
Un monastero infestato, una suora troppo curiosa... La nuova avventura di Pelagija promette di essere più nera della sua tonaca, e altrettanto irrequieta, perché stavolta la religiosa dovrà fare i conti con uno spettro assassino. Nella Russia dei Romanov c'è un arcipelago che accolse prima un eremita, poi i suoi seguaci e infine un'imponente macchina di turismo religioso per ricchi fedeli. Così, mentre i monaci spasimano per raggiungere l'isola, dove si consumano e muoiono nel giro di un anno, tra un fioretto e l'altro gli allegri profani mangiano al Vitello grasso, fanno acquisti ai Doni dei Magi e indulgono in altri biblici piaceri. Ma da un giorno all'altro appare un fantasma nero che getta nello scompiglio il redditizio Eden.
L'autrice continua con questo romanzo a scavare nella memoria personale e collettiva del Novecento. Questa volta trasmette il racconto affidatole ancora bambina da un piccolo profugo prussiano nell'estate del 1949. Attraverso le parole di Kurt rivivremo così la tragedia delle migliaia di tedeschi orientali che nell'inverno 1944-45, fuggendo davanti all'Armata Rossa che avanzava da est, cercavano di raggiungere il Baltico e da qui la Germania Occidentale. Dopo aver assistito alla morte del nonno ed essersi trovato a stringere tra le braccia il corpo del fratellino neonato che credeva di aver portato in salvo, Kurt sprofonda in un "lutto patologico", ma la simpatia che Helga si ostina a dimostrargli segnerà l'uscita dall'orrore e l'inizio della guarigione.
Per vent'anni Eszter ha vissuto in una sorta di sonnambulismo una vita senza pericoli aspettando, senza saperlo, il ritorno di Lajos, il solo uomo che abbia mai amato. Un giorno Lajos torna: Lajos, il bugiardo, il falsificatore, il mascalzone. Lajos che l'ha ingannata sempre, che mente, che aveva detto di amare lei sola e poi aveva sposato sua sorella. Torna nella casa dove Eszter abita con una vecchia parente. Torna a prendersela. Ed Eszter lo sa, sa anche che la storia non è finita, perché non passano gli amori senza speranza.
"In un luogo mitico - la casa sul promontorio sospesa tra cielo e mare, il paesaggio e la luce 'mediterranei' - un intagliatore di Madonne e una pittrice astratta, entrambi tedeschi, vivono ed espiano fino alle conseguenze estreme la maledizione tragico-farsesca dell'essere artisti nel mondo del già detto, del già fatto, nel triste mondo della riproducibilità. Un'Italia degradata, e tuttavia memore di una trascorsa civiltà i cui rituali estremi, seppure insidiati dalla barbarie 'spettacolare' della modernità, sopravvivono nella vita di un borgo marinaro, fa da sfondo a un delitto, efferato ed enigmatico, e a un'altrettanto misteriosa metamorfosi del protagonista." (dalla Postfazione di Andrea Landolfi)
"Ci sono tre tempi marcati dal procedere della trama: il tempo narrativo della peripezia, il tempo teatrale dell'inganno, e il tempo letterario della parola. E tutti e tre saranno destinati a confrontarsi alla fine con l'assenza di tempo, con l'eternità, davanti alla quale il disordine mondano, la rottura delle leggi dell'equilibrio sociale, diventerà ordine divino". Così Maria Grazia Profeti sintetizza, nella prefazione, l'opera che inaugura la ricchissima tradizione europea del "mito" di Don Giovanni, fondendo due leggende popolari: quella del convito macabro e quella del profanatore, per amore, del luogo sacro.
Le storie che si trovano in questo libro raccontano il disequilibrio e i malintesi tra l'uomo e la donna arabi. Come scrive l'autore "il primo amore è sempre l'ultimo. Nel mio paese c'è qualcosa di spezzato nelle relazioni tra l'uomo e la donna." Ben Jelloun è nato a Fès (Marocco) nel 1944 ma da molti anni vive in Francia, a Parigi. In Italia è conosciuto da tempo per il suo forte impegno personale, sociale e politico che si esprime anche nell'opera narrativa.
