È forse la favola più famosa del mondo, un classico che da secoli seduce i lettori di Oriente e Occidente. Ma è anche un'opera millenaria e stratificata in cui si mescolano tradizioni persiane, arabe e indiane, rimasta a lungo nell'ombra prima che un arabista francese del Settecento ne mettesse in luce lo splendore letterario. Per Kader Abdolah è «quel libro maestoso che è sempre stato sulla mensola del camino» della casa paterna e che lo ha accompagnato per la vita. Seguendo una tradizione di famiglia che invita ogni anziano a riscrivere un testo antico da lasciare in eredità ai discendenti, ma rivolgendosi a noi europei, l'autore iraniano racconta le sue Mille e una notte, una versione moderna che conserva tutta l'atmosfera fiabesca e il fascino sensuale della fonte originaria. Notte dopo notte, per avere salva la vita, la bella Shehrazade ammalia il sultano sanguinario con un fiume di racconti nei racconti che parlano di califfi e visir, principesse e schiave, mercanti, jinn, metamorfosi e magie, mettendo in scena il potere, il desiderio, l'amore e il gioco del destino. Un labirinto incantato di storie a cui Kader Abdolah aggiunge brevi note per raccontare ciò che sta dietro le quinte: le complesse origini dell'opera e della sua protagonista, le modifiche che ha subito attraverso i secoli e le culture, i personaggi storici che nasconde, il ruolo delle figure femminili in un mondo violentemente patriarcale. Ma è soprattutto il piacere di raccontare che si ritrova in ogni pagina di questo libro, i cui protagonisti sono la parola e l'immaginazione con il loro potere di salvarci, di fermare il tempo per più di mille e una notte.
Le aspirazioni semidivine del transumanesimo; l'attesa messianica nei confronti della «singolarità tecnologica»; il culto millenarista di un'intelligenza artificiale in grado di redimere il genere umano dai suoi limiti e le sue imperfezioni. Dagli albori nella Silicon Valley di fine Novecento ai deliri di onnipotenza dei giorni nostri, la tecnocultura sembra ruotare attorno a una convinzione al contempo infantile e terrificante: quella che vede nella Macchina il mezzo attraverso il quale il genere umano trascenderà finalmente sé stesso, elevandosi al rango di essere superiore. Di questo parla Techgnosis, il classico che Erik Davis scrisse nel pieno della rivoluzione dot.com, e che da allora è diventato un vero e proprio testo sacro della letteratura futuribile. Dai tempi di AltaVista e Yahoo agli attuali proclami dei vari Elon Musk e Peter Thiel, nulla sembra essere cambiato: il gergo tecnocratico dei geek si condisce di pensiero magico e sfumature occulte che trasformano il codice informatico in una lingua esoterica per iniziati, e solo «chi sa» può legittimamente sperare di sopravvivere in un futuro dominato dallo sguardo onnisciente dell'Automa Cosmico.
Cinque piccole volpi si rotolano nella neve... Gioca a nascondino con loro! Un libro magico dove grazie alle linguette per far sparire e riapparire le volpi una a una, puoi giocare all'infinito. Un libro che si trasforma tra le mani, per emozionare i più piccoli e parlargli di sentimenti: volere tutto lo spazio per se stessi, rifiutarsi di condividerlo e poi farsi sopraffare dall'ansia di stare da soli. Età di lettura: da 3 anni.
Un libriccino illustrato per far conoscere ai più piccoli la vita di San Paolo, l’Apostolo delle genti.
Destinatari
Dai 4 anni.
Autrice
Maria loretta Giraldo, nata a Padova, vive e lavora sulla riviera del Brenta. Scrive da sempre filastrocche che compaiono in molti testi scolastici. Ha due figli grandi: Alberto ed Elisa, che fa l’attrice nella compagnia del Buratto e recita spesso in spettacoli per bambini. Le sue fiabe sono state pubblicate da diversi editori italiani e stranieri
Come si è formato l'italiano? Perché Dante viene definito "Padre della lingua"? Quali sono le prime testimonianze dell'uso dei volgari in Italia? Quando il fiorentino trecentesco è diventato il modello per la lingua letteraria? E che ruolo ha avuto Manzoni nella diffusione di una varietà più moderna? Su cosa si sono concentrate le riflessioni novecentesche, e quali sono gli argomenti più dibattuti nel primo ventennio del nuovo Millennio? Con un linguaggio chiaro e numerose schede di approfondimento il volume risponde a queste domande e a molte altre curiosità riguardanti la nostra lingua dalle Origini a oggi.
Un estudio sobre la llegada del Opus Dei a Sevilla en 1942, y su desarrollo y expansión en esa ciudad y en otras de Andalucía Occidental. El Opus Dei —fundado por san Josemaría Escrivá de Balaguer en 1928— llegó a Sevilla en 1942, y desde Sevilla se extendió en esa década a otras ciudades de Andalucía Occidental, como Córdoba y Cádiz. Sevilla, salvo en Ronda, no intervino en los comienzos de otras ciudades de Andalucía Oriental, como Granada, donde el Opus Dei da también sus primeros pasos en esa misma década. Casi todos los que iniciaron esta labor en Sevilla, y muchos de los que se incorporaron al Opus Dei en esa ciudad durante esos primeros años, se trasladaron luego a diversos países de Europa e Hispanoamérica para ayudar en los primeros pasos en esas naciones.
Ci sono fotografie capaci di segnare un'epoca, di lasciare un segno, di sintetizzare mille parole. Immagini destinate a fissarsi per sempre nella nostra memoria e a costruire l'immaginario collettivo. Mario Calabresi, giornalista e grande appassionato di fotografia, ha viaggiato a lungo per incontrare gli autori di scatti divenuti ormai iconici e farsi raccontare quali emozioni li avessero attraversati mentre fermavano sulla pellicola un pezzo di Storia. Il fotogiornalismo, come il giornalismo, è fatto di pazienza, dedizione e costanza. Per essere credibili bisogna andare dove i fatti accadono, per vedere, capire e testimoniare. Non può farlo chi si limita a osservare il mondo dall'alto, chi resta distante e distaccato, ma soltanto chi è pronto a calarsi anche nelle realtà più crude, chi si immerge nelle storie correndo rischi. Lo sanno bene Josef Koudelka, che ha documentato la Primavera di Praga del 1968, Don McCullin, testimone dei sanguinosi conflitti in Vietnam e nell'Irlanda del Nord, Steve McCurry, che ha affrontato i monsoni e attraversato l'Afghanistan in macerie, o Gabriele Basilico, che ha immortalato una Beirut distrutta da anni di guerra civile. I fotografi incontrati da Calabresi hanno accettato di raccontare i momenti che li hanno definiti: l'umanità dolente in fuga dai massacri ruandesi o gli schiavi delle miniere a cielo aperto ritratti da Sebastião Salgado, le discriminazioni razziali americane testimoniate da Elliott Erwitt o i rifugiati palestinesi ai quali, nelle sue immagini volutamente un po' sfocate, rivolge con pudore lo sguardo Paolo Pellegrin. Questo libro contiene le lezioni di Susan Meiselas, capace di costruire rapporti di una vita con i soggetti delle sue foto, come le denunce in bianco e nero di Letizia Battaglia, che ha messo sotto gli occhi dell'Italia la realtà della mafia siciliana. "A occhi aperti" è un affascinante viaggio non solo nella fotografia, ma negli eventi che hanno fatto la Storia degli ultimi cinquant'anni, ancora oggi vividi e toccanti grazie a uomini e donne che hanno saputo cogliere l'attimo perfetto.