
Contenuto
La pandemia da Covid ha evidenziato nodi irrisolti della nostra civiltà: la morte in solitudine, la nostra fragilità, la nostra relazione con la natura. Siamo esseri fragili: quando tutto va bene, tendiamo a sentirci onnipotenti, ma basta un virus per vedere crollare tutte le nostre certezze e le nostre convinzioni. Abbiamo visto il volto del trauma e abbiamo visto morire in silenzio. Abbiamo visto gli occhi di chi muore da solo. In un’epoca che ha rifiutato la morte, dare dignità e calore a chi muore diviene l’estrema forma di cura, quando nulla è più possibile allo sforzo medico e alla scienza. Non si tratta di eroismo ma di semplice umanità, che appare come qualcosa di eccezionale in un mondo molto disumanizzato. Restare con la morte significa dar valore alla vita: aver profondo rispetto per il momento della morte è un modo per custodire la vita stessa.
Destinatari
Tutti
Autore
Guidalberto Bormolini, sacerdote e monaco, laureato alla Pontificia Università Gregoriana e dottorando in Teologia Spirituale presso l'Ateneo Sant’Anselmo a Roma. È docente al Master “Death Studies & the End of Life” dell’Università di Padova. Si occupa della formazione sui temi della spiritualità e del dialogo interreligioso nel fine vita presso numerosi Hospices, Asl e strutture ospedaliere. È fondatore e presidente di TuttoèVita Onlus. Stefano MANERA, medico chirurgo, specialista in anestesia e rianimazione, è da sempre impegnato nell’ambito delle emergenze e della medicina subacquea e iperbarica. È inoltre esperto di medicina integrata, nutrizione e omeopatia. È accompagnatore spirituale nel fine vita e nella malattia, si interessa di tecniche meditative, terapie biodinamiche e bioenergetiche somatorelazionali. Ines TESTONI, filosofa e psicoterapeuta, professoressa di psicologia sociale all’Università di Padova dove dirige il master in Death Studies & The End of Life, ricercatrice all’Università di Haifa, coordina da anni percorsi di death education misurandone gli effetti positivi sugli allievi di tutte le età e diffondendo i risultati di tali ricerche a livello internazionale. Per le competenze in questo campo è annoverata tra le 100 esperte, ovvero tra le scienziate più importanti a livello nazionale.
In tutte le tradizioni religiose sono presenti le figure del saggio e del santo capace di ammansire le bestie feroci, di conoscere a fondo i segreti della natura e di stringere amicizie speciali con alcuni animali. Nel mondo occidentale san Francesco è l'emblema dei santi amanti del creato: il Cantico delle creature è la più alta espressione poetica di questo amore. Il saggio di Bormolini allarga ulteriormente la prospettiva, mostrando come in realtà nelle vite dei santi questo tipo di rapporto ha un carattere quasi universale. Infatti il legame armonioso con il mondo animale caratterizza gran parte della tradizione monastica, non solo primitiva. Una delle esperienze più significative è quella dei monaci celtici, cantori innamorati della natura, talmente affascinati dalla meravigliosa bellezza degli animali da condividere con loro dei cenobi sui generis, collocati in località disabitate dall'uomo. Una delle critiche mosse alla tradizione occidentale cristiana è di aver favorito lo sviluppo di una cultura antiecologica, ma le vicende dei più grandi testimoni della cristianità, che sono i santi, potrebbero restituire alla cultura occidentale qualcosa che era andato perduto. Così come perduta era la perfetta armonia del Giardino incantato delle origini che tanti santi hanno saputo ritrovare, manifestandola in modo visibile, creando intorno a loro un piccolo angolo di quel Giardino, il meraviglioso Eden, da cui l'essere umano proviene e a cui forse tutti anelano di poter tornare.
Farsi crescere la barba e i capelli è stato fin dall'antichità un segno esteriore di una scelta di vita religiosa. Persino Italo Calvino, dalle colonne del Corriere della Sera, lamentava lo scarso interesse del mondo moderno verso questo argomento, all'apparenza superficiale, ma in realtà profondamente radicato nella cultura delle popolazioni antiche, inseritosi in seguito anche nella tradizione cristiana. Il volume presenta un'ampia carrellata storica e antropologica, attingendo agli studi più autorevoli in campo etnologico e al patrimonio dei miti che con le loro suggestioni hanno influenzato gran parte della cultura umana e cristiana.

