Era un modello per il mondo intero. Si è sgretolato. Siamo in tanti ad averne avuta esperienza diretta, non esisteva però ancora un libro che in profondità, con documenti, report riservati, storie, testimonianze e dati aggiornatissimi, raccontasse come si è arrivati al tracollo della sanità italiana e alla deriva di un sistema dove per chi non ha soldi diventa sempre più difficile curarsi, ma, come leggerete, non basta potersi permettere visite ed esami a pagamento per sentirsi al sicuro. Che cosa rivela Codice rosso? Che in sala operatoria finiscono chirurghi senza aver eseguito un numero minimo di interventi necessari per padroneggiare il bisturi; che se abbiamo un'emergenza e dobbiamo correre all'ospedale, non è improbabile che a visitarci ci sia un medico gettonista arruolato attraverso cooperative e in servizio da più di dieci ore; che il grande affare delle assicurazioni arriva a generare interventi non necessari ma praticati lo stesso per ricevere i rimborsi, con conseguenze drammatiche; che nel privato c'è perfino chi sta lavorando a programmi per individuare ipocondriaci e proporgli pacchetti d'esami e visite a pagamento; e molto altro. Quella che vi apprestate a leggere è l'inchiesta più completa sulla sanità italiana. Milena Gabanelli e Simona Ravizza, che ormai da anni con Dataroom raccontano le falle del Servizio sanitario, mettono nero su bianco la condizione in cui versano gli ospedali (trovate le liste degli istituti - anche blasonati - con macchinari vecchi e inadatti; punti nascita e Pronto soccorso da evitare), lo svilimento della medicina di base e delle professioni mediche, gli interessi e le strategie delle lobby dei sindacati di categoria (medici di famiglia, farmacisti, eccetera) per difendere lo status quo, l'ordinaria follia a cui è sottoposto chi deve prenotare una visita e perfino chi deve gestire una malattia anche grave, e la speculazione che ruota attorno alle residenze per anziani. Infine, come tutto questo sia funzionale alla sanità a pagamento, che a sua volta veicola un inganno non sempre visibile. La denuncia ha un unico obiettivo: rendere consapevoli i cittadini delle vere ragioni di un malfunzionamento, in modo che non si possa più raccontar loro menzogne, e pretendere quindi dalla politica la competenza necessaria a riparare gli immensi errori commessi finora.
Prete eremita, che cammina a piedi dal 2013, da quando ha compiuto in solitaria il Cammino di Santiago senza zaino e senza soldi, Johannes Maria Schwarz racconta la sua parabola umana e spirituale, i suoi viaggi e i suoi pellegrinaggi. Una voce molto conosciuta nel mondo cattolico: sul proprio canale YouTube, infatti, l'autore ha 95.000 iscritti e quasi un milione di visualizzazioni. Le sue parole si rivolgono a un pubblico trasversale ed estremamente eterogeneo, interessato alle storie di vita e di fede e ai cammini a piedi.
L'Occidente affronta l'Estraneo in modo spesso aggressivo, violento: la tendenza a escluderlo o ad assorbirlo preclude così qualsiasi apertura, qualsiasi affabilità nei confronti dell'Altro, e qualsiasi possibilità di un'evoluzione intesa come divenire altro da sé. Ciò dipende, secondo Byung-Chul Han, dallo schema dicotomico alla base della visione occidentale del mondo, dal costante bisogno di individuare un soggetto contrapposto a un oggetto, e dalla centralità di concetti quali essenza, sostanza, verità, stabilità. Incontriamo questo modello nelle teorie dei grandi pensatori europei - da Parmenide e Platone fino a Leibniz, Hegel, Nietzsche e Heidegger -, ma anche nel linguaggio, nella letteratura, nelle arti e in ogni aspetto della quotidianità. Le filosofie, le pratiche e le consuetudini diffuse in Asia orientale appaiono mosse da un'istanza profondamente diversa: al posto dell'essere, troviamo semplicemente una via; e l'assenza, il vuoto, sostituisce l'essenza. Fiorisce una cultura dell'immanenza, tesa all'apertura piuttosto che alla chiusura, all'indifferenza anziché all'analisi, all'accettazione dell'è-così e non all'agire funzionale. Il saggio in Estremo Oriente si accorda al qui e ora, si immerge nell'armonia del Tutto, nella realtà intesa come un flusso. In questo libro Han arriva al fondo segreto di quella società occidentale contemporanea che costituisce il bersaglio principale della sua critica.
