
“Moloch” è un romanzo tra il saggio e la narrazione. Basandosi sulla politica onusiana, sulle leggi promulgate da Bruxelles e gli eventi accaduti fino ad oggi, l’Autore descrive un possibile futuro della società europea.
Ermes è un giovane italiano nato e cresciuto nell’isola di Laconia, abitata da europei fuggiti da una guerra civile provocata dalla dittatura laico-islamica. I massacri, gli omicidi mirati e le città in fiamme rappresentano la vittoria del Moloch e l’ultima reazione dell’opposizione. Ermes, analizzando i cambiamenti sociali avvenuti dal Novecento fino ai primi decenni del terzo millennio, individua le trame e i motivi che hanno portato la caduta dell’Europa.
Arrivando in Italia nel 2084, trova un mondo ipertecnologico che condanna i valori cristiani che sostengono la dignità dell’essere umano. Utilizzando il concetto di libertà come panacea a tutti i mali, il non-pensiero ha creato una società dove la verità non è stabilita dai fatti ma dalla parola. Il disprezzo è considerato amore, la depravazione è sinonimo di libertà. La vita e la morte sono prodotti e gestiti dal Moloch. Dopo aver visto gli ibridi umani e la violenza psico-fisica diffusa in Italia, Ermes viene a conoscenza del terribile progetto definito “igienizzazione del mondo”. Nella speranza di provocare una reazione per salvare il salvabile, prova l’ultima carta scrivendo le vicende vissute inviandole via WorldNet alle comunità che ancora distinguono il bene dal male. Un messaggio che dovrebbe far riflettere l’Europa democratica prima che sia troppo tardi.
Agostino Nobile, professore di storia della musica, per oltre dieci anni ha vissuto nel mondo musulmano, indù e buddista, per tornare poi alla sua casa cattolica. Ha scritto articoli di apologetica sul quotidiano portoghese Jornal da Madeira e pubblicato il saggio “Governados pela Mentira” (Principia Editora). Dopo numerosi articoli pubblicati su alcuni siti italiani, attualmente scrive per il blog Stilum Curiae. Con le Edizioni Segno ha pubblicato “Anticristo Superstar” e “Quello che i cattolici devono sapere – Almeno per evitare una fine ridicola”.
Il re di Milano deve sostituire il duca di Alessandria in quanto questi non gestisce bene il ducato. Il prescelto muore in maniera inspiegabile e il re indaga su questo e altri delitti. Tra sogno di unità e nascita della criminalità organizzata, si sviluppano dinamiche legate alla fede con, sullo sfondo, l’odio atavico tra alessandrini e monferrini.
Maurizio Salva è nato ad Alessandria nel 1977. Ha perfezionato i suoi studi con corsi di marketing e comunicazione anche presso la SDA Bocconi e la European Business School. Ha pubblicato il giallo “Omicidio in Cittadella”, ambientato in provincia di Alessandria, e la raccolta di poesie “Così”.
Il romanzo è stato scritto dopo un viaggio dell’autrice alle isole Solovki e dopo
la lettura del libro “Solovki. Le isole del martirio” di Jurij Brodskij, al quale si è ispirata. Alla luce dei sentimenti in lei destatisi dall’esperienza alla visita del monastero e del lager, nell’isola Grande delle Solovki e in particolare attratta dalla personalità del
“prete consolatore”, la scrittrice ha romanzato la figura di questo monaco, realmente vissuto e poi morto alla Sekira (Julia Papa Songia).
In questo romanzo storico ispirato nella preghiera ripercorriamo la storia di santa Chiara d’Assisi che, seguendo l’esempio di san Francesco, abbandona tutto scegliendo la povertà come via per avvicinarsi a Dio. Rifugiatasi nella chiesa di san Damiano, fonda l’ordine femminile delle “povere recluse” (poi Clarisse), di cui è nominata badessa e dove ottiene dal papa il “privilegio della povertà”. Erede dello spirito francescano, si dedica a diffonderlo, distinguendosi per il culto al Santissimo Sacramento, che nel 1243 salva miracolosamente il convento dai saraceni.
