
Per anni si è creduto che la fine dei grandi conflitti del Novecento avesse inaugurato un’epoca di pace stabile e prevedibile. Ma quella promessa si è rivelata fragile. I conflitti non sono scomparsi: si sono trasformati, diventando meno visibili e difficili da incasellare nelle forme classiche della guerra. Oggi il confronto tra Stati si gioca soprattutto sul terreno dell’informazione, dell’economia e della tecnologia: campagne di disinformazione, cyberattacchi, droni, sanzioni finanziarie sostituiscono l’uso diretto della forza militare. Emanuel Pietrobon analizza questo mutamento, mostrando come la guerra sia tornata a segnare profondamente gli equilibri internazionali. Le guerre ibride ne rappresentano l’espressione più compiuta: strategie capaci di trasformare le crisi interne in armi di pressione geopolitica. Un libro indispensabile per comprendere come si combattono i conflitti del presente e come difendersi. Prefazione di Salvatore Santangelo.
Zelenskij è l'uomo del momento, ma se ne parlerà ancora a lungo: verrà ricordato come colui che ha compiuto la costruzione dell'identità nazionale ucraina, come il primo "leader online in tempo di guerra", che si è rifugiato nei social network anziché nei bunker, e come il presidente che ha trasformato la comunicazione in un'arma letale quanto i carri armati nemici. Con le sue dirette, infatti, è diventato la "variabile impazzita" capace di ribaltare un risultato dato per certo. Zelenskij ha applicato alla guerra competenze acquisite negli anni del cabaret e si è circondato di strateghi militari, di social media manager e di spin doctors, facendo di una propaganda innovativa, modellata sui canoni pubblicitari, lo strumento in grado di smuovere l'intero Occidente. Una cosa è certa: se nelle relazioni internazionali ci saranno un prima e un dopo Ucraina, nelle guerre ibride ci saranno un prima e un dopo Zelenskij. Prefazione di Salvatore Santangelo.

