
Nell’era della serialità ci siamo abituati a vedere storie senza una fine, non sentendo il fatto come una mancanza. Viviamo in un tempo, influenzato dall’immediatezza consentita dalla tecnologia, che non ha più la pazienza di aspettare quello che da sempre è lo sviluppo naturale di una narrazione. Davide Ferrario, da cineasta e intellettuale, si interroga su che cosa è oggi la narrazione per immagini, attingendo alla sua esperienza diretta e alle sue riflessioni teoriche, applicate allo "storytelling" quanto alla società. Perdendo i riferimenti a un «prima» e un «dopo», finiamo per essere immersi in un «adesso» perenne e disorientante.
In breve
"E tutto è di nuovo come prima. Allora si alza, mi tende la mano e dice: 'Torniamo a casa, Gretel'. E io lo seguo. Seguo Ulisse Bernardini, mio padre, sangue mio". Mancano pochi giorni alla fine della pena per rapina a mano armata e omicidio, quando Ulisse Bernardini riceve una lettera; è di sua figlia Gretel, una ragazza di vent’anni che non ha mai conosciuto e che ora gli chiede di poterlo andare a trovare in carcere...
Il libro
Mancano pochi giorni alla fine della pena per rapina a mano armata e omicidio, quando Ulisse Bernardini riceve una lettera; è di sua figlia Gretel, una ragazza di vent’anni che non ha mai conosciuto e che ora gli chiede di poterlo andare a trovare in carcere.
Ulisse è stato un bandito, un rapinatore di banche, affascinante, intelligente, amante della bella vita, ma adesso non vede alcun futuro davanti a sé.
Padre e figlia si incontrano. C’è dell’imbarazzo. C’è dell’emozione. Lei rompe il ghiaccio e invita il padre a un viaggio verso Sud. A bordo di una Panda, lungo le strade che tagliano l’Italia in verticale, i due imparano faticosamente a conoscersi finché Gretel mette Ulisse davanti a un dilemma atroce.
Romanzo on the road, romanzo di sentimenti, romanzo di valori che si ritrovano, Sangue mio è una storia che vuole colpire al cuore. E ci riesce.

