
Jim Hawkins vive in una locanda affacciata sul mare. Entrato fortunosamente in possesso della mappa che rivela il luogo dove un leggendario pirata ha nascosto il suo bottino, si imbarca con l’equipaggio di una goletta diretto verso un’iso la dei Mari del Sud alla ricerca del tesoro. Lo attendono pericoli, avversari senza scrupoli e colpi di scena e, soprattutto, l’incontro con Long John Silver, l’ambiguo marinaio con una gamba sola. Con questo straordinario romanzo d’avventura, mappe e tesori sepolti, pirati e isole misteriose fanno il loro ingresso nella letteratura e nell’immaginario collettivo per non uscirne mai più.Jim Hawkins vive in una locanda affacciata sul mare. Entrato fortunosamente in possesso della mappa che rivela il luogo dove un leggendario pirata ha nascosto il suo bottino, si imbarca con l’equipaggio di una goletta diretto verso un’iso la dei Mari del Sud alla ricerca del tesoro. Lo attendono pericoli, avversari senza scrupoli e colpi di scena e, soprattutto, l’incontro con Long John Silver, l’ambiguo marinaio con una gamba sola. Con questo straordinario romanzo d’avventura, mappe e tesori sepolti, pirati e isole misteriose fanno il loro ingresso nella letteratura e nell’immaginario collettivo per non uscirne mai più. Età di lettura: da 9 anni.
In un villaggio prossimo alla città costiera di Putian, nella Cina meridionale, all’inizio del XX secolo, Yong Sheng è figlio di un cesellatore e carpentiere che fabbrica fischietti per colombe addomesticate. Gli abitanti adorano questi fischietti che, legati alle penne degli uccelli, fanno sentire meravigliose sinfonie girando sopra le case. Andato a pensione presso un pastore americano, il giovane Yong Sheng, che segue gli insegnamenti di sua figlia Mary, istitutrice della scuola cristiana, ritiene di essere a sua volta chiamato a una vocazione di pastore. È così che, pur continuando a svolgere il proprio lavoro di costruttore di fischietti, Yong Sheng diviene il primo pastore cinese della città. Dopo gli studi di teologia e varie peripezie, torna a svolgere il proprio ministero nella sua città natale. Ma tutto crolla con l’avvento della Repubblica popolare, con la quale comincia per lui e per tanti altri Cinesi un’epoca di tormenti, che culmineranno con la Rivoluzione culturale. Grazie al suo meraviglioso talento di narratore, Dai Sijie riscrive la sorprendente storia di suo nonno, uno dei primi pastori cristiani in Cina.
Cosa faresti se ti dicessero che il bimbo che porti in grembo potrebbe non sopravvivere dopo la nascita e che, se dovesse sopravvivere, lo attenderebbero interventi, cure invasive, difficoltà di crescita, impossibilità di vivere una vita come quella di tutti gli altri bambini? E come reagiresti se ti dicessero che puoi terminare tutto prima della nascita, evitare sofferenze alla tua famiglia ma rinunciando a mettere al mondo la tua creatura speciale? Queste sono solo alcune delle situazioni che Maria Di Marco, con suo marito Nunzio, si è trovata ad affrontare dopo aver scoperto di essere incinta del secondo figlio, un bambino con una malformazione cardiaca congenita gravissima. Quella raccontata da Maria è una storia di difficoltà e sofferenza, visite e ospedali, certo, ma anche di gioia, amore — tantissimo, per i figli, per il marito, per la famiglia, per la vita —, speranza, accoglienza, resilienza, coraggio, gratitudine, generosità, fede. Fede in un Dio che ci è accanto anche quando ci sembra di essere soli, che non previene il male ma ci dà sempre la forza e gli strumenti per affrontarlo, che ci apre il cuore alla gioia nelle piccole cose e alla generosità nei momenti più bui, un Dio con cui puoi anche arrabbiarti e litigare, perché ti riaccoglierà sempre fra le sue braccia come un amico.