Rosa (Antonella Biagioni Gérard) è un’autrice italiana di libri di spiritualità che vive in Francia, dove è conosciuta con il nome di “Rosa”. Tra i vari libri che ha pubblicato, per la maggior parte in lingua francese, “Sorella Chiara” fa seguito al precedente romanzo storico sulla vita di san Francesco, “Un pauvre dans la joie de Dieu”.
Partendo dal Sessantotto, l’autore ripercorre in un’ipotetica intervista alcuni fatti realmente vissuti fino ad arrivare all’attualità più recente, dalle manifestazioni del Black Lives Matter al Covid-19. Tra le memorie spesso esilaranti Attila racconta alcuni fatti inaspettati che, toccando davvero cielo e terra, gli arrivano addosso come macigni. Cresciuto di musica, arte e libertinaggio, riconosce che attraverso una profonda riflessione senza pregiudizi, chiunque può aspirare a una fede razionale che cambia in meglio la vita.
Note sull'autore
Agostino Nobile, professore di storia della musica, per oltre dieci anni ha vissuto nel mondo musulmano, indù e buddista, per tornare poi alla sua casa cattolica. Ha scritto articoli di apologetica sul quotidiano portoghese Jornal da Madeira e pubblicato il saggio “Governados pela Mentira” (Principia Editora). Dopo numerosi articoli pubblicati su alcuni siti italiani, attualmente scrive per il blog Stilum Curiae. Con le Edizioni Segno ha pubblicato “Anticristo Superstar”, “Quello che i cattolici devono sapere” e “Moloch”.
VITAstrocche è una raccolta di trentuno filastrocche nate come risposta al monopolio culturale che non rispetta la vita nascente e impone una visione positiva della cultura dello scarto. Fondendo ritmo e musicalità all’importanza del tema, la filastrocca diventa uno strumento efficace per rendere familiare a grandi e piccoli la realtà della vita nel grembo materno come preziosa per dare voce ai senza voce a cui il diritto alla vita viene ingiustamente negato.
Rosa Evangelista (2003) vive in Campania. Ama leggere, scrivere e fare musica ed è particolarmente appassionata al tema della vita nascente dopo aver partecipato alla Marcia per la Vita 2020 a Washington D.C.
Il primo omicidio letterario in terra di mafia della seconda repubblica - un omicidio eccellente seguito da un altro, secondo il decorso cui hanno abituato le cronache della criminalità organizzata - ha la forma dell'acqua (""Che fai?" gli domandai. E lui, a sua volta, mi fece una domanda. "Qual è la forma dell'acqua?". "Ma l'acqua non ha forma!" dissi ridendo: "Piglia la forma che le viene data"). Prende la forma del recipiente che lo contiene. E la morte dell'ingegnere Luparello si spande tra gli alambicchi ritorti e i vasi inopinatamente comunicanti del comitato affaristico politico-mafioso che domina la cittadina di Vigàta, anche dopo il crollo apparente del vecchio ceto dirigente. Questa è la sua forma. Ma la sua sostanza (il colpevole, il movente, le circostanze dell'assassinio) è più antica, più resistente, forse di maggior pessimismo: più appassionante per un perfetto racconto poliziesco. L'autore del quale, Andrea Camilleri, è uno scrittore e uno sceneggiatore che pratica il giallo e l'intreccio con una facilità e una felicità d'inventiva, un'ironia e un'intelligenza di scrittura che - oltre il divertimento severo del genere giallo - appartengono all'arte del raccontare. Cioè all'ingegno paradossale di far vedere all'occhio del lettore ciò che si racconta, e di contemporaneamente stringere con la sua mente la rete delle sottili intese.