
A un metro da Vladimir Putin. Stefano Polli, unico giornalista italiano ad aver incontrato lo Zar dall’inizio della guerra in Ucraina, ci conduce dentro la blindatissima sede della Gazprom a San Pietroburgo. In questo straordinario faccia a faccia di tre ore e mezzo, l’autore decodifica gli atteggiamenti, gli sguardi gelidi e la narrazione del leader russo attraverso un serrato fact-checking. Ma il viaggio non si ferma qui: si estende alla vita quotidiana dei russi sotto le sanzioni e si espande in un’analisi geopolitica cruciale sul ruolo dell’Europa, l’incognita Trump e le ombre di un nuovo disordine globale. Un reportage editato in collaborazione con l’associazione La Nuova Europa nell’ambito di una nuova collana d’attualità imperdibile, sospeso sull’orlo del baratro, per capire dove sta andando il mondo.
Il mondo sta cambiando velocemente sotto i nostri occhi: stanno mutando gli equilibri geopolitici e le vecchie alleanze si stanno sgretolando. E sta cambiando il linguaggio che viene usato dai politici e dai diplomatici: tutto è semplificato e imbarbarito, spesso attraverso un uso smodato e sbagliato dei social network. Il cambiamento dell'uso delle parole è il sintomo di una malattia, di un mondo che precipita attraverso guerre e crisi. La comunità internazionale è ad un bivio. Da una parte si deve affrontare la nascita di nuovo disordine mondiale, dall'altra, la revanche improvvisa di appetiti dominatori: finti alibi e rimostranze storiche controverse per reclamare antichi possedimenti o presunte appartenenze. Serve una nuova diplomazia della parola. Perché oggi le parole sono diventate mezzi di offesa, di terrore o strumenti di minaccia. Finché il mondo non tornerà a parlarsi davvero la cronaca non potrà che essere questa: una lunga, lenta, silenziosa disintegrazione del dialogo prima del conflitto aperto. Presentazione di Giampiero Massolo.

