
Nel cuore di Palermo, sotto il grande appartamento degli Olivares, batte il cuore di un drago fiammeggiante: è la macchina che tosta dalla mattina alla sera il caffè, spandendo per le vie del quartiere un profumo intenso fino allo stordimento. È tra le pareti della torrefazione che cresce Genziana, il più bel fiore tra i figli di Roberto Olivares, che ha chiamato come lei la qualità più pregiata di caffè. La vita scorre nell'abbondanza e nella certezza che il futuro non riservi sorprese perché Viola - sensuale e saggia matriarca - sa prevederlo leggendo i fondi di caffè. Ma proprio quando Genziana si appresta alla fioritura della giovinezza irrompe la guerra, e con essa la fame e la distruzione destinate a cambiare per sempre le sorti della città. Improvvisamente Genziana si ritrova sola, il grande drago sbuffante è costretto a fermarsi. Palermo, intorno, è un immenso teatro di macerie, una meravigliosa creatura ferita che deve capire come rinascere dalle proprie ceneri. "La tua fortuna saranno le femmine, la tua sicurezza il caffè" aveva detto Viola alla figlia scrutando il fondo della sua tazzina. Armata unicamente di queste parole, Genziana compie un lungo cammino, che la porta lontano senza mai allontanarsi dai Quattro Mandamenti di Palermo. Una folla di personaggi umili ma capaci di profonda umanità, l'incontro con una donna venuta dal Nord, le attenzioni del mafioso Scintiniune, l'amore per Medoro: tutto sarà per lei lievito di cambiamento...
1938. Nell'anno in cui il duce emana le leggi razziali e il rombo della guerra si fa sempre più vicino, la giovane studiosa di storia dell'arte Letizia Cantarini lavora con passione al restauro di un palazzo nobiliare vicino a Roma insieme a due colleghi. Dietro una parete, i tre scoprono una stanza segreta dove giacciono i resti di una donna murata viva circa cinquecento anni prima. Sul pavimento, accanto alla condannata a morte, di cui ancora si scorgono lembi di tessuto rosso come la porpora, alcuni fogli: le sue memorie e un enigma. Letizia però non ha il tempo di studiare le carte della misteriosa "Dama rossa" vissuta alla corte di Alessandro VI Borgia, che un gruppo di miliziani fascisti, guidati dall'affascinante capitano de' Risis, giunge a interrompere i lavori. È evidente che il ritrovamento della camera segreta desta un interesse non solo archeologico. Letizia e i colleghi capiscono di aver portato alla luce non tanto i resti del tesoro degli Olgiati - la famiglia cui apparteneva il palazzo - ma qualcosa di ben più prezioso. Inizia così una fuga indiavolata, un'avventura travolgente che vedrà i tre amici alle prese con un favoloso rompicapo: una sciarada composta nel Rinascimento che li porterà fino in Spagna, all'Alhambra, sulle tracce della Dama rossa e di un inimmaginabile tesoro. I protagonisti, separati dagli eventi - uno dei tre è ebreo e dovrà nascondersi dal furore fascista -, rischieranno la vita per scoprire e proteggere lo straordinario segreto.
I racconti, ci dice Doctorow, sono intraprendenti. Si presentano all'autore senza essere stati sollecitati, si impongono con i loro personaggi e le loro ambientazioni, obbligano a mollare tutto e mettersi a scrivere, prima che svaniscano come un sogno. Dai sobborghi di New York al Midwest, dall'Ovest selvaggio fino all'Europa. Dall'Ottocento a un indeterminato futuro. Storie non accomunate né dai tempi né dai luoghi, ma piuttosto dall'irriducibilità dei loro protagonisti: tutti individui che, per una ragione o per l'altra, si trovano segregati e in conflitto con il proprio ambiente originario, impegnati in una lotta personale contro il mondo che li circonda. Un uomo, alla fine di un giorno di lavoro qualsiasi, decide di sottrarsi alla comoda vita di borghese upper-class e si trasforma in un mendicante che rovista tra la spazzatura nello stesso quartiere benestante dove abitava prima. Uno studente decide un po' per posa un po' per curiosità di andare a lavorare come lavapiatti, e prima di accorgersene si ritrova sposato a una bellissima bionda dell'Est europeo e legato a doppio filo a un'impresa criminale. E poi c'è una difficile relazione di coppia che precipita nel momento in cui un perfetto sconosciuto entra in casa e afferma di essere cresciuto in quelle stanze... In questi racconti misteriosi, Doctorow mette in atto l'esercizio che gli riesce meglio: si pone all'altezza dei propri personaggi, conosce il loro ambiente, le paure e frustrazioni di ognuno di loro, e li segue...
