
Dopo aver raccontato in "Mezzanotte nel giardino del bene e del male" il fascino di Savannah, la città sull'Oceano Atlantico in Georgia, John Berendt decide di dar voce al mistero, alla magia, alla decadenza di Venezia, eterna vittima di stereotipi e luoghi comuni. Il suo libro è l'anatomia di una città di maschere e di enigmi, di un labirinto di calli e canali, di un immenso museo dove i tesori vanno in briciole. Il filo conduttore sono le vicende del Gran Teatro La Fenice, distrutto da un catastrofico incendio doloso il 29 gennaio 1996. Berendt arriva a Venezia tre giorni dopo, ed è testimone dello sgomento della cittadinanza, delle indagini, della tormentata ricostruzione.
Frugando tra vecchie cose, un figlio ritrova il quaderno della madre, un erbario che è anche un diario. E risponde con una lunga lettera che inizia con "Cara mamma" e che prosegue con il fiotto dei ricordi, il cumulo di esperienze vissute, il mistero che nascondono, le fantasie che accendono. Sono soprattutto gli anni dell'infanzia e della prima adolescenza che s'impongono, gli anni di una guerra attraversata con candore e ingenuità tra Milano e i paesi degli sfollati, in una famiglia su cui incombe la disattenzione paterna. Disattenzione che tuttavia non basta a soffocare l'estro di una donna che insegue il sogno di classificare la natura e i suoi fiori.
Nazionalismo, letteratura, attrazione per la morte: in questa opera Marguerite Yourcenar esplora i temi della vita e dell'opera di Yukio Mishima, lo scrittore giapponese che si diede la morte con uno spettacolare harakiri nel 1970, a soli 45 anni, dopo aver terminato il suo testamento spirituale, la tetralogia de "Il mare della fertilità".
Un alone di mistero circonda da sempre i fatti accaduti nelle poche, terribili, convulse ore di Dongo. A distanza di anni nessun enigma è stato risolto tranne, forse, grazie a questa indagine di Luciano Canfora, la presenza di Goffredo Coppola (filologo valente della prima metà del Novecento) nella colonna Mussolini e quindi davanti al plotone d'esecuzione. La fine di Coppola è per Canfora l'inizio di una storia ripercorsa a ritroso in cui entrano in scena i protagonisti della vicenda - "mostri sacri" dell'accademia italiana fra le due guerre, da Pasquali a Vitelli, fino alla figura misconosciuta di Medea Norsa - che ruota attorno alla scoperta di un papiro greco di enorme importanza.
Nei mesi che precedettero il suo arresto e la deportazione ad Auschwitz, Irène Némirovsky compose febbrilmente i primi due romanzi di una grande "sinfonia in cinque movimenti" che doveva narrare, quasi in presa diretta, il destino di una nazione, la Francia, sotto l'occupazione nazista: Tempesta in giugno (che racconta la fuga in massa dei parigini alla vigilia dell'arrivo dei tedeschi) e Dolce (il cui nucleo centrale è la passione, tanto più bruciante quanto più soffocata, che lega una "sposa di guerra" a un ufficiale tedesco). Pubblicato a sessant'anni di distanza, Suite francese è il volume che li riunisce.
"Il fidanzato di mia madre si è preso una cotta per me e lei mi ha mandato a vivere con papà". Come i lettori hanno modo di scoprire fin dalla prima riga, Jasira, l'adolescente protagonista di questo romanzo, tende a saltare i preliminari. Ma forse sa che non esiste un modo piacevole, o garbato, o indolore, per dire quello che ha da dire: quindi lo dice e basta. E ci parla di papà, appunto, un ingegnere spaziale che lavora a Cape Canaveral ma ha nel sangue, e nelle mani, la violenza del Medio Oriente da cui proviene; del signor Vuoso, patriottico e muscoloso vicino di casa e collezionista di "Playboy", dei compagni di scuola che la chiamano "beduina", di giochi che un tempo si sarebbero detti proibiti e di molto altro ancora.
