
Più di vent'anni di laboriosa redazione per un' opera importante e attesa, nella quale Agostino dà una risposta fiduciosa alle difficoltà della ragione e introduce alla vita di comunione con la Trinità. Queste pagine fondono insieme l'indagine del filosofo, l'acume del teologo e l'ardore del mistico.
"Consigli e ricordi" è stato composto da Celina, sorella di Teresa di Lisieux, attingendo al proprio diario personale - redatto in parte quando la santa era ancora in vita -, alle proprie deposizioni preparate in vista dei Processi Canonici e ad alcuni ricordi. Completamento ideale della "Storia di un'anima", è una raccolta di aneddoti che ritrae Teresa di Lisieux (1873-1897), appena ventenne, nel suo impegno di maestra delle novizie, impegno che seguirà fino alla morte.
Considerato già dai contemporanei un'autentica autorità in materia di teologia, tanto da meritare unanimemente il soprannome di «Teologo», in realtà il contributo offerto da Gregorio Nazianzeno in campo dottrinale non è significativo tanto sul piano speculativo quanto piuttosto sul piano intellettuale. E, la sua, una teologia di testimonianza, «operaia», che nasce da un'intensa attività svolta concretamente a sostegno della Chiesa e del cristianesimo ortodosso. In questo senso la teologia di Gregorio Nazianzeno corona la sua attività pastorale e riconduce al cuore della sua spiritualità. Nelle cinque orazioni e nelle tre epistole «teologiche», considerate tra i migliori prodotti dell'eloquenza teologica del IV secolo, Gregorio difende l'ortodossia nicena e contribuisce alla definizione del dogma di fede con la passione, la lucidità e il vigore di sempre. In appendice i Carmina Arcana, poesie di altissimo pregio sul piano della storia della cultura, nobilitate dall'orgoglioso tentativo di dare forma e dignità al genere letterario della poesia cristiana.
Composti intorno al 364-367 d.C., i Commenti ai Salmi di llario di Poitiers rappresentano il primo commento in lingua latina che l'antichità cristiana abbia lasciato del Salterio. Scritto al rientro dall'esilio in Asia Minore, dove Ilario era entrato in contatto con l'universo teologico orientale e con la tradizione esegetica origeniana, il presente commento si ispira, ma con un atteggiamento libero e originale, all'imponente lavoro esegetico di Origene sui Salmi, andato perduto. Secondo il metodo allegorico dell'Alessandrino e con l'intento di offrire spunti significativi di insegnamento, Ilario legge il Salterio mettendòlo in relazione con l'annuncio evangelico in modo che «con la voce di qualunque persona lo spirito. profetico abbia parlato, tutto sia riferito in ogni caso alla conoscenza della venuta del Signore» come egli stesso precisa nel Prologo.
Composti intorno al 364-367 d.C., i Commenti at Salmi di Ilario di Poitiers rappresentano il primo commento in lingua latina che l'antichità cristiana abbia lasciato del Salterio. Scritto al rientro dall'esilio in Asia Minore, dove Ilario era entrato in contatto con l'universo teologico orientale e con la tradizione esegetica origeniana, il presente commento si ispira - ma con un atteggiamento libero e originale - all'imponente lavoro esegetico di Origene sui Salmi andato perduto. Secondo il metodo allegorico dell'Alessandrino e con l'intento di offrire spunti significativi di insegnamento, Ilario legge il Salterio mettendolo in relazione con l'annuncio evangelico in modo che come egli stesso precisa nel Prologo -: «con la voce di qualunque persona lo spirito profetico abbia parlato, tutto sia riferito in ogni caso alla conoscenza della venuta del Signore».