L'umanità cantata da Tess Gallagher è quella che abita un quotidiano che all'improvviso si apre verso l'infinito. Vedove, uomini soli e annoiati, cittadine in cui non succede nulla, vite qualsiasi - e per questo uniche rivoluzionate dall'emergere di una crisi improvvisa, da uno scoppio di violenza rivelatrice, da un incontro con un amico o uno sconosciuto che diventa epifania. Come il racconto della visita di Norman, un amico cieco, che insegna alla coppia di protagonisti quanto da temere non sia la cecità fisica ma "la cecità al mondo dei sogni": lo stesso episodio alla base di "Cattedrale", il racconto del marito della Gallagher, Raymond Carver. "Viole nere" riunisce tutto il meglio della produzione narrativa e poetica di Tess Gallagher, restituendo al lettore italiano un'immagine completa del vasto universo creativo e sentimentale della poetessa statunitense. Le poesie presentano il testo inglese a fronte.
Dalle grandi praterie annerite da immense mandrie di bisonti, agli smisurati ranch di proprietà di un pugno di allevatori che regnavano come monarchi assoluti su schiere di vaqueros, al paesaggio arido e desolato punteggiato dalle torri dei campi petroliferi, la storia del Texas occidentale è la storia di un susseguirsi di massacri, la storia di una terra strappata di mano più e più volte nel corso delle generazioni. E inevitabilmente anche la storia dei McCullough, pionieri, allevatori e poi petrolieri, è una storia di massacri e rapine, a partire dal patriarca Eli, rapito dai Comanche in tenera età e tornato a vivere fra i bianchi alle soglie dell'età adulta, per diventare infine, sulla pelle dei messicani e grazie ai traffici illeciti fioriti nel caos della Guerra Civile, un ricchissimo patròn. Ma se Eli McCullough, pur sognando la wilderness perduta, non esita ad adattarsi ai tempi nuovi calpestando tutto ciò che ostacola la sua ascesa, suo figlio Peter sogna invece un futuro diverso, che non sia quello del petrolio che insozza la terra e spazza via i vecchi stili di vita, e non può che schierarsi con trepida passione dalla parte delle vittime. La storia, però, la fanno i vincitori, ed ecco allora Jeanne, la pronipote di Eli, magnate dell'industria petrolifera in un mondo ormai irriconoscibile, in cui di bisonti e indiani non c'è più neanche l'ombra, e i messicani sono stati respinti al di là del Rio Grande...
Distaccato e sveglio, divertente e un po' cinico, sempre su di giri, Vittorio Vicenti - o Vic Vincent, come lo chiamano in America - è uno che si butta, nella vita e con le donne. "Tretrecinque" è la sua storia, cosí come ce la racconta lui: gli anni scintillanti e quelli piú scriteriati e difficili. L'esistenza avventurosa, e ordinaria, di un italiano che resta tale anche quando viene scagliato lontano nel mondo. Dall'età della scuola, nel Piemonte degli anni Cinquanta, agli Stati Uniti del XXI secolo. Quella di Vittorio Vicenti è un'esistenza segnata da un formidabile talento musicale e da una chitarra elettrica, la Gibson tretrecinque, di cui diventa, forse suo malgrado, un virtuoso. È la tretrecinque a strapazzarlo di città in città, di decennio in decennio, e lui è il tipo d'uomo che lascia succedere le cose. Che vive ai margini dei luoghi che contano, condannato alla provincia ovunque si trovi. Che non transita nel tempo perfetto in cui gli eventi memorabili accadono. La sua è una corsa senza respiro che non concede neanche un attimo per voltarsi indietro.
