
«La Rassegna Mensile di Israel», fondata da Alfonso Pacifici e Dante Lattes nel 1925, è la più importante sede di dibattito culturale dell’ebraismo italiano. Gli oltre ottanta volumi, i contributi scientifici pubblicati, le centinaia di libri recensiti, fanno della rivista una fra le più longeve e autorevoli voci dell’ebraismo europeo, interrotta solo dalle leggi antiebraiche del fascismo e dai successivi eventi bellici. Questo numero de «La Rassegna Mensile di Israel» appare in un momento particolarmente difficile per lo Stato d’Israele, per l’ebraismo della Diaspora, per il mondo nel suo insieme. Esso è presentato dalle due nuove Direttrici, Liliana Picciotto e Myriam Silvera, che intitolano il loro editoriale La durezza del momento. È appunto a tale, a volte, in apparenza, insostenibile durezza che la «Rassegna Mensile di Israel», giunta quasi al suo centenario, vuole rispondere rifacendosi ai nostri antichi maestri che ci hanno indicato le strade verso il limud, la capacità di non perdere il pensiero critico e farsi domande, da una parte, e verso l’umanesimo ebraico che è shalom, dall’altra. Invitandoci a dedicare parte del nostro tempo privato per studiare, meditare, discutere, collocando gli interrogativi del presente nei fili della memoria collettiva ebraica. Vi offriamo dunque, come sempre nei volumi di Miscellanea, una serie di contributi diversi, che toccano periodi diversi della storia ebraica. Partiamo da un periodo di relativa integrazione nella Livorno del Settecento (Evelyne Oliel-Grausz) per passare a uno dei più atroci avvenimenti della storia dell’ebraismo italiano, la retata nazista di Roma del 16 ottobre 1943 (Liliana Picciotto). Sara Buda racconta di reduci dalla deportazione dal Dodecaneso, Davide Spagnoletto illustra marmi e lapidi delle Cinque Scole di Roma, mentre Pia Settimi analizza alcune particolarità dei registri della Comunità di Padova (pinqasim). Apprendiamo poi con Michel Levine di una campagna di infondate accuse rivolte agli ebrei in Francia nel 1920, rimasta in ombra rispetto all’eco del precedente caso Dreyfus, mentre Alberto Cavaglion ricorda Guido Lopez, vivace saggista milanese. Riprendiamo inoltre in questo volume la antica consuetudine delle Discussioni. Sul tema della preghiera pubblica officiata dalle donne, così come sull’omosessualità si confrontano pareri halakhici diversi, raccolti da Michael Sierra, Pierpaolo P. Punturello e Michael Ascoli. Le Memorie di famiglia di Sandro Sciaky ci trasportano nella Salonicco ebraica degli anni Venti e Trenta. Alberto Somekh e Giuseppe Monsagrati riflettono l’uno su Leopardi e l’ebraismo, l’altro sui Senatori ebrei italiani. Conclude il volume la consueta Rassegna di libri e riviste.
A Villa Emma di Nonantola, nei pressi di Modena, vissero, per oltre un anno, da luglio 1942 al settembre 1943, 73 ragazzi ebrei, fuggiti dalla Germania, dall'Austria, dalla Jugoslavia e dalla Polonia, oltre a diciotto adulti loro accompagnatori. I ragazzi in fuga dall'Europa in fiamme furono accolti, protetti, nascosti in un abbraccio solidale che si estese all'intera comunità. I saggi qui raccolti analizzano la vicenda sul versante storico, architettonico, artistico, politico e sociologico. Adachiara Zevi ripercorre la vicenda del concorso "Davanti a Villa Emma", dedicato alla creazione di un memoriale per la comunità dei salvatori. Guido Pisi mette in luce la peculiarità di questa accoglienza: non semplicemente una buona azione, ma la costruzione di una relazione attiva tra ragazzi e abitanti. Sul tema dei Giusti è centrato il complesso e profondo intervento di Stefano Levi Della Torre. Bruno Maida allarga l'obiettivo sul salvataggio dell'infanzia ebraica dalla deportazione e dallo sterminio. Con l'intervento di Fausto Ciuffi si entra nel vivo di questo secolo, quando, nel 2004, prende corpo la Fondazione Villa Emma, di cui è da allora Direttore. Una delle poche tracce materiali di questa vicenda è costituita dai 96 libri appartenuti ai ragazzi: ne riferisce con cura Elena Pirazzoli. Un nodo significativo è quello raccontato da Maria Bacchi: come costruire una sinergia tra un luogo di memoria del passato e un luogo di riflessione e azione per il futuro. In questo volume si trovano altri importanti saggi che richiamano il tema della cura dell'altro. Silvano Longhi ricostruisce l'attività assistenziale messa in atto in Svizzera dall'ebreo milanese Eugenio Mortara; Liliana Picciotto parla di tentativi andati a vuoto volti a far raggiungere Eretz Israel a bambini e adolescenti, figli di profughi stranieri internati in Italia o nelle zone annesse della ex Jugoslavia. Un altro saggio, a firma di Giulio Disegni, è dedicato all'iter legislativo per il riconoscimento di perseguitati dal regime fascista agli ebrei d'Italia, durato, con fasi alterne, per ben 78 anni: dal 1952 al 2020. Gli articoli terminano con un breve testo di Michele Sarfatti intitolato "Nuovi documenti sulla consegna ai tedeschi di rifugiati ebrei nel Kosovo italiano nel marzo 1942". A seguire una ampia "Rassegna di libri, convegni, mostre e riviste" curata da Myriam Silvera.
Il titolo di 'Giusto tra le nazioni' designa chi, non ebreo, abbia manifestato un atteggiamento amichevole nei confronti degli ebrei. Lo Yad Vashem, il più grande memoriale del mondo per le vittime della Shoah, attribuisce questo titolo ai non ebrei che durante la seconda guerra mondiale hanno soccorso ebrei in grave difficoltà senza alcun vantaggio personale ma, al contrario, rischiando in prima persona. Ancora oggi, ad ogni nuovo giusto vengono consegnati una medaglia e un diploma d'onore, durante una cerimonia che si svolge sia a Gerusalemme che nel paese d'origine. Qui sono raccolte le storie di questi uomini e di queste donne che hanno salvato non solo la vita di molti ebrei, ma anche la dignità umana e l'onore dei loro compatrioti.

