi quasi a identificarsi con l'essenza divina.
«Casa», «porta», luogo d'incontro: il tempio era chiamato dagli antichi egizi anche «Orizzonte». Dove cielo e terra sembrano unirsi. Quasi a visualizzare l'aspirazione perenne dello spirito umano, la sua irrinunciabile ricerca di una unità misteriosamente spezzata dalla colpa.
La dimensione simbolica degli animali, un tempo corrente e universalmente accettata, ha lasciato traccia nel nostro mondo moderno. Anzi, man mano che la fauna selvatica sparisce dal nostro habitat, sembra quasi che gli animali simbolici tornino sempre più a popolarlo: la colomba rappresenta i movimenti pacifisti, il cavallino rampante è l’emblema di una casa automobilistica orgoglio degli italiani, leoni leopardi lupi e aquile sono adottati dalle più agguerrite squadre di calcio. Ancora oggi additiamo negli animali lo stereotipo di vizi e virtù che contraddistinguono il comportamento umano: il coraggioso è un leone, il vigliacco è un coniglio; la ragazza intraprendente fa la civetta e il maestro chiama asini i suoi studenti.
Alla ricerca delle radici remote da cui ha tratto alimento il simbolismo animale scopriamo il ruolo centrale dell’esegesi biblica: a nessuno può sfuggire come, dalla Genesi all’Apocalisse, dal serpente al drago, la Bibbia si apra e si chiuda con una bestia-simbolo.
L’opera tratta di animali: non tutti gli animali, è ovvio, ma solo quelli che sono menzionati nella Bibbia e hanno quindi goduto dell’attenzione degli antichi esegeti. La curatrice, di cui è nota la sicura competenza in questo ambito, propone una ricchissima e accurata antologia. Due i possibili livelli di lettura: per informazione e per consultazione. Ciascun capitolo è dedicato a un animale, rigorosamente in ordine alfabetico (il volume arriva fino alla lettera G). Si possono leggere tutti, l’uno di seguito all’altro, o consultarli come voci di un’enciclopedia, a seconda dei propri interessi; si può andare direttamente agli indici, alla ricerca di un autore o una citazione specifica.
Ogni capitolo ha la medesima struttura tripartita: un’introduzione traccia brevemente la storia del simbolo animale, seguono i passi antologici suddivisi per simbologie, il corredo di note accorpate a fine capitolo fornisce il necessario complemento di passi paralleli e le spiegazioni più essenziali.
Il rigore scientifico che contraddistingue il volume e il prestigio della collana che lo accoglie non traggano in inganno: scritto con uno stile agile e accessibile a tutti, corredato sempre di traduzione per quanti non conoscono (o più non ricordano) il greco e il latino, il testo è veramente "godibile" dal più ampio pubblico.
Note sull’autore
Maria Pia Ciccarese è professore ordinario di letteratura cristiana antica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma, dove dirige il Dipartimento di studi storico-religiosi; dal 1998 è presidente della Consulta universitaria di letteratura cristiana antica. Si occupa di esegesi biblica, di escatologia e visioni dell’aldilà, di edizioni critiche di testi cristiani; da oltre dieci anni pubblica contributi sul simbolismo cristiano degli animali. Ha curato i volumi: Il "Contra adversarium legis et prophetarum" di Agostino, Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Roma 1981; Visioni dell’aldilà in Occidente. Fonti modelli testi, Biblioteca patristica n. 8, Firenze 1987; La Letteratura cristiana antica nell’Università italiana, Letture patristiche n. 5, Fiesole 1998.