Lorca ha quattordici anni, molti sogni e un solo grande amore: una madre distante come le stelle nel cielo, con una carriera di chef che sembra essere più importante di qualunque cosa, anche della figlia. È per questo che da un po' anche Lorca sperimenta in cucina: per stupire la madre, e farsi regalare quell'attenzione di cui ha bisogno come dell'aria. E così, giorno dopo giorno, inforna croissant, miscela ingredienti, impara i nomi di aromi e spezie. Finché, ascoltando i discorsi della madre, scopre che esiste un piatto speciale, dal nome difficile e dal sapore delicatamente speziato, che la mamma ha assaggiato solo una volta, tanti anni fa, e mai più riprovato. Si chiama masgouf, ed è un piatto che arriva dall'Iraq. Lorca decide che è con questa misteriosa ricetta che riconquisterà sua madre, riportandole il sapore di quei giorni perduti. Ed è così, cercando qualcuno che conosca l'Iraq e i suoi piatti a base di menta, curry, zafferano, che Lorca incontra Victoria: una vecchia signora di Baghdad, che dà lezioni di cucina... Tra le due nasce un legame speciale, un'amicizia che colora le loro giornate e va ben al di là di quella ricetta che ormai, per Lorca, assomiglia più a una formula magica. Ma Victoria ha in serbo per lei molte sorprese: perché custodisce un segreto doloroso e inafferrabile, che le toccherà entrambe molto da vicino.
Dopo più di vent'anni il mitico Bar Sport e i suoi magnifici eroi hanno subito le trasformazioni del tempo: la proverbiale pasta Luisona è scomparsa, nel Bar Veramente Fico adesso espongono brioche invisibili a occhio nudo; tra gli avventori nessuno ha più una colorazione naturale, e si possono ammirare le abbronzature color albicocca o vitel tonné maschili piuttosto che i color biscotto dei fard e dei Caraibi femminili; nuovi elementi, tra cui spiccano i tristemente noti cellularisti, abilissimi nel rispondere al trillo nelle situazioni più impervie. E poi le evoluzioni delle creature perenni da bar: l'uomo invisibile che passa ore davanti al bancone tentando di farsi servire un caffé, l'incazzato da bar, le vecchiette dell'angolino...
"Questa stanza è come la mia anima: sporca e disordinata". L'anima di Arthur Maxley è opaca, stretta nell'incertezza della giovane età e in una biografia familiare amara, dove la protezione dei genitori si è polverizzata quando era ancora un ragazzino. Arthur spende la giornata estiva che fa da cornice a questo romanzo breve a San Francisco: qui ci sono le feste di Max Evartz, dove si beve troppo, e l'amico Stafford Lord, sempre in ritardo e terribilmente lamentoso, un giovane viziato da sogni irrealizzabili. Ma non sono le frequentazioni quanto i pensieri ad affollare la mente di Arthur, frammenti di ricordi di un'infanzia che ha al centro una voragine, una madre perduta senza sapere quale sia stata la causa e un padre, uomo d'affari sempre in giro per i continenti, il quale proprio in questo giorno è in città e propone al figlio un incontro. Ed è allora che le parole non si trovano e quelle che vengono pronunciate sono troppo poche e deboli, in un dialogo che non concede nulla al rapporto tra un genitore e un figlio. È a partire da Luisant's, un club immerso nelle strade della metropoli, che consuma la notte e la delusione, un cocktail dopo l'altro con una donna che diventa compagna di solitudini e seduzioni.