L’autore è il protagonista di questo diario autobiografico di due mesi di docenza in un istituto tecnico per grafici, nella periferia di Roma. Gli hanno assegnato una supplenza con contratto breve, ma rinnovabile a seconda del protrarsi delle assenze per malattia della titolare di cattedra. Dalle prime pagine si entra subito nel vortice di incontri con colleghi e allievi di tre sezioni: la 3°M, la 4°I e la 4°M, a lui assegnate. Palladino deve immediatamente trovare un’intesa, o almeno un modus operandi con le classi, tutte e tre difficili, e prova ogni strada per instaurare un dialogo con gli allievi. Inizia con delle lezioni di public speaking che danno risultati positivi in 3°M e in 4°I, ma nella 4°M no. Quest’ultima è ostica, prevenuta e chiusa a riccio nei confronti del nuovo, ennesimo, supplente. Giorno dopo giorno, aiutato da due colleghe esperte, l’insegnante inesperto rischia, sbaglia e si riprende, tra tentativi di dialogo, scontri e inaspettate confessioni scritte nei temi, traversando avventure quotidiane che non gli risparmiano nulla e affrontando persino un processo in classe. Con un finale amaro che interroga tutti noi nel profondo.
Haven’s End è un piccolo mondo regolato da leggi immutabili, dove non si usa l’elettricità, non ci sono telefoni o televisori o computer e dove i carri sono ancora trainati dai cavalli. E con un limite invalicabile: la Linea Rossa. Cosa vi sia oltre, tutti sembrano ignorarlo. Solo Rebecca, sedici anni, spinta dalla curiosità e da strani sogni che la tormentano, ha il coraggio di violare il divieto. Quando viene scoperta, la comunità la condanna a un destino di esclusione che non lascia scampo. Fuggire diventa l’unica possibilità. Al di là dei boschi, Rebecca scopre un mondo che non avrebbe mai potuto immaginare: città caotiche e decadenti, dominate dalla tecnologia, dai droni e dalle intelligenze artificiali. È qui che incontra Tom, ed è qui che le sue certezze crollano una dopo l’altra. Chi è davvero Rebecca? Perché Haven’s End esiste? E quale verità si nasconde dietro le sue origini? Per trovare le risposte, Rebecca e Tom si mettono sulle tracce di Aurora, una figura misteriosa legata al passato della ragazza. Ma conoscere la verità significa anche scegliere: accettare la libertà, con tutti i suoi rischi, o tornare alla sicurezza soffocante di un mondo che promette protezione in cambio di obbedienza. Età di lettura: da 12 anni.
Tommaso — per gli amici Thor, come il dio del tuono — è uno spirito guerriero, con tante incertezze sul proprio futuro e un unico punto fermo, Lucia. Quando una notte la terra si mette a tremare e tutto crolla, Thor si precipita da Lucia, per cercarla sotto le macerie. Per tutti diventa un eroe, ma ora lei è in coma e lui, divorato dai sensi di colpa, si sente vivo a metà. Tra le tende della Protezione civile e il silenzio di Lucia, Tommaso impara ad ascoltare chi non può parlare, a leggere tra le righe, a conoscere davvero chi pensava di amare. Il campo-base, che ospita terremotati e volontari, diventerà allora il luogo dove la polvere può farsi colore e il vento restituire il respiro. Età di lettura: da 8 anni.
Per Nina il vuoto faceva parte dell'esistenza. Aveva imparato a conviverci e a trovare, forse, un modo per accettarlo. Quando stava male ricorreva alla scrittura. Aveva imparato che non bisogna fuggire la sofferenza, che e parte inevitabile dell’impasto della vita. Occorre riuscire a trasformarla quanto prima
nell'oro degli affetti, per riportare l'equilibrio nell'andatura sofferente del cuore.
Nina è ognuno di noi quando dobbiamo lasciar fluire vita e morte nei nostri passi, invisibili al mondo.
