
La storia recente del mondo è caratterizzata da una dimensione di violenza tanto più inaudita e imprevedibile in quanto commessa nel nome di dio e delle scritture. In questa temperie, Jan Assmann si chiede se esista una violenza intrinseca del discorso religioso monoteista. Sulla scorta di una rilettura di alcuni brani dell'Antico Testamento, l'autore può ritrovare la radice storica di tale violenza soprattutto nel carattere esclusivo dell'unico dio e nell'immagine consolidata di una divinità irata e punitiva. E tuttavia Assmann contesta che la violenza sia una conseguenza necessariamente inscritta nell'istanza monoteistica e conclude che essa nasce, piuttosto, dall'uso che della religione è stato fatto in senso politico e fondamentalista.
L'egittologo e storico della cultura Jan Assmann invita il lettore in un viaggio attraverso le concezioni, i simboli, i rituali, le iscrizioni mortuarie dell'antico Egitto. Fu in Egitto infatti che per la prima volta nella storia dell'umanità il fatto terribile della morte divenne degno di interpretazioni e teorie, e fu inserito in una rappresentazione culturale dal significato individuale e sociale.
In quesro saggio l'autore analizza i molti enigmi connessi a Mosè, nella storia, nel culto e nella nostra psiche.

