
Come è cambiata la cultura statunitense dagli anni Settanta all'odierna "era Trump"? Il volume ricostruisce mezzo secolo di trasformazioni che hanno ridefinito l'immaginario americano, tra crisi identitarie e rivoluzioni tecnologiche, profonde fratture sociali e nuove forme di espressione. In questo arco temporale emerge una serie di nodi complessi per gli Stati Uniti: le disfunzioni del sistema politico, le diseguaglianze socioeconomiche, le tensioni interrazziali, l'appannamento dell'egemonia internazionale. Nel libro si prendono quindi in esame le culture politiche, la rivoluzione digitale, la religione, la letteratura, la musica, le tendenze cinematografiche, le discussioni sulla memoria della schiavitù, la storia dei consumi, gli elementi di forza e debolezza del soft power americano. Si propone, in tal modo, un viaggio nella cultura tardo-novecentesca e contemporanea di un paese contraddittorio e vitale, che ha perso fiducia nel futuro ma al contempo è capace di inventarsi nuove utopie.
Impulsivo e senza paura, Robert F. Kennedy credeva nell'esigenza di una profonda rivoluzione politica a "misura d'uomo" che restituisse dignità alle persone e colmasse le distanze tra neri e bianchi, ricchi e poveri, giovani e vecchi. Fra tutti i Kennedy era forse il più Kennedy. E di certo il più lungimirante. "Sogno cose che non sono state mai" raccoglie i suoi discorsi più significativi a partire dal 1964, quando, dopo la morte del fratello John, tornò alla politica, fino al 1968, anno della sua campagna per la presidenza conclusasi con l'attentato di Los Angeles. In tutti gli interventi viene fuori il "Bobby" che decise di proseguire il lavoro del fratello, ma anche il promotore di politiche sociali che richiedevano oltre al denaro, immaginazione, coraggio, determinazione e sincerità. Una figura di straordinario spessore umano, che, attraverso ideali e programmi, obiettivi e scelte, pensò e agì in modo nuovo, consegnandoci una visione politica attualissima ancora oggi. Prefazione di Kerry Kennedy.