Un libro per tuffarsi nella fantasia di un cielo ricolmo di stelle, nella lealtà di un cuore di cane, nella rinascita di un ragazzo che lascia la sua casa, per vivere. Cieli atei, fiori misteriosi e stelle rivelatrici sono i protagonisti di queste storie vere e fantastiche, antiche ed attuali, ma soprattutto verosimilmente future. Spettatore neutrale è il firmamento con le sue leggi. Alcune scientificamente dimostrabili, molte indifferentemente naturali, altre ancora semplicemente divine. Dodici racconti che trasporteranno il lettore in uno spazio senza tempo. Ognuno troverà la sua anima gemella, il suo volto riflesso in quelle pagine.
Don Piero Bossù ha scritto per quasi tutta la sua vita poesie e racconti che ha pubblicato in proprio. Il suo mondo abbraccia tutte le sue accurate letture di insegnante. Ci sono dentro Pascoli, Carducci, Verga, Manzoni, in qualche modo Leopardi e Montale, e soprattutto l'amato Rebora. Nella narrativa il suo riferimento è Guareschi, anche per lo spirito che aleggia su quei racconti. Ma tutta questa serie di rimandi ci restituisce uno scrittore di profonda sensibilità che può parlare anche all'uomo d'oggi, così spaesato nel deserto di valori che lo caratterizza.
Jean-Marie Kerwich è zingaro e poeta. Zingaro perché libero, ha girato il mondo senza vederne confini, così come senza porsi confini ha spaziato nella poesia. Una poesia che non ha chiuso dentro schemi preco- stituiti, dentro generi letterari. Lui percorre la cosiddetta prosa poetica. Il libro errante è una raccolta di impressioni, di pensieri ingenui, commoventi.
La scrittura di Kerwich è stata paragonata a quella di San Francesco. Un elogio per tutte le creature e il rispetto per ogni cosa su questa terra: dalla piccola pozzanghera, al vento che soffia libero, all’ombra di un albero che ripara e ristora. In questo libro c’è tutto quello che la vita ci offre. Nel bene e nel male, nel brutto e nel bello. Il “libro errante” è testimone del nostro tempo e lo scrive: dal vagabondo che scalda una scatoletta di fagioli, all’erba che spunta dalle crepe del cemento.
Questo romanzo di Christian Bobin, dalla trama alla forma, è una fantasmagoria, un miracolo letterario. Pagine oniriche che, fingendo di raccontare la quotidianità banale di una giovane colf di nome Ariane, parlano di innocenza, astuzia, gelosia, tristezza, orgoglio, amore folle, domani senza speranza e illuminazioni senza ritorno. Come indica il titolo del romanzo, tutti sono occupati a cercare di appendere ghirlande all'infinita sarabanda di giorni cupi, al tocco di bacchetta magica di Bobin, l'incantatore, maestro dell'illusione, prodigio della metafora e re di un meraviglioso genere romanzesco. (Jean-Rémi Barland)
"La finzione di un racconto a volte è l'unica maniera che abbiamo per poterci avvicinare alla drammaticità dell'esistenza. Christian Bobin è un maestro in questo. Egli sa bene che per dire qualcosa di serio a un adulto bisogna parlare al suo bambino. Ai bambini si può dire la verità..." (Postfazione, L. M. Epicoco). Tacite e Brulhe, due gatti, lui nero, lei bianca come la neve. Attraverso di essi Ch. Bobin racconta le sofferenze di una coppia finita e quando lei lo abbandona lui crolla nell'oscurità, fino al giorno in cui un fiocco di neve lo riempirà di luce. Un cuore luminoso... è il 24 dicembre e Tacite riprende a vivere. "Il Natale, in fondo, è la nascita di un bambino fragile come un fiocco di neve, fragile come una sottile ostia, ma capace di suscitare una luce dentro, che ha il potere di cercare e guarire ciò che sembrava perduto." (L. M. Epicoco)