Teodoreto di Cirro inizia la grande serie dei commenti ai profeti dell'Antico Testamento con il Commento a Daniele, composto con ogni probabitità negli anni 432-434, nel periodo di calma che intercorre tra le decisioni del concilio di Efeso e il cosiddetto Atto d'unione. Uno dei motivi della composizione del commentario è il rifiuto giudaico di annoverare il Libro di Daniele tra quelli profetici, oltre al desiderio di confutare le esegesi giudaizzanti dei Padri antiocheni, che inclinavano pericolosamente al riconoscimento della deuterocanonicità di Daniele. Teodoreto conduce la propria esegesi con un metodo fondato sul letteralismo, senza trascurare la contestualizzazione storica degli eventi profetizzati, ma esplicitando fin da principio il ricorso alla lettura secondo il senso figurato, che praticherà soprattutto in relazione alle visioni che Daniele riceve dal capitolo 7 in poi. Nel Commento si può inoltre rintracciare un esempio di lettura tipologica, limitatamente alla querelle dell'identificazione di Antioco IV Epifane con l'Anticristo: il tema era stato di battuto nei secoli precedenti dagli esegeti cristiani e dai polemisti pagani, ed era fondamentale per confermare o meno la veridicità del testo profetico. Teodoreto s'impegna così nella legittimazione di un'esegesi tipologica, che accerti senz'ombra di dubbio il legame fra l'esecuzione materiale della volontà di Dio nell'antico Patto e quella pienamente spirituale della nuova Alleanza in Cristo. Il Commento a Daniele è una delle prove esegetiche più vivaci di Teodoreto di Cirro, in cui l'autore affronta le questioni più controverse e dibattute del libro con metodo sicuro, al fine di dimostrare la veridicità delle profezie messianiche del testo.
Alethia (La verità), componimento in versi in tre libri di Claudio Mario Vittorio, poeta e retore vissuto nel V secolo di cui si hanno pochissime notizie, fu composto nel periodo delle invasioni barbariche, anni di angoscia e di smarrimento, durante i quali anche i cristiani più convinti, di fronte ai massacri dei vecchi e dei bambini e alle distruzioni delle chiese, accusarono il Creatore di essere ingiusto e di averli abbandonati. Per ribattere a queste "accuse" il poeta ricorre alla testimonianza della Bibbia, e nel rileggere i primi diciannove capitoli della Genesi evidenzia come, nonostante l'umanità sia sempre incline a compiere il male, Dio invece sia sempre rimasto fedele alla sua volontà di salvare il genere umano: Adamo, che ha trasgredito la legge, non solo viene perdonato, ma è addirittura restituito alla vita eterna dal Signore, e Caino, che pure ha ucciso il fratello, è confortato dalla presenza di una compagna fidata che lo assiste, alleviando le sue pene, sperimentando così che il favore divino non viene meno nemmeno a coloro che sono stati condannati. Anche nell'episodio del diluvio universale, in cui perirono tutti gli esseri viventi, l'attenzione è puntata sulla scelta divina di far rinascere il genere umano, più degno del precedente, da Noè e su come Dio salvò il patriarca e la sua famiglia dalla furia delle acque. La bontà di Dio nei confronti dell'umanità, tema che, esplicitamente o no, ritorna in tutto il poema costituendone il leitmotiv, è dunque la "verità" che Mario Vittorio vuole insegnare ai suoi lettori. Conoscerla, secondo il poeta, è fondamentale, nonostante il male che dilaga nel mondo: questa consapevolezza, infatti, infonde speranza e fiducia e spinge l'uomo ad abbandonarsi con assoluta fede (come aveva fatto Abramo) agli imperscrutabili disegni divini.
Tra i dodici profeti minori quello che suscita maggiori curiosità per le vicende di cui è protagonista è sicuramente Osea, il profeta che riceve da Dio il compito di sposare una prostituta, Gomer, per generare da lei una progenie. Dall’unione con la donna nascono tre figli. In seguito Gomer, tornando alle antiche abitudini, tradisce Osea e lo abbandona. Le disgrazie matrimoniali del profeta, narrate nei primi tre capitoli del libro, sono la chiara allusione ai tradimenti del popolo di Israele nei confronti di Dio, cioè alle continue trasgressioni dell’alleanza stipulata ai piedi del Sinai. Il commento di Girolamo in tre libri è un’originale fusione di componenti di origine varia: tradizione rabbinica, esegesi patristica (Orige-ne su tutti) e cultura classica profana. Girolamo parte dal confronto condotto versetto per versetto tra la propria traduzione dall’ebraico e quella dei Settanta e fa spesso ampio ricorso agli Hexempla di Origene, applicando scrupolosamente i procedimenti della filologia di allora. Tuttavia non si limita ad una mera apologia della propria versione biblica, ma fornisce una puntuale interpretazione attuata su un doppio livello, l’uno storico-letterale e l’altro allegorico, senza sacrificare il primo al secondo.