"L'Alchimista" è la storia di una iniziazione. Ne è protagonista Santiago, un giovane pastorello andaluso il quale, alla ricerca di un tesoro sognato, intraprende quel viaggio avventuroso, insieme reale e simbolico che lo porterà fino all'Egitto delle Piramidi. E sarà proprio durante il viaggio che il giovane, grazie all'incontro con il vecchio Alchimista, salirà tutti i gradini della scala sapienziale: nella sua progressione sulla sabbia del deserto e, insieme, nella conoscenza di sé, scoprirà l'Anima del Mondo, l'Amore e il Linguaggio Universale, imparerà a parlare al sole e al vento e infine compirà la sua Leggenda Personale. Edizione speciale per celebrare un milione di copie vendute in Italia.
Elizabeth Costello è una scrittrice australiana famosa per un primo romanzo in cui dà voce alla Molly Bloom di Ulisse perché racconti la sua storia. Il libro viene considerato alla stregua del capolavoro di James Joyce da cui deriva, e l'anziana autrice viene premiata e invitata a tenere conferenze in tutto il mondo. Evitando ostinatamente di soddisfare la curiosità del pubblico sul significato e le implicazioni del suo romanzo, e sulla sua storia personale, Costello, in ogni apparizione pubblica, racconta storie che raramente i presenti vogliono ascoltare, affronta argomenti inquietanti, discute questioni controverse, sempre portando al limite dell'assurdo le compiaciute certezze del discorso illuminista.
"L'elefante e la Maruti", il vecchio e il nuovo, la tradizione e la modernità, in una parola il contrasto, il paradosso che agita il grande subcontinente indiano: questo è il filo conduttore di queste novelle. Ecco allora Delhi, descritta entusiasticamente da un forestiero il cui amore per la città viene giudicato puerile dalla sua bella e moderna collega di lavoro Sheila; ecco un matrimonio in cui uno sposo ansioso aspetta la sua sposa chiedendosi se si degnerà di presentarsi; ecco la scuola in cui Renuka, la bruttina, viene sfruttata da Mandakini, la bella che manipola le coscienze di tutti; ecco, infine, il diligente funzionario governativo che, nel più assonnato distretto burocratico, si trova a dover fare i conti con violenze oscure e inaspettate.
Ulisse, Penelope e il figlio Telemaco sono una famiglia come tante altre, dove la divisione dei ruoli tra marito e moglie segue l'evoluzione dei tempi. Tocca alla "rampante" Penelope, allora, lasciare il marito tra pannolini e pappette, per dedicarsi alla carriera di stilista. Il suocero di Ulisse fonda una "Accademia della felicità", una sorta di scuola socratica in cui si risolvono i problemi quotidiani, in cui si cercano risposte ai piccoli, grandi quesiti della vita di tutti i giorni. Una satira sui libri di auto-aiuto, una meditazione sulla felicità e un omaggio al mondo classico. Ma soprattutto una riflessione sulla miseria e nobiltà della condizione umana.
Su un battello che naviga sul lago Ladoga, il "viaggiatore incantato", dalla "gradevole e manierata voce di basso" racconta le peripezie della sua esistenza: avventure mai cercate che sembrano precipitare su di lui come eventi della natura. Storie dove entrano ed escono di scena vagabondi e prostitute, padroni e mercanti, principi e cavalieri nomadi. Storie che assomigliano ad un pulviscolo vorticoso.
Questo "Testamento" riprende il testo di "Conversazioni con Dominique de Roux", editore e scrittore francese, pubblicato nel 1968 un anno prima della morte di Gombrowicz. Lo scrittore spiega per la prima volta i suoi itinerari creativi, svela le radici polacche della sua opera, si interroga sui fantasmi che la popolano e sulla ricerca formale. La sua morte ha reso quest'opera un vero e proprio testamento filosofico ed estetico che nasconde la chiave di lettura per entrare nel suo mondo, per comprenderne la genealogia, per svelarne gli arcani e reperirne gli archetipi. "Per la nostra conoscenza di Gombrowicz - scrive Claude Bonnefoy - il gioco tra conversazioni e lettere è fondamentale. Leggiamo un libro e, nello stesso tempo, la sua storia".

