
In questo libro, Sean Hepburn Ferrer ci accompagna per mano e con delicatezza nel mondo interiore dell'attrice più celebrata di Hollywood, raccontandoci la storia di sua madre, dall'infanzia trascorsa nell'Olanda devastata dalla guerra, all'apice della sua carriera cinematografica, fino ai giorni vissuti lontano dalla macchina da presa e dai paparazzi. Un modo di vedere Audrey certamente diverso da quello finora rivelato dall'obiettivo dai fotografi: attraverso lo sguardo di un figlio che l'adorava.
"Se si è veramente fotografi si scatta sempre, anche senza rullino, anche senza macchina". La fotografia come scelta: l'autobiografia con immagini di Gianni Berengo Gardin, raccolta dalla figlia Susanna, rintraccia il filo di questa passione e lo dipana attraverso una vicenda biografica lunga, piena di incontri, di viaggi, di storie, di immagini colte e da cogliere. Piena, soprattutto, di quella sensibilità attenta al reale, alla società, alla gente, che da sempre rappresenta il principale bagaglio di cui si deve dotare un fotografo di reportage. Il mondo di Berengo Gardin è il nostro mondo. Con una lettera all'amico Gianni, scritta da Ferdinando Scianna, e una conversazione sulle fotografie fatte e quelle da fare tra Gianni Berengo Gardin e Roberto Koch.
Il volume raccoglie tutte le incisioni che illustrano le edizioni del teatro di Carlo Goldoni pubblicate col suo consenso. Le incisioni, salvo qualche ritratto, sono ripubblicate nella stessa dimensione degli originali. Questo apparato iconografico costituisce una importante testimonianza della fortuna del teatro di Goldoni nella Venezia del Settecento. Le incisioni comprendono i ritratti del Goldoni, le scene della sua vita, le incisioni che precedono il testo delle commedie e quelle che aprono ogni atto di commedia. Giambattista Pasquali e Antonio Zatta sono i due principali editori veneziani contemporanei al Goldoni che pubblicarono le sue opere e le illustrazioni che ora vengono riproposte.
È possibile descrivere lo spirito della civiltà occidentale, così come si è evoluto con mutamenti vertiginosi nel corso del XX secolo, attraverso venti capolavori dell'arte? L'impresa è senza dubbio temeraria, e non priva di insidie che potrebbero indurre a forzature o interpretazioni arbitrarie. Ma Flavio Caroli, da sempre interessato a indagare i fondamenti primari del "pensiero in figura", accetta la sfida. Ed ecco allora che, dopo aver tratteggiato i volti dell'uomo e della natura nelle sue molteplici manifestazioni artistiche, delinea un nuovo volto che in qualche modo li racchiude. Un'immagine essenziale e al tempo stesso complessa, un poliedro a venti facce: venti opere da Van Gogh a Warhol. Tra fine Ottocento e fine Novecento l'impulso innovativo dell'arte ha subito accelerazioni inaudite, dissacrando, rinnegando, stravolgendo il punto di vista sulla realtà e tuttavia, una volta esauritasi la violenza di tale eruzione, ha riscoperto, in una visione rinnovata, le radici di quella tradizione che intendeva estirpare. Non a caso i venti capolavori prescelti, celeberrimi e di valore universale, sono da considerare archetipi, motori originari di "tutto ciò che si è mosso nell'immaginario occidentale": fra questi, "La notte stellata" di Van Gogh, "La Dame" di Matisse, "Primo acquerello astratto" di Kandinskij, "Guernica" di Picasso, "La città che sale" di Boccioni, "Le Muse inquietanti" di de Chirico, "Murale" di Pollock, "Trenta è meglio di una" di Warhol.
"George Harrison: Living in the material world" è il ritratto a tutto tondo di un artista che a ventun anni ha avuto in mano il mondo e si è trasformato, come scrive nell'introduzione Paul Theroux, in un uomo "con il fuoco dentro: saturo del mondo materiale, si era convinto a cercare la spiritualità delle cose - e la sua vita appare quindi come una serie di sparizioni e riapparizioni, di viaggi e ritorni". A partire dalle fotografie scattate dallo stesso George, dalle lettere, dai diari e da memorabilia, Olivia Harrison ripercorre la vita del marito, dall'adolescenza segnata dall'ossessione per la chitarra a Liverpool, dallo stordimento degli anni con i Beatles alla scoperta della cultura e della musica indiana, fino al periodo come solista, produttore cinematografico e gentiluomo bohémien. Un libro importante e intenso che, oltre ad assomigliargli, evoca attraverso immagini accuratamente selezionate e testimonianze della famiglia e degli amici frammenti della sua esperienza, rivelando le radici profonde della sua arte, l'amore per la natura e il suo sense of humour, i percorsi della mente e le tracce dello spirito.