La vicenda della teologia trinitaria nel corso del XX secolo è strettamente legata all'evento del Concilio Vaticano II e al dibattito teologico che esso ha saputo suscitare. In quell'epoca, infatti, si sono verificati i cambiamenti più significativi che hanno determinato il rinnovamento di tutto il discorso trinitario, soprattutto in corrispondenza del ripristino o della riconsiderazione delle fonti bibliche e patristiche, non più viste come dieta probantio di un discorso elaborato altrove, ma considerate come i veri e propri fondamenti della riflessione trinitaria. Tra le fonti patristiche, un posto di rilievo spetta sicuramente al De Trinitate di sant' Agostino, opera che ha suscitato un ampio dibattito lungo tutto il XX secolo sia a livello del metodo seguito dall'Ipponate nel presentare la sua riflessione sia a livello dei singoli contenuti. Entro tale quadro di riferimento, il presente studio mette in evidenza due questioni principali: da un lato le diverse interpretazioni che sono state date del pensiero trinitario dell'Ipponate, verificando la consistenza di alcune linee storiografiche di interpretazione, al di là degli scherni che a lungo sono stati ripetuti, dall' altro una ricomprensione e un approfondimento delle tematiche proprie dell' attua le ricerca teologica, ponendo al centro della ricerca il pensiero di sant' Agostino e dunque rendendo possibile una valutazione più equilibrata del valore perenne e della novità che esso porta con sé. Dal punto di vista del metodo, le dimensioni privilegiate sono sostanzialmente tre: la prospettiva storica, una riflessione a carattere prettamente ermeneutico e la dimensione speculativa, confermando ancora una volta che il De Trinitate, per la sua poliedricità, non può essere avvicinato con un solo metodo o letto secondo un'unica prospettiva, se non si vuole ca dere nelle medesime difficoltà riscontrate nelle diverse interpretazioni che di esso sono state date.
Testo "base" della vita monastica agostiniana, in quanto codice stabile di leggi fissate da sant'Agostino per orientare e organizzare la vita comune, la Regola "nasconde" in realtà una ricca dottrina spirituale e una solida teologia della vita religiosa. I suoi precetti, non molti ma essenziali, danno alla vita religiosa un orientamento forte, sicuro, moderno, che fa leva sull'organizzazione della vita in comune e sulla carità che di tutti fa un sol cuore e un'anima sola (Atti 4, 32). Rivela una conoscenza profonda del cuore umano e un'intuizione sicura delle esigenze più vere della vita consacrata. Moderazione e austerità, interiorità e ricerca del bene comune, amicizia schietta e ascesa costante verso Dio, autorità umile ed efficiente e fraternità sincera si fondono in essa per creare un equilibrio mirabile, quell'equilibrio sapienziale che è proprio del Vescovo di Ippona. Ne risulta un quadro spirituale che è insieme profondamente umano e autenticamente evangelico.
Le piu belle parole di Giovanni Maria Vianney, ricordato semplicemente come il Curato d'Ars.
La «Piccola Biblioteca Agostiniana» (PBA) offre ai lettori testi italiani (opuscoli o pagine antologiche) della «Nuova Biblioteca Agostiniana» (NBA) corredati di ampie ed esaurienti introduzioni, su argomenti di particolare interesse. Dopo la conversione - e la lettura dell' Ortensio di Cicerone -, Agostino affronta nelle pagine de I Soliloqui due grandi temi: Dio e l'animo umano, la verità trascendente e l'interiorità razionale dell'uomo. Unico, invece, è il suo anelito: la preghiera di lode e di ringraziamento; e la caratteristica più profonda del pregare sta nel desiderio che dispone l'interiorità dell'animo all'ascolto di Dio, il bene da chiedere nella preghiera è di superare il proprio essere per comprendere il Sommo Bene, la vita vera.

