
La fedeltà alla parola data, anche nelle condizioni più difficili, anche conoscendo quelle che sono le nostre debolezze, il fissarsi obbiettivi alti pur non avendone le forze non è da disperati: è da uomini. Nel mondo giapponese questi atteggiamenti non erano eccezionali: erano quasi la normalità." (Dalla Prefazione di Alberto Leoni) Agosto 1945. La guerra nel Pacifico sta per concludersi. Dopo gli sbarchi americani a Iwo Jima e Okinawa e lo sganciamento delle bombe su Nagasaki e Hiroshima, la resa del Giappone viene comunicata via radio con un messaggio registrato dall’imperatore Hi roito. Il messaggio, tuttavia, viene ricevuto solo dai reparti che ancora dispongono di collegamenti radio. In molte isole piccoli gruppi di re-sistenti, fedeli al codice dei samurai che non prevede la resa, continuano a combattere. Alcuni di loro, nelle regioni più isolate, proseguiranno ancora la resistenza per anni. Gli ultimi due si arrenderanno solo nel 1989.
El Alamein, 4 settembre 1942. Una mina uccide il più giovane soldato italiano dell'armata corazzata in Nord Africa. Si chiamava Sergio Bresciani, diciotto anni, semplice artigliere del 3° Reggimento Artiglieria Celere. Ne aveva soltanto quindici quando nel 1940 era fuggito da casa per combattere in Libia. Il 2 luglio 1941 aveva compiuto sul campo i 17 anni, età nella quale era stato possibile appuntargli le agognate stellette e arruolarlo ufficialmente nel Regio Esercito: il più giovane soldato d'Italia impegnato nella Seconda guerra mondiale. Sul fronte nord-africano ha vissuto tutte le vicende delle Divisioni "Pavia", "Sabratha" e "Littorio", sempre lieto ed entusiasta, pronto a sacrificarsi per i compagni. Decorato personalmente dal generale Erwin Rommel con la Croce di Ferro tedesca di II Classe, gli verranno in seguito assegnate la Medaglia d'Oro al Valor Militare e la Croce di Ferro tedesca di I Classe. A lui è stata intitolata la Pista Rossa di El Alamein. Questo libro ne traccia la breve vita, attraverso le lettere dal fronte messe a disposizione dalla famiglia e le interviste alla sorella Liliana.
Un itinerario sulle orme di coloro che fecero l'impresa e sui luoghi che ancora ce la ricordano La data del 6 giugno 1944 rimane scolpita come il D-Day, giorno dello sbarco degli Alleati in Normandia, nel Nord della Francia, per riconquistare l'Europa occupata dai nazisti. Come si legge in un cippo posto a Utah Beach, su quelle spiagge ha avuto inizio la «Via della libertà». Ma questo non è un manuale di storia. È un viaggio nel tempo, nello spazio e nel cuore. L'autore, infatti, racconta la propria visita alle località che furono teatro dell'invasione con la convinzione che gli oggetti, i luoghi, la terra e l'aria portino a compiere un passo decisivo nell'immedesimazione con gli avvenimenti. In casi come questo le pietre non sono solo pietre, i musei non sono soltanto archivi di un passato sempre più remoto. In queste pagine il lettore trova una guida. Da una parte, un sussidio che delinea la progressione di una visita guidata, luogo dopo luogo, con l'indicazione di ciò che si può vedere e apprezzare (con un grado di dettaglio che arriva alle app, agli indirizzi, ai siti web e ai numeri di telefono). Dall'altra, una voce amica che anima quei luoghi con le persone e gli eventi che vi si svolsero, accompagnandoci in una visita ideale, ma poi reale, nel cuore della storia recente.
La "Tregua di Natale" del 1914 è un episodio straordinario della Prima guerra mondiale: soldati dalle contrapposte trincee misero da parte le armi, si incontrarono nella terra di nessuno scambiandosi doni, emozioni e persino indirizzi. Forse giocarono anche una partita a pallone. Decisero che in quelle ore non si sarebbe più sparato.
Questo libro ha due pregi. Anzitutto, è un'indagine a tutto tondo su quell'avvenimento e sul suo contesto, quel saliente belga di Ypres tristemente noto per le sue sanguinose battaglie marchiate dall'uso del gas. In secondo luogo, è una narrazione avvincente, che parte dal basso, cioè dai resoconti spontanei dei soldati stupefatti per quanto accade in quel terribile contesto di fango, gelo e fuoco. La voce di quei soldati continua a parlarci intatta da oltre un secolo di distanza grazie alle lettere, alle interviste dell'epoca e al rochissimo materiale ritrovato dall'autore nei musei di guerra di mezza Europa.
C'è di più. C'è la cronaca di un viaggio sul filo della memoria, la mappa dei luoghi, le fotografie, le canzoni, la filmografia, la litografia, perfino l'elenco delle app che aiutano a orientarsi tra le linee di quello che fu il Fronte occidentale della Grande guerra: un omaggio al cuore dell'uomo con le armi pacifiche della memoria e della cultura.
Antonio Besana (Milano, 1955), professore al MIMM (Master di International marketing management) dell'Università Cattolica di Milano, collabora con il dipartimento di Statistica dell'Università di Padova. Per quasi quarant'anni ha lavorato in aziende multinazionali di ricerche di mercato ricoprendo posizioni manageriali. Giornalista pubblicista (1977-2017), appassionato di storia militare, è autore del volume Time Management: un metodo per lavorare e vivere meglio (Tecniche Nuove, 2019) e della prefazione storica al volume La Tregua di Natale, lettere dal fronte (Lindau, 1914).

