
A venticinque anni, nel 1934, Simone Weil scrisse queste Riflessioni, vero talismano che dovrebbe proteggere chiunque è costretto ad attraversare l’immenso ammasso di menzogne che circonda la parola «società». Come sempre nelle parole più ovvie, in essa si cela una realtà segreta e imponente, che agisce su di noi anche là dove nessuno la riconosce. La Weil è stata la prima a dire con perfetta chiarezza che l’uomo si è emancipato dalla servitù alla natura solo per sottomettersi a un’oppressione ancora più oscura, ancora più capricciosa e incontrollabile: quella esercitata dalla società stessa, poiché «sembra che l’uomo non riesca ad alleggerire il giogo delle necessità naturali senza appesantire nella stessa misura quello dell’oppressione sociale, come per il gioco di un equilibrio misterioso». Da questa intuizione centrale si diparte, con cristallina virtù argomentativa, una sequenza di ragionamenti che svelano nei meccanismi del potere come in quelli della produzione e dello scambio altrettanti volti di una stessa idolatria. Scritto quando Hitler era al potere da pochi mesi e quando Stalin era venerato da gran parte dell’intelligencija come «piccolo padre» di una nuova umanità, questo testo non ha un attimo di incertezza nel delineare l’orrore di quel presente. Ma, come sempre nella Weil, lo sguardo è così preciso proprio perché va al di là del presente e percepisce un’immagine inscalfibile del Bene, in rapporto alla quale giudica il mondo. È uno sguardo che ci induce a «sfuggire al contagio della follia e della vertigine collettiva tornando a stringere per conto proprio, al di sopra dell’idolo sociale, il patto originario dello spirito con l’universo».
Nell'anno scolastico 1933-34 a Simone Weil fu assegnata la cattedra di filosofia presso il Lycée de Jeunes Filles di Roanne. Ed è proprio dall'incontro tra questa docente e un'alunna prodigiosa, Anne Guérithault e dagli appunti che questa prendeva, che nascono le Lezioni di filosofia. Suddivise in tre ampie sezioni, le lezioni disegnano un originale percorso teoretico, ricco di osservazioni critiche e di riflessioni metodologiche.
Il libro
Tema centrale de La Grecia e le intuizioni precristiane è lo studio dell'autentico pensiero religioso greco, quello cioè delle religioni dei misteri, che è filtrato solo in parte e in modo frammentario nei testi pitagorici e in alcuni scrittori e filosofi, fra cui assume una particolare rilevanza Platone. Secondo la Weil la saggezza contenuta in queste tradizioni è la stessa saggezza che si ritrova nel Vangelo.
Apparentemente disorganici, i saggi qui raccolti assumono una profonda unità man mano che ci si inoltra nella lettura: teologia, matematica, letteratura si mescolano in un tessuto di una ricchezza spirituale non comune. I temi fondamentali che si pongono ad ogni uomo, la dialettica fra necessità e libertà, i rapporti con Dio, la Trinità, la figura e il significato di Gesù Cristo, per citare solo i principali, sono affrontati in una prospettiva che offre aperture illuminanti.
Singolare testimonianza di un'insegnante d'eccezione, le lettere di Simone Weil dirette ad alcune ex allieve di liceo offrono i tratti essenziali del suo magistero al di fuori dell'aula scolastica. In un clima di affettuosa sollecitudine e di pacata gravità si toccano temi molteplici: i rischi degli slanci del cuore, il modo di condurre gli studi, il valore autentico dell'istruzione, la valutazione della situazione politica con precisi riferimenti alle vicissitudini personali dell'autrice, dall'esperienza di fabbrica al rischio incombente della persecuzione razziale.
'Quando leggo il catechismo del Concilio di Trento, mi sembra di non aver nulla in comune con la religione che vi e' esposta. Quando leggo il Nuovo Testamento, i mistici, la liturgia, quando vedo celebrare la messa, sento con una specie di certezza che questa fede e' la mia, o piu' precisamente sarebbe la mia senza distanza tra essa e me determinata dalla mia imperfezione'. Giunta agli ultimi anni della sua vita, Simone Weil volle esporre in una lunga lettera al padre Marie-Alain Couturier i propri convincimenti, per verificarne la compatibilita' 'con l'appartenenza alla Chiesa'. La risposta non arrivo' mai, e la Weil rimase fino all'ultimo fedele alla sua 'vocazione di essere cristiana al di fuori della Chiesa'. Cio' non deve meravigliare: le tesi qui proposte, nella loro cristallina, categorica chiarezza, sono in realta' una sfida alla Chiesa - forse la piu' alta fra le molte che ha conosciuto in questo secolo. E innanzitutto una sfida alla pretesa ecclesiale di offrire la verita' ultima, rispetto alla quale ogni altra e' una rudimentale prefigurazione. Non cosi' per la Weil, che trovava in Platone, nella "Bhagavad Gita" o nel "Tao te ching" le stesse verita', compiutamente espresse, che incontrava nei Vangeli. 'Ogniqualvolta un uomo ha invocato il cuore puro di Osiride, Dioniso, Krisna, Buddha, il Tao, ecc., il Figlio di Dio ha risposto inviandogli lo Spirito Santo. E lo Spirito ha agito sulla sua anima, non impegnandolo ad abbandonare la sua tradizione religiosa, ma dandogli la luce - e nel migliore dei casi la pienezza della luce - all'interno di tale tradizione'. volume in Italiano.

