
I 19 mesi della Repubblica di Salò furono l'ultima incarnazione del fascismo, quella repubblicana, sicuramente la più violenta e la più sanguinosa. Nata con lo scopo di "tenere fede" all'alleanza con i tedeschi e di riscattare l'onore perduto con l'armistizio dell'8 settembre 1943, la Repubblica sociale italiana realizzò l'ultimo atto del regime: una guerra spietata contro i nemici interni ed esterni, ovvero i partigiani, gli antifascisti, gli ebrei, i dissidenti e gli oppositori che non aderirono al disperato tentativo di Mussolini di conservare il potere e di salvare il fascismo, anche a costo di scatenare una feroce guerra civile.
La Repubblica sociale italiana fu l'ultima avventura di Mussolini, ma anche uno Stato che, pur sotto l'asfissiante controllo tedesco, governò per quasi due anni buona parte del territorio nazionale. Tornati sulla scena per riscattare l'onore perduto agli occhi dei camerati germanici dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, i fascisti non riuscirono a coinvolgere gli italiani nel loro progetto e, dall'estate del 1944, scatenarono una "guerra ai civili" contro quello stesso popolo che avrebbero dovuto guidare e proteggere. Il libro racconta l'evoluzione del fascismo repubblicano nelle sue proposte politiche e nel suo progressivo avvicinamento al nazismo, giunto fino all'identificazione.

