Si è voluto sostenere che era già stabilito, addirittura dalle Scritture di Israele, che egli avrebbe ‘tradito’ Gesù consegnandolo alla morte; e soprattutto si è voluto ascrivere alla volontà di Dio quello che accadde, motivandolo con l’avidità di denaro o con la possessione diabolica. Ma allora è davvero possibile considerare Giuda responsabile della consegna? Che cosa sarebbe successo se non avesse consegnato Gesù? Ammettiamo che Giuda, pur amando il Maestro non meno degli altri Undici, avesse frainteso il suo modo di essere Messia, leggendolo in chiave soprattutto terrena; ma questo fraintendimento riguardava tutti i discepoli e fu superato solo dopo l’esperienza della Pasqua e della Pentecoste, che Giuda non poté vivere. Giuda si uccise quando scoprì di essere stato lo strumento involontario della consegna di Gesù alle autorità religiose di Israele, e il suo suicidio non fu un modo di disprezzare il perdono di Dio ma piuttosto, secondo la Legge, un tragico tentativo di meritarlo.
Informazioni sull'autore
Dopo la laurea in Lettere moderne alla Sapienza Università di Roma, Lilia Sebastiani ha compiuto il corso degli studi teologici, conseguendo il Baccellierato in Sacra Teologia all’Istituto Teologico di Assisi e la Licenza e il Dottorato in Teologia morale all’Accademia Alfonsiana di Roma. Svolge attività di articolista e conferenziera in materia teologica. È collaboratrice fissa di Rocca e autrice di diversi libri, oltre a contributi in opere collettive, atti di convegni e dossier.
Poco prima di morire, probabilmente nel settembre del 1226, Francesco dettò un documento che chiamò Meum Testamentum, “Il mio Testamento”. Le memorie affidate dal Santo a questo testo possono essere paragonate alle diverse facce intagliate dall’iniziativa di Dio su “frate Francesco” affinché in lui risplendesse, in modo semplice e puro, la bellezza della luce che emana dal Vangelo.
Il libro di Pietro Maranesi si confronta con questo documento cruciale e problematico in cui l’identità personale di Francesco, divenuta esperienza comunitaria, si fonde con le esortazioni ai confratelli sulle posizioni da assumere per contemplare la luce di Gesù Cristo, costituendo la base ideale per comprendere la vocazione e l’opera dei “minori”.
L’eredità preziosa racchiusa nello scrigno del Testamento è dunque lo stesso “frate Francesco” con la sua proposta cristiana modellata sul Vangelo, la cui ricchezza e la cui bellezza resteranno, per questo motivo, sempre e comunque un’eredità difficile.
Informazioni sull'autore
Pietro Maranesi è frate cappuccino e professore di Teologia e Francescanesimo ad Assisi e a Roma. Fra le sue più recenti pubblicazioni, Io frate Francesco. 5. L’eredità (Porziuncola, 2026); Per-dono per lo tuo amore. La via alla pace di Gesù e Francesco di Assisi (Messaggero, 2025); La via alla sapienza cristiana. Studi su san Bonaventura (Biblioteca Francescana, 2024).
Il testo presenta l’eucaristia come struttura e criterio del discernimento cristiano. Attraverso l’analisi dei singoli momenti della celebrazione - dall’umile riconoscimento della propria condizione all’ascolto della Parola, dall’obbedienza della fede all’amministrazione dei talenti, fino alla comunione ecclesiale - emerge un metodo concreto per orientare le decisioni fondamentali dell’esistenza. L’autore mostra come la messa non sia solo rito, ma forma della vita spirituale: un processo che educa a leggere la realtà, a rispondere agli appelli dello Spirito e a conformare le scelte alla logica del Vangelo.
Il volume raccoglie contributi dedicati alla cultura dei Goti tra IV e VI secolo, con particolare attenzione alla traduzione gotica della Bibbia attribuita a Vulfila, uno dei testi fondamentali dell’età tardoantica e il più antico documento di ampia estensione conservato in una lingua germanica. Attraverso approcci filologici, storici, teologici e archeologici, i saggi indagano il complesso intreccio tra identità germanica, tradizione romana e cristianesimo. Ampio spazio è riservato all’arianesimo e alla sua ricezione nel mondo goto, alle forme della trasmissione testuale e manoscritta, nonché alle dinamiche politiche e culturali che segnarono il regno ostrogoto in Italia. Nel loro insieme, i contributi offrono un quadro articolato di un’epoca di transizione cruciale per la formazione della cultura europea.
In un tempo segnato da profondi mutamenti culturali e spirituali, la catechesi è chiamata a ripensare il proprio ruolo e il proprio linguaggio. Questo volume propone una riflessione teologica e antropologica che pone al centro l’esperienza di fede come luogo vitale dell’incontro con Dio. Superando un approccio prevalentemente nozionistico, l’autore mostra come la catechesi possa diventare un autentico servizio allo Spirito, capace di accompagnare le persone nei processi interiori di ricerca, discernimento e trasformazione. Attraverso il dialogo con la teologia contemporanea, il magistero e le scienze umane, il testo offre criteri e prospettive per una catechesi più esperienziale, mistagogica e missionaria, in sintonia con le sfide della Chiesa di oggi.
