
La figura di Ernesto Buonaiuti (1881-1946), sacerdote scomunicato dalla Chiesa cattolica in quanto "modernista" e professore di storia del cristianesimo all’Università di Roma, privato della cattedra per il rifiuto di giurare fedeltà al regime fascista, continua a presentare ancora oggi, nonostante gli importanti studi che le sono stati dedicati, non poche zone d’ombra. Grazie all’ingente materiale inedito, reperito in alcuni archivi italiani e stranieri, e al confronto con la sua vasta bibliografia, è ora possibile fare luce sulla sua complessa vicenda esistenziale. In particolare, il volume ripercorre l’intricato e contraddittorio rapporto di Buonaiuti con la Chiesa romana, che osteggiò con continuità il suo "ministero" di riforma culturale e religiosa dell’Italia, trovando il sostegno non solo del fascismo, ma anche dei successivi governi democratici.
L'opera è opera solamente quando diviene l'intimità aperta di qualcuno che la scrive e di qualcun altro che la legge: lo spazio dispiegato dalla contestazione reciproca del potere di dire e del potere di intendere, del potere di mostrare e del potere di guardare. È all'interno di questo spazio che, oltre all'artista e al pubblico, si muovono il critico e il curatore. Sono questi i personaggi che compongono la trama del libro.
Cosa sta a significare il ritratto dell'autore, l'immagine, la foto o il dipinto di colui o colei che firma l'opera? È questa la domanda a cui cerca di dare una risposta questo saggio, nel quale diversi ritratti di celebri e meno celebri autori vengono decifrati o interpretati, dopo che l'autore nell'opera o all'opera è stato messo in prospettiva. La nozione di "autore" è spesso trattata con sospetto. Condannato o espulso dal discorso critico, lo spettro dell'autore sarebbe reo di sottomettere l'opera al dominio di una supposta potenza creatrice, geniale o demiurgica. Però l'autore si costituisce con l'opera. Anzi, è proprio la sua figura a donare a ogni opera un carattere singolare, irriducibile a ogni piatta autoriproduzione del testo.