Rimasta orfana a sedici anni, Edmée arriva alle Irrigations, l'immensa proprietà dello zio materno a Neeroeteren, nella provincia belga del Limburgo: "terre basse, con filari simmetrici di pioppi interrotti qua e là dalla macchia nera di un bosco di abeti"; anche il cielo è basso e grigio, e in fondo, lungo i canali, scivolano lentamente le chiatte. Edmée è graziosa, minuta, pallida, quasi anemica e non parla una parola di fiammingo - ma ha una volontà di ferro, ed è abituata a farsi obbedire. Non ci vorrà molto perché entrambi i cugini si lascino ammaliare dal fascino acerbo, ambiguo, di quella creatura inquietante e dominatrice, così diversa da loro. E il dissidio tra i fratelli rivali non potrà che sfociare in tragedia.
L'infanzia segnata dalla guerra, il desiderio di vivere ascoltando e raccontando storie, il teatro, gli incontri, i viaggi attraverso i cinque continenti, di stazione in stazione. E poi l'impegno civile, lo sguardo attento alle ingiustizie del presente: la guerra, il terrorismo, le offese ai bambini, alle donne, alla natura. Dacia Maraini parla di sé, delle tappe e delle ragioni di un lungo percorso di scrittura e di vita. Con la passione e la sensibilità che mette in gioco nei suoi romanzi e nel dialogo generoso con migliaia di lettori in tutto il mondo.
Leo Gursky fa del suo meglio per sopravvivere; vive alla giornata, emarginato in una città enorme come New York, legge i libri del figlio, che è un famoso scrittore ma che non lo conosce, e ogni sera batte alcuni colpi sui tubi della caldaia di casa, per fare sapere al suo vicino che è ancora vivo. Ma la sua vita non è sempre stata così. Quando ancora era giovane, ebreo nella Polonia degli anni Trenta in cui era nato, Leo Gursky si era follemente innamorato di Alma e aveva scritto un libro in yiddish, "La storia dell'amore", racconto di quel suo impossibile sentimento. E Leo non sa che, nonostante le fughe e le persecuzioni subite dai suoi protagonisti, quel libro esiste ancora... Nicole Krauss è nata nel 1974 a New York, dove vive, da una famiglia ebraica.
"Nonostante l'apparenza, quest'opera non è un libro, ma una presa di posizione: una forma di vita, un modo di pensare, di guardare, di incamminarsi. Il motivo conduttore che lo anima trae origine dall'incipit di un'egloga di Virgilio, Lentus in umbra: chi sta percorrendo la propria esperienza di scrittura e di vita, sa che le parole non sono semplicemente a sua disposizione, ma vanno scoperte "lentamente nell'ombra". Poiché solo chi dona l'ombra alla sua parola le dona anche il senso. Questo nuovo libro di Handke irradia una forza inafferrabile: essa racchiude tutta l'esperienza poetica che è all'origine delle opere che ha fatto nascere, così come della vita che avrà fatto pulsare con la loro lettura." (Paolo Perticari)
Immagina di essere sveglio in una notte afosa. Immagina di amare ancora chi ti ha lasciato da due mesi. Immagina che sia proprio il tuo amore a telefonarti, in quella notte di desiderio e di abbandono. Ma non telefona per chiederti perdono. Telefona per dire addio, a te e alla vita. E allora non potrai che parlargli, parlargli e parlagli ancora, perché sai che è l'unico modo per ancorarlo alla vita. Ma, mentre gli parli al telefono, riuscirai a raggiungerlo, nella sua città, prima che sia troppo tardi?
Min Yoseop, un ex sacerdote, viene trovato morto. Un detective, il sergente Nam, nato in una famiglia povera, aspirante scrittore, che si è adattato all'impiego di poliziotto, cerca di scoprire l'identità del colpevole ricostruendo la vita dell'uomo. Viene a scoprire che dopo un'iniziale adesione alla chiesa, Min Yoseop aveva rifiutato le istituzioni ecclesiastiche, aveva avuto una relazione con una donna sposata, poi con una giovane, infine con una prostituta di Seul. Ma, ogni volta che si profila un possibile assassinio, l'ipotesi dell'investigatore crolla. Ultima possibilità: indagare su un manoscritto lasciato da Min, un romanzo che costruisce un parallelismo tra la vita di Assuero, alter ego dell'ex sacerdote, e Gesù.

