
«Noi che siamo cristiani e intendiamo fare i filosofi non dobbiamo accontentarci di essere filosofi cui capita incidentalmente di essere cristiani: dobbiamo sforzarci di essere filosofi cristiani» e «perseguire i nostri progetti con l'integrità, l'indipendenza e l'audacia del cristiano». Per un filosofo cristiano dovrebbe essere naturale coniugare gli strumenti del pensiero con le proprie credenze religiose, così come per un teologo difendere la propria fede da dubbi e obiezioni. Negli scritti qui raccolti - a cura di Andrea Aguti e Roberto Di Ceglie - Alvin Plantinga e William Lane Craig invitano a riscoprire il valore della filosofia cristiana, le sue prospettive, l'importanza dell'apologetica. A quest'ultima spetta il compito di contribuire a creare un ambiente culturale in cui il Vangelo possa essere accolto come un'opzione intellettualmente valida. La fede può, anche oggi, guidare la ricerca filosofica verso esiti altrimenti irraggiungibili.
La fede cristiana è intellettualmente accettabile? Anche per una persona istruita e intelligente che vive nel XXI secolo, con tutto ciò che è accaduto negli ultimi quattro o cinquecento anni? Non vi è qualcosa di folle e di naïf o forse di stupido e irresponsabile o persino di vagamente patologico nel mantenere una simile credenza? È la domanda di fondo di questo libro. Alvin Plantinga, celebre epistemologo e filosofo della religione, avanza la nozione di "garanzia" e sostiene che la fede può considerarsi autentica conoscenza. Ma, appunto, può: non è infatti cosa che si possa dimostrare, se è vero che la fede è innanzitutto (anche se non solo) opera di Dio. L'autore sostiene che una simile dimostrazione andrebbe oltre le competenze della filosofia, il cui compito principale, in questo ambito, è invece quello di confutare le obiezioni e di superare gli ostacoli alla fede cristiana.

