
Le neuroscienze suscitano tante speranze per la vita umana, ma il loro utilizzo spesso solleva interrogativi etici. L'opera si propone di esplorare l'impatto delle neuroscienze sulla comprensione dell'uomo attraverso un approccio a più voci. Si analizzano i limiti del determinismo scientifico nel comprendere la persona umana, l'esperienza del sé e dell'identità personale, la moralità umana e l'uso delle neuroscienze nella giustizia penale ma anche nella pedagogia e nel marketing. Vengono considerate le prospettive future delle neuroscienze, inclusi i rischi e le opportunità legate alle tecnologie avanzate come l'AI ed il potenziamento cerebrale.
Il testo tenta di riformulare il discorso bioetico intorno al mondo della disabilità, della dipendenza e della fragilità, con l'intento di ripensare l'esistenza delle persone disabili e il loro essere nel mondo. Queste riflessioni pongono al centro la persona, superando una mentalità inerente alla mancanza e mettendo in discussione le normali definizioni di normalità tentando così di eliminare barriere, pregiudizi e stereotipi. Gli autori intendono ritrarre l'esperienza della disabilità lungo tutto l'arco della vita sottolineando la necessità di incontrare persone, senza fermare lo sguardo sulla loro disabilità, permettendo così una riflessione bioetica più minuziosa, più inclusiva e attenta ad un corpo dipendente e fragile che appartiene all'esperienza umana in generale.

