
Il titolo, un po' provocatorio, di questo volume nasce dal dibattito, diffuso e spesso motivato, che si agita intorno ai compiti della filologia e della sua utilità. Sono proprio i momenti di crisi come quello attuale che dovrebbero spingere a interrogarci più profondamente sull'esigenza della difesa e della valorizzazione di un patrimonio culturale che rappresenta un dato imprescindibile nella qualità di vita di un paese, nel grado di vivibilità, nella capacità di non perdere le proprie competenze e di rinnovarle. La lettura dei nostri classici diviene una operazione che ci tiene legati a loro e che mantiene viva e allertata una coscienza critica che può e deve spendersi insieme per il passato e sul presente.
Il volume raccoglie, in un testo critico fondato sulla diretta ricognizione dei manoscritti, alcuni dei componimenti poetici più antichi della letteratura italiana, dai Ritmi arcaici della Toscana e dell'Italia mediana alla canzone ravennate "Quando eu stava in le tu catene", il cui recente ritrovamento ha felicemente incrementato il repertorio della nostra poesia delle origini, rimettendo in discussione dati e questioni che si ritenevano acquisiti. Testi giullareschi e testi lirici sono corredati di un ampio commento linguistico, filologico ed esegetico, in cui si è cercato di contemperare le intenzioni didattiche con le esigenze scientifiche.

