Insieme ai precedenti lavori dedicati al giuramento politico e alla giustizia, questo volume porta a termine un'imponente opera d'interpretazione con cui Prodi ha indagato e messo in luce alcuni tratti costitutivi profondi della civiltà europea, ossia le strutture mentali, sociali, economiche e giuridiche che hanno consentito l'ingresso della società europea nella modernità. Queste pagine mostrano come a partire dal medioevo il mercato si sia affermato in quanto soggetto autonomo, luogo indipendente di determinazione del valore dei beni. Con il mercato mutano i concetti di ricchezza e di proprietà e anche il concetto di furto, inteso come violazione del "giusto prezzo" e delle regole del mercato. La formazione di un potere economico distinto da quello politico, e con questo in continua dialettica, è stato ciò che ha permesso non solo la nascita della civiltà industriale ma anche la nascita delle libertà costituzionali e dei diritti. Ripercorrendo una vicenda millenaria, "Settimo non rubare" finisce per interrogarsi sulla crisi in cui questa civiltà pare irreversibilmente entrata oggi.
Dopo l'8 settembre 1943, Roma, formalmente "aperta" e demilitarizzata, era al tempo stesso obiettivo e terreno di uno scontro combattuto su più fronti: militare, politico e diplomatico. Da Pio XII a Herbert Kappler, dai partigiani Paolo e Elena a Erich Priebke: sono loro, insieme a gappisti, militari e a tutti gli abitanti della capitale, i protagonisti di queste pagine. Robert Katz ha ricostruito i mesi drammatici dell'occupazione, raccontando episodi cruciali come l'attacco di via Rasella e la rappresaglia delle Fosse ardeatine, ma anche le manovre diplomatiche che coinvolgevano il Vaticano e i governi stranieri. Consultando gli archivi della Cia e gli atti del processo Priebke, Robert Katz ha dato vita a un grande affresco storico, in cui le piccole vicende quotidiane si mescolano al flusso dei grandi eventi.
Operazione “Leonte 3”: l’opera di pace delle Forze armate italiane in Libano. Una missione in cui s’intrecciano nel quotidiano ecoscandagli e potabilizzatori, pattuglie e ricognizioni, sminamenti e cure veterinarie, il filo rosso che cuce le lunghe ore dei giorni – che diventano settimane, che si trasformano in mesi – della vita quotidiana dei nostri militari che vivono in prima linea e in prima persona le missioni di pace decise e sostenute dal Parlamento, in nome e per conto del popolo italiano. “140.000 attività diurne e notturne, oltre 2.500.000 chilometri percorsi in attività operative e logistiche...”, ha sottolineato il generale Paolo Ruggiero, Comandante del Sector West di Unifil 2, nel suo contributo al libro. Si tratta di impegni in teatri sconvolti dall’odio e dalla distruzione che costano molto, a volte anche lacrime e sangue. Come ha detto nella sua Prefazione il ministro della Difesa, on. Ignazio La Russa: “A caro prezzo – a carissimo prezzo – abbiamo conseguito concretamente e sul campo risultati che hanno interrotto le spirali della guerra e della violenza e riaperto la strada alla sicurezza e allo sviluppo. Una strada segnata dal sacrificio italiano, di quello degli uomini e delle donne schierati in prima linea. Ma anche di tutta la comunità nazionale che ne comprende, come ha saputo dimostrare, rischi, asprezze e fatiche”.
Eminente studioso del Rinascimento, Eugenio Garin non fu storico di carattere erudito o di vocazione strettamente filologica; al contrario interrogò i grandi autori rinascimentali muovendo da problemi teorici assai precisi. Il volume si propone di individuare differenti periodi nella produzione scientifica di Eugenio Garin portando soprattutto alla luce i saggi degli anni '30 e degli anni '40, sorprendenti per le connotazioni di carattere spiccatamente religioso da cui sono percorsi: tanto più sorprendenti se si pensa all'immagine di Garin quale autorevolissimo esponente della "cultura laica" del nostro paese impostasi negli anni '50 e durata, con poche variazioni, fino alla sua morte. L'opera consente di mettere a fuoco l'itinerario intellettuale di un personaggio come Garin; contribuisce a mostrare la complessità delle ricerche rinascimentali nella seconda metà del secolo scorso e getta luce su un capitolo essenziale della storia degli intellettuali italiani del XX secolo.
Eminente studioso del Rinascimento, Eugenio Garin non fu storico di carattere erudito o di vocazione strettamente filologica; al contrario interrogò i grandi autori rinascimentali muovendo da problemi teorici assai precisi. Il volume si propone di individuare differenti periodi nella produzione scientifica di Eugenio Garin portando soprattutto alla luce i saggi degli anni '30 e degli anni '40, sorprendenti per le connotazioni di carattere spiccatamente religioso da cui sono percorsi: tanto più sorprendenti se si pensa all'immagine di Garin quale autorevolissimo esponente della "cultura laica" del nostro paese impostasi negli anni '50 e durata, con poche variazioni, fino alla sua morte. L'opera rappresenta un'autentica novità da molti punti di vista: consente di mettere a fuoco l'itinerario intellettuale di un personaggio come Garin; contribuisce a mostrare la complessità delle ricerche rinascimentali nella seconda metà del secolo scorso e getta luce su un capitolo essenziale della storia degli intellettuali italiani del XX secolo.
"Gli intensi scambi commerciali che nell'antichità romana e paleocristiana collegarono i porti di Alessandria d'Egitto e di Aquileia favorirono anche l'instaurarsi e lo svilupparsi di significative relazioni culturali, artistiche e religiose tra le due metropoli». Sulla scorta di questa intuizione di don Gilberto Pressacco, la pubblicazione mira a riscoprire e ravvivare i legami tra le genti di queste due sponde del bacino mediterraneo, favorendo così un dialogo che, proprio nella riscoperta di radici comuni, può condurre a una migliore integrazione e a una più feconda e pacifica convivenza tra popoli. L'espressione più vistosa di tali antichi legami è indubbiamente da ricercarsi sul piano cultu(r)ale e, in particolare, nel nome dell'evangelista/evangelizzatore San Marco, fondatore della Chiesa copto-alessandrina e, si ritiene, anche di quella aquileiese. Questa, però, non è l'unica traccia o 'spia'. Nei primi secoli dopo Cristo è possibile che anche altre influenze alessandrine possano aver 'contaminato' la sponda aquileiese. Ci si riferisce a quel fenomeno storico-religioso noto come 'gnosticismo', che si diffuse proprio nell'intervallo tra il primo e il quarto secolo dopo Cristo.
Quelli dei movimenti migratori interni e verso l'esterno sono temi chiave per la storia della società italiana negli ultimi due secoli. Qui sono affrontati significativamente insieme, in una prospettiva di ampio respiro, mettendo alla prova e a confronto approcci statistico-demografici, antropologici, storici e grafici. Ne esce un aggiornato bilancio degli studi e un'analisi di questioni più generali o ricerche su casi specifici, che mettono in forse consolidate interpretazioni, o invece confermano la validità di vie di ricerca già sperimentate. Diversi contributi mettono in luce l'esistenza di interessanti forme di plurilocalismo; altri fanno emergere i limiti di troppo rigide distinzioni tra migrazioni interne ed esterne; altri ancora invece sondano con efficacia un campo di ricerca ancora molto giovane quale è quello relativo ai processi migratori nel secondo dopoguerra. È un libro, insomma, che segna il terreno per una rinnovata stagione di ricerche.