De Gasperi è la figura repubblicana più significativa di tutte. È lui il presidente della ricostruzione che pone le premesse affinché l’Italia, dopo una rovinosa guerra perduta, si trasformasse da Paese contadino in una delle principali potenze industriali del mondo. Pur avviando ricerche negli archivi dei Servizi, sembra emergere molto poco sui collegamenti diretti tra De Gasperi e l’intelligence. Ma è proprio in questo periodo che vengono compiute scelte decisive per il nostro Paese: la definizione del Trattato di pace, la visione politica atlantica e le premesse della futura Unione Europea. Temi per i quali non è pensabile che il capo del Governo non abbia avuto, direttamente o indirettamente, contatti con i Servizi. In questo saggio, studiosi e ricercatori si interrogano sul problema, affrontando diverse questioni: l’inevitabilità dell’intelligence nella ricostruzione del Paese dopo la Seconda guerra mondiale, il ruolo del Secret Service britannico verso l’Italia, la guerra dell’informazione del "Candido" contro lo statista trentino, la politica democristiana dell’intelligence a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta, l’attenzione francese nei nostri confronti per come emerge dagli archivi dei loro Servizi, l’oscillante politica estera di sicurezza nazionale ancorata ai partiti americani, l’interesse costante dell’intelligence statunitense verso il nostro Paese, l’esperienza poco nota del Movimento d’Avanguardia Cattolica Italiano che operava come un Servizio segreto e la travagliata nascita del SIFAR che ha poi orientato per molti decenni l’architettura organizzativa dell’intelligence nazionale. Questi argomenti pongono le prime basi per ulteriori contributi scientifici in modo da esaminare, senza le lenti deformanti delle ideologie, la storia politica del nostro Paese, che non si può ricostruire attraverso vulgate di successo, film di cassetta e sentenze giudiziarie.
"Mati è una bambina di cinque anni" - così inizia la favola - "che parla moltissimo, specialmente con me. Io sono la sua bambola. Il padre è appena arrivato. Viene al mare ogni fine settimana e le ha portato in regalo un gatto bianco e nero. Così fino a cinque minuti fa Mati giocava con me e ora gioca col gatto, che ha chiamato Minù. Me ne sto sulla sabbia, al sole, e non so che fare". Mati è talmente presa dal gattino che dimentica Celina, la bambola, sulla spiaggia. Per Celina inizia un'avventura spaventosa, una interminabile notte sulla spiaggia in balia del Bagnino Crudele del Tramonto e del suo amico, il Grande Rastrello, che terrorizzano tutti gli oggetti e gli esseri finiti sulla spiaggia - Cavalluccio di plastica, Tappo di metallo, Penna biro, Scarabeo - e li ammucchiano per farne un grande fuoco. Le avventure proseguono per tutta la notte, fantastiche e spaventose, fino a che il Sole nascerà salvando la bambola e facendole ritrovare Mati, la sua amata mamma. Età di lettura: da 10 anni.
A partire dal celebre 21 aprile del 753 a.C., nel corso di sette secoli Roma si è trasformata da semplice villaggio di capanne in una metropoli. Attraverso il confronto tra le fonti antiche e le testimonianze archeologiche, il volume fa conoscere e comprendere le vicende e i mutamenti dell'Urbe dall'VIII secolo a.C. alla morte di Cesare, nel 44 a.C., dalla Roma dei re a quella della Repubblica, fino agli albori dell'impero. L'aspetto, le caratteristiche, la storia dei luoghi e la fortuna della città eterna sono legati alle vicende dei suoi cittadini, che pur nella varietà delle loro origini hanno saputo condividere non solo lo stesso sito ma anche istituzioni, tradizioni, culti, identità e infrastrutture, costruendo nel tempo case, regge, piazze, templi, strade, mura e acquedotti, e dando vita a una civiltà che si è diffusa in tutto il Mediterraneo.
"Storia della fatica" è un'esplorazione della stanchezza attraverso le epoche e le culture: una narrazione in cui si incrociano i cambiamenti delle nostre strutture socio-lavorative e quelli riguardanti i corpi e l'auto-percezione, l'impatto della guerra e la nascita ed evoluzione dell'attività sportiva. Dal lavoratore medievale chino a vangare la terra fino all'impiegato ingobbito sulla scrivania o risucchiato dallo schermo di un pc, il modo in cui definiamo la fatica ha sempre detto molto del rapporto che abbiamo con noi stessi, con gli altri e con il nostro organismo. Se infatti dietro ogni sforzo c'è sempre stato un racconto e in ogni manifestazione della spossatezza c'è sempre stata la descrizione di un ruolo sociale o una promessa di redenzione, anche nei metodi che abbiamo escogitato per alleviare questa sensazione si nasconde il segno della società e delle sue metamorfosi: dalla scoperta in età moderna degli abiti freschi, del tabacco, del caffè e di altri stimolanti chimici (non ultime le droghe) al ricorso alle terapie psicologiche, alla meditazione e all'ascolto di sé per alleviare stress, disagi psicosomatici e burnout. Alternando testimonianze scritte ad altri documenti d'archivio, quest'opera approfondisce i molti modi in cui sono cambiati i suoi simboli di secolo in secolo, arrivando fino ai giorni nostri, a uno sfinimento che si è moltiplicato in modo incontenibile, spostandosi dal corpo alla mente e dalla vita lavorativa a quella domestico-familiare. Ciò che sembra suggerirci Georges Vigarello è che solo collocando ciò che succede oggi in un processo di trasformazioni storiche saremo in grado di comprenderci meglio e di arrivare al punto in cui la fatica sia sì una costante con cui convivere, ma soprattutto qualcosa che è possibile gestire e controllare.
La nostra società vive sempre più la contrapposizione tra il dominio delle macchine e quello dell'uomo. Le prime producono ricchezza e aumento delle disuguaglianze, il secondo genera violenza, disuguaglianze e guerre. Mentre nel mondo si sta diffondendo una coscienza ecologica forte, in Europa, che chiede una corsa al riarmo, sono state emanate leggi che rischiano di ridurre l'occupazione e il benessere per avere auto, case e fabbriche meno inquinanti. Gli unici motori puliti sono quelli che muovono le criptomonete, il Metaverso e l'Intelligenza Artificiale, ma anch'essi rischiano di far diminuire posti di lavoro e libertà di pensiero. L'umanità è perciò di fronte ad un bivio: costruire un futuro sostenibile con meno lavoro e più capitale dove l'Homo Digital avrà il sopravvento, oppure tornare nel Novecento rischiando la terza guerra mondiale per mano dell'inconsapevole Homo Faber. Esiste una terza via? Questo Manifesto spiega come tornare all'Homo Sapiens.
La signora Patricia Miralpeix è un'anziana affettuosa che sa ascoltare. Ascolta con pazienza la storia che le racconta il signor Horaci Duc, un macellaio sulla cinquantina, timido, deluso e indipendentista. La signora Altafulla, che ha impostato la sua vita come se fosse una diva, racconta anche lei le sue fantasie a un'ascoltatrice, Mari Cruz, una ragazza irrequieta nata fuori dalla Catalogna. Nasce così, con potenti ed efficaci pennellate, un romanzo che ci racconta storie minime e quotidiane e, proprio per questo, così affascinanti. Come nelle opere di Giuseppe Verdi, i personaggi di questo libro - del passato e del presente, smarriti e sognatori - cantano in solitudine e iniziano timidi duetti. Per quanto fantastiche siano le loro storie d'amore, e malgrado i fallimenti che contengono, ci appaiono vere quanto la vita stessa, e finiscono per ricreare il mondo della Barcellona prima della guerra fino ai giorni nostri, dipinto con umorismo e ironia rivelatrice. Tradotto per la prima volta in italiano, L'opera quotidiana è un autentico affresco nato dalla inesauribile vena creatrice di una della autrici spagnole più importanti degli ultimi decenni.
Un impulso, un nervo indomabile e capriccioso, porta Anna Pazos lontano dalla sua Barcellona, in Grecia, Israele, Turchia e Stati Uniti. La conduce lontano, in mare aperto, a bordo di una barca a vela con un equipaggio improvvisato e un amore sfuggente. La trascina tra esperienze e relazioni che spesso le lasciano l'amaro in bocca - ma, ogni volta, anche il desiderio di andare oltre, di non fermarsi. E infine la spinge a rileggere il passato della propria famiglia e a fare i conti con il peso delle radici. "Tagliare il nervo" è la storia di una giovane donna alla ricerca del proprio posto nel mondo. È un racconto intriso delle ansie, delle gioie, delle illusioni e delle contraddizioni di una gioventù che volge al termine. Un'autobiografia irrequieta, spregiudicata e tagliente in cui la ricerca di sé e la presa di coscienza politica sono tutt'uno. Anna Pazos si racconta con uno sguardo crudo e onesto, che va al fondo delle cose rifiutando gli alibi e le facili vie d'uscita, e con la consapevolezza provocatoria di chi non ha paura della vita. Così, senza volerlo, nell'unico modo in cui forse lo si può fare, partendo da se stessa arriva a comporre uno stupendo ritratto generazionale.
Il Papa incontra i gesuiti in Belgio
Il 46* viaggio apostolico di papa Francesco
I tre livelli della vita associata
L'Ucraina, Kursk e la pace
La promessa di fronte alla paura: il finale del Vangelo di Marco
Fenomenologia della decisione
Paralimpiadi azzurre 2024
La letteratura e il dialogo con la cultura