Sotto il nome di Dodici Profeti si collocano nell'Antico Testamento i libri di Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria e Malachia; si definiscono anche Profeti minori, per distinguerli dai Profeti maggiori (come Isaia ed Ezechiele), autori