Il sabato santo è il giorno del grande silenzio: le chiese spoglie, il tabernacolo vuoto, l’attesa che sembra sospendere il mondo. Dio sembra aver abbandonato l’uomo, non volergli rivolgere più la parola. In questo silenzio, Cristo discende nello šĕʾôl per raggiungere gli «spiriti imprigionati» (1Pt 3,19), che attendono la luce nella notte fonda dell’ombra di morte. Il testo guida il lettore dentro un mistero spesso dimenticato, intrecciando Scrittura, padri della chiesa e tradizione liturgica. Ne nasce una meditazione intensa, che restituisce al sabato santo la sua forza originaria: il punto in cui la speranza si riaccende e la vita nuova incomincia.
Una comunità piccola, emarginata, assediata. Sostenuta, però, dalla testimonianza di colui che si identifica come «il discepolo che Gesù amava». Giovanni propone un percorso di poche, dense parole: guardare, credere, rimanere, testimoniare. Quattro verbi insistenti, che scandiscono il cammino per riconoscerci anche noi discepoli amati, e perciò testimoni. Il libretto vuol guidare il lettore in tale itinerario, intrecciando esegesi e semantica biblica, teologia e spiritualità, per restituire peso e vita alle parole della Parola: dodici meditazioni che non temono di attraversare le tenebre del mondo, per approdare a una testimonianza di comunione con Gesù e il Padre e di amore reciproco, che è, essa stessa, vita nuova.
Ecco l’ultimo prodotto della "Famiglia UPPO". UPPO Table è una versione economica che può essere usata su un piano, come una scrivania oppure appesa al muro. L’immagine che accompagna la copertina è un dipinto di Susanna Stoehr: "Saldo voglio stare!", 2025.
Prefazione di Alberto Cozzi.
Don Bosco ha avuto una relazione personale molto profonda con Pio IX ed era convinto che un’unità d’Italia fosse una confederazione dei vari stati con la presenza dello Stato pontificio e del Papa. Dopo il 1848 ha dovuto affrontare la nuova situazione nel governo del Regno di Sardegna fino alla fine degli anni cinquanta con la conquista della Lombardia. Da una parte è da tener presente che don Bosco non si metteva mai contro i governi, seguendo il Vangelo, e pure per poter sviluppare la sua attività. Per questo la sua Storia d’Italia dopo il 1859 non si sviluppa più ma viene riassunta in un sommario cronologico e l’aggiunta di varie biografie. Abbiamo trattato altrove come don Bosco si è comportato con il Governo a riguardo delle scuole e come è riuscito a mantenerle aperte. Interessante come don Bosco abbia voluto presentate Pio IX nel 1871 dopo Porta Pia con l’opuscolo Fatti ameni della vita di Pio IX, presentandocelo effettivamente quale un santo. L’apertura alla situazione reale quale è avvenuta nel cosiddetto "Risorgimento" comporta una ricostruzione della storia finora insegnata secondo la manipolazione dei conquistatori per riedificare gli avvenimenti come sono accaduti.
Il Pensiero cristiano ha una proposta precisa: risalire (quoad nos) al Padre da cui (quoad se) tutto discende. Ecco la proposta nella grande Forma di Occidente [tomo I: Agostino, Ildegarda, Bonaventura, Tommaso, Dante]: una sinfonia metafisica, stretta intorno alla Via, il Verbo Incarnato, riconduce all’Atto stesso dell’essere, il Padre donde la Generazione del Figlio (in cui è innestata la partecipazione degli enti) e con il Figlio la Processione dello Spirito co-amato. Ecco la proposta nella grande Forma di Oriente [tomo II: Cappadoci, Dionigi, Massimo, Damasceno... Italogrecità, Florenskij, Evdokimov]: lo Spirito nel creato concreto illustra Gesù teandrico, Volto del Padre, dal quale il Figlio è generato e lo Spirito - Ermeneuta divino - procede. Le Tradizioni occidentale ed orientale sono colte in dialogo con grandi teologi contemporanei (Balthasar, Ratzinger) in rapporto anche a nodi speculativi odierni, dall’antropologia alla liturgia [t. III].
Il Pensiero cristiano ha una proposta precisa: risalire (quoad nos) al Padre da cui (quoad se) tutto discende. Ecco la proposta nella grande Forma di Occidente [tomo I: Agostino, Ildegarda, Bonaventura, Tommaso, Dante]: una sinfonia metafisica, stretta intorno alla Via, il Verbo Incarnato, riconduce all’Atto stesso dell’essere, il Padre donde la Generazione del Figlio (in cui è innestata la partecipazione degli enti) e con il Figlio la Processione dello Spirito co-amato. Ecco la proposta nella grande Forma di Oriente [tomo II: Cappadoci, Dionigi, Massimo, Damasceno... Italogrecità, Florenskij, Evdokimov]: lo Spirito nel creato concreto illustra Gesù teandrico, Volto del Padre, dal quale il Figlio è generato e lo Spirito - Ermeneuta divino - procede. Le Tradizioni occidentale ed orientale sono colte in dialogo con grandi teologi contemporanei (Balthasar, Ratzinger) in rapporto anche a nodi speculativi odierni, dall’antropologia alla liturgia [t. III].