
Nina fuma sigarette elettroniche nel seminterrato che chiama casa, persa in interminabili partite a Call of Duty per anestetizzare la stanchezza di giornate sempre uguali. Dall’altra parte dello schermo c’è Davide: stessa città, stesso gioco, stessa rabbia senza nome. Si incontrano così, nella guerra simulata, mentre quella reale continua a consumarli fuori campo. Nina lavora nel call center di un piccolo editore che pubblica paccottiglia per nostalgici del fascismo. Mentre il suo sogno di diventare scrittrice si scontra con un lavoro precario, intorno a lei si muovono colleghi grotteschi e tragici, specchio di un sistema fondato sul bisogno e sulla manipolazione. Davide, invece, diventa driver per la grande multinazionale della logistica: un impiego che promette autonomia e garantisce sfruttamento. Corre, consegna, resiste, Davide. A incrociare le loro vite ci sono Dionisia, studentessa di psicologia che tira avanti come cameriera, e Andrea, ex militare sopravvissuto alla guerra e a un tumore causato dall’esposizione all’uranio impoverito. Il loro incontro incrina ogni certezza: Andrea porta addosso una violenza sistemica che lo Stato ha prodotto prima di abbandonarlo. È vivo, ma non è salvo. E il suo modo di stare al mondo, sospeso tra autodistruzione e bisogno d’amore, mette Dionisia di fronte ai limiti della propria empatia. In un mondo livido e terminale fatto di call center bugiardi, magazzini invisibili, app di incontri e città che costringono a correre senza arrivare mai, la Multinazionale diventa il simbolo di un sistema che assorbe anche il conflitto, trasformandolo in logistica, profitto, normalità. Tutto il furore è un memorabile romanzo corale sulla guerra quotidiana combattuta al lavoro, nei corpi, nelle linee di frattura dei traumi e in certi silenzi che paiono abissi. Ma tra le macerie resta ancora la possibilità fragile della diserzione. E del gesto ribelle.
Questa storia comincia una sera d'inverno, il 7 gennaio 1978. Davanti a una sede del Movimento sociale italiano nel quartiere Appio Latino, a Roma, vengono uccisi a colpi d'arma da fuoco due attivisti di destra. Da quel momento, i morti di Acca Larentia diventano icone intoccabili del neofascismo. Questa storia ricomincia il 30 aprile 1987, quando viene arrestato Mario Scrocca, un militante di estrema sinistra. Secondo gli inquirenti, Scrocca avrebbe fatto parte del commando che colpì ad Acca Larentia. Lo troveranno cadavere ventiquattro ore più tardi, impiccato in una cella di Regina Coeli. Ma troppe cose non tornano... Questa storia senza fine ricomincia - una volta ancora - un pomeriggio di giugno del 2021. Due donne si incontrano sotto il cielo di Roma. Rossella ha sessant'anni ed è la vedova di Mario Scrocca. Valentina, di anni, ne ha trenta, è cresciuta dalle parti di Acca Larentia, in passato ha frequentato dei neofascisti e si porta dentro le cicatrici di quelle frequentazioni. "Dalla stessa parte mi troverai" è il racconto di un amore vissuto a mille nei giorni in cui tutto era ancora possibile e di una vita spezzata al tempo del disincanto collettivo, prima di essere consegnata all'oblio. Con un rigore che non ammette sconti, Valentina Mira fa luce sul vittimismo osceno dei carnefici, demolendo retoriche, alibi, miti di quella destra che si è presa l'Italia.