Il bandito Bantine Bagolaris ritorna a Maragolò, in Barbagia, con un proiettile confitto in testa. Vuole raccontare al figlio il destino che gli ha segnato l'esistenza, ma lo farà solo a patto che il figlio giuri di non rivelare mai la sua confessione. Sappiamo così che il giovane Bantine, appena sposato ed entrato nella criminalità locale, deve affrontare un lungo periodo di latitanza, minacciato dalla ricca famiglia dei Gunzanes. Primula Rossa della Barbagia, Bantine viene poi identificato ed è costretto a riparare nel continente. Giunto a Roma, viene preso sotto l'ala protettrice del bandito er Fiamma e fa banda con Alfio er Cannoniere, Serafino er Corvetto e Peppe er Giunco, eseguendo ordini che arrivano da sempre più lontano. Uniti da un legame solido e misterioso, i Quattro dell'Apocalisse, come sono stati ribattezzati, non hanno più bisogno di mediazione: credono di poter agire da soli, ma soprattutto conferiscono sempre più alle loro gesta il crisma dell'atto di giustizia contro la ricchezza e contro i potenti. Ed è proprio allora che torna il fantasma di Celestinu Gunzanes. Romanzo d'azione, di vita e malavita, "La quinta stagione è l'inferno" cerca nell'allucinazione della memoria il filtro che accende il delirio, il delitto, l'amore che gonfia il petto, e la musica della giovinezza. Salvatore Niffoi inventa una nuova terra che non è solo Barbagia e non è soltanto la campagna del Centro Italia: siamo in un Texas interiore dove l'atrocità si imbeve della luce della giustizia...
Il Mediatore fa un mestiere delicato quanto insano: evitare massacri tra clan e famiglie, spesso scatenati da motivi di interesse o assurdi equivoci; in questo caso, tenta di scongiurare un conflitto scaturito dal duplice, insensato sequestro di una ragazza e un ragazzo, appartenenti a due famiglie nemiche eppure legate da radici comuni. Peccato che ormai entrambi i giovani siano morti, e si tratti di restituire i cadaveri alle rispettive famiglie evitando di accendere la scintilla fatale. In una metropoli senza nome che assomiglia molto a una Città del Messico insolitamente spettrale e inquietante, su cui aleggia il sottile inganno di un'epidemia da manipolazione di massa, il Mediatore si muove cauto, contagiato dalla desolazione che pervade ogni angolo di strada e, malgrado tutto, forte di un'etica che lo squallore e le miserabili motivazioni dei contendenti non riescono a intaccare. Dopo le atmosfere rarefatte dei suoi romanzi di frontiera, nei paesaggi desertici e polverosi al di qua e al di là del confine con gli Stati Uniti, Yuri Herrera narra le viscere della megalopoli per eccellenza, qui descritta come un'eterna periferia. Nel farlo conferisce una dignità intrisa di fatalismo ma mai di rassegnazione a personaggi di sconfitti, per i quali la sopravvivenza sembra un semplice capriccio del destino.
Nei due estremi e intensissimi anni della sua vita (1955-57) Giuseppe Tomasi di Lampedusa mise insieme non solo gli otto capitoli del "Gattopardo", ma anche tre racconti e uno scritto di carattere autobiografico. Solo recentemente, però, in seguito al ritrovamento di alcuni manoscritti originali, è stato possibile sottoporre i testi brevi a una rigorosa verifica filologica e, in particolare, ricostruire nella loro interezza i "Ricordi d'infanzia", che ora acquistano una maggiore corposità. Il presente volume si apre appunto con i "Ricordi d'infanzia", scritti nell'estate del '55, che, come spiega Gioacchino Lanza Tomasi nella prefazione, "ci dischiudono il laboratorio dello scrittore al tempo del 'Gattopardo'". Segue "La gioia e la legge", un breve apologo, perfetto di tono e di misura. Ma il racconto più celebre della raccolta è senza dubbio "La Sirena" (precedentemente con il titolo imposto dalla vedova dell'autore, "Lighea"), scritto dopo una gita lungo la costa meridionale della Sicilia. Al centro della favola, al limite tra il reale e il surreale, si accampa un personaggio formidabile: il vecchio professor La Cura, il quale, da giovane, conobbe l'amore della Sirena, e non poté più gustarne altro. Chiude il libro "I gattini ciechi", che, dei tre racconti, è il più vicino come materia al "Gattopardo", sebbene sia nato come capitolo iniziale di un nuovo romanzo, del quale ha mantenuto il titolo. Introduzione di Gioacchino Lanza Tomasi.