Accompagnati dalla viva voce dello stesso Fabrizio, ricavata da appunti personali, brani di interviste e da centinaia di fotografie e documenti in buona parte inediti, con questo volume si entra nella storia più intima di De André. La poetica, l'etica, il genio e le contraddizioni dell'artista genovese in un'antologia completa, nuda e sincera, rigorosa nei contenuti e nella cura del progetto realizzato in stretta collaborazione con la Fondazione De André.
"Mean Streets", "Taxi Driver", "Toro scatenato", "L'ultima tentazione di Cristo", "Kundun", "The Departed", "The Aviator", "Shutter Island": sono solo alcuni dei film con cui Martin Scorsese ha reso grande il cinema americano. Acclamati dalla critica, hanno unito la sperimentazione al successo di pubblico. Questo libro consente di riviverli dall'interno, attraverso le parole e lo spirito del suo creatore. E le loro complesse vicende produttive diventano un'introduzione all'arte di realizzare un film. Richard Schickel ci guida attraverso la vita e l'opera di Scorsese: da ragazzo, negli anni Cinquanta, cercava di evadere dalla realtà di Little Italy grazie al grande schermo; e in seguito, da regista, ha modellato la propria ambizione su una conoscenza enciclopedica della storia del cinema. Scorsese rivela la base autobiografica di tanti suoi lavori, mostrando azzardi e scommesse. Parla dei suoi film che ormai sono diventati classici e di quelli meno noti, documentari compresi. Spiega il suo stile, l'attenzione al dettaglio, l'amore per i film di genere. E discute di ciò che la cinefilia gli ha insegnato a proposito di regia, recitazione, fotografia, montaggio e musica. Il risultato è un'illuminante storia della Hollywood moderna vista attraverso gli occhi di uno dei suoi protagonisti più coraggiosi. Scorsese mette a prova ogni volta le aspettative del pubblico, senza temere di affrontare temi controversi come la religione e la violenza istituzionalizzata.
Come è stato rappresentato l'Altro nei classici dell'antropologia e dell'etnografia? Quale immagini hanno costruito la nostra idea di alterità, di selvaggio di umanità nei libri di Lévi-Strauss, Bateson, Margaret Maed? Dai materiali esotici filmati da William Heise per Edison, ai film di Flaherty e Schoedsack e Cooper, dai film di Paul Fejos nei suoi anni post hollywoodiani ai materiali di studio di Lévi-Strauss in Brasile e di Bateson e Mead a Bali, sino alla trama post neorealista di Jean Rouch e al lavoro in India di Rossellni. Il volume traccia una genealogia delle immagini irrisolte dell'alterità, dell'ambiguità e della necessita delle rappresentazioni, del conflitto tra set e analisi sul campo, tra grammatiche dello spettacolo e progetti di conoscenza, tra flagranza del filmato e pratica di documentazione e testimonianza, salvage antropologico e messa in scena filmica di un mondo primitivo e a-storico, nelle forme e nei generi che il film e il cinema costituiscono nel novecento.
Partendo dal 1475 e arrivando sino al 1508, anno in cui Michelangelo accetta di dipingere la Cappella Sistina, lo storico dell'arte John Spike ripercorre l'evoluzione artistica di un ragazzo dal talento straordinario, costantemente ossessionato dal successo e capace di condizionare profondamente il pensiero della sua epoca. Grazie all'utilizzo di alcuni documenti poco noti e solo di recente divenuti oggetto di studio e alla rilettura delle memorabili pagine scritte da Ascanio Condivi e da Giorgio Vasari, l'autore ricostruisce il ritratto privato di un artista geniale, fragile, arrogante, sospettoso, perennemente preoccupato per lo stato di salute economica della sua famiglia, indisponente e aggressivo con i rappresentanti del potere e alla costante ricerca di una forma artistica che "andasse più in profondità delle apparenze, fino a toccare lo spirito". Alternando il racconto delle turbolenze politiche che dominavano l'Italia del primo Cinquecento a quello di episodi suggestivi - come il trasporto della statua del David attraverso le strade di Firenze o il progetto di Leonardo di deviare il fiume Arno per vincere la guerra contro Pisa - John Spike ci restituisce un ritratto pieno di passione umana e intellettuale dei primi trent'anni di vita di Michelangelo Buonarroti.
Lo spazio scenico (edificio, spazio della rappresentazione, scenografia e scenotecnica) dai greci al Novecento è la prospettiva storica di questo manuale, maturato all'interno della pratica dell'insegnamento universitario di Storia dello spettacolo. Il testo offre una ricostruzione dei fenomeni emergenti dell'arte teatrale nelle diverse nazioni europee attraverso i secoli.

