
Discutere di Gaudium et spes, a cinquant’anni dalla sua promulgazione, significa riconoscere che la Costituzione conciliare è un paradigma pastorale di metodo per un dialogo tra la chiesa e il mondo che resta sempre “da fare”. Il paradigma offre l’indice di questo dialogo, ma il suo valore non sta nella ripetizione dei contenuti che, assunti a mo’ di affermazioni dottrinali, vanno ripetuti sempre e dovunque (altrimenti, da questo punto di vista Gaudium et spes è inevitabilmente datata), bensì nell’apertura a un lavoro che resta sempre da fare nelle differenti epoche storiche che la chiesa è chiamata a vivere.
A trent' anni dalla pubblicazione dell'enciclica Redemptor Hominis – alla quale è intitolato il Pontificio Istituto Pastorale dell'Università Lateranense – un convegno ne ha verificato l'attualità e la fecondità per l'agire ecclesiale. Ne è emerso il carattere profetico del testo, radicato nell'originale prospettiva del teocentrismo-antropologico propria del pensiero e dell'azione pastorale di Karol Wojtyła. Con differenti prospettive, i contributi qui raccolti intendono riprendere non soltanto la memoria di un insegnamento fecondo e peculiare, ma anche le indicazioni che rimangono originali e imprescindibili per lo studio e la progettazione della pastorale al tempo della Nuova evangelizzazione.

