
«Noi possiamo mettere in linea 24 navi, di cui sei corazzate; ma anche dietro murate di legno pulsano cuori di ferro» Wilhelm Tegetthoff, Lettera del 24 giugno 1866 a Emma Lutteroth. Il 20 luglio 1866, nella battaglia di Lissa, la flotta italiana di Carlo Pellion di Persano si scontra con quella austriaca guidata dal contrammiraglio Wilhelm von Tegetthoff. Tra cannonate e dense nubi di fumo, la corazzata italiana Re d'Italia, resa ingovernabile, viene colpita dalla nave ammiraglia austriaca Ferdinand Max, che, speronandola, la fa affondare insieme a 400 marinai. Questo evento, oltre a segnare l'esito dello scontro, ha generato leggende di coraggio e appartenenza, alcune ridimensionate dalla storiografia. Questo libro ripercorre la battaglia e la sua eco tra mito e memoria, svelando i dettagli storici e strategici di uno scontro che ha segnato l'immaginario collettivo e la storia navale italiana, mettendo in luce l'importanza di addestramento, tattica e innovazione tecnologica in un'epoca di grandi cambiamenti.
Un saggio che si propone di raccontare le dieci battaglie sul mare più decisive della storia, soffermandosi su ogni evento bellico ma inquadrandolo in un più ampio contesto strategico e tecnico. Si parte dalle battaglie combattute dalle navi a remi e a vela. A Salamina (480 a.C), Azio (31 a.C.) e Lepanto (1571) protagoniste sono navi a remi evolutesi in oltre due millenni, dalla bireme alla galea. Lepanto vede tuttavia affermarsi per la prima volta il ruolo della polvere da sparo: innovazione che segnerà le battaglie navali fondamentali di tre secoli, da quella combattuta nel canale della Manica (1588) sino a Trafalgar (1805). La fase successiva è caratterizzata da una più marcata influenza dell'evoluzione tecnologica: lo scontro di Hampton Roads (1862) segna una rivoluzione, con il duello tra navi spinte da macchine a vapore, armate con cannoni ospitati in torri rotanti e protette da spesse corazze di ferro. La battaglia dello Yalu (1894), un evento in apparenza secondario, domina le menti degli esperti navali, e segna l'ascesa del Giappone; allo Jutland (1916), le grandi corazzate, in rapida evoluzione, diventano le dominatrici del mare: possono colpire a lunga distanza e rimanere difese, pur rivelandosi vulnerabili a torpediniere e sommergibili. A Midway (1942) si aggiunge la minaccia portata dagli aerei imbarcati sulle portaerei, nuove regine delle flotte. Infine, alle Falkland (1982) gli scontri sono segnati dalle dotazioni hi-tech, come jet a decollo verticale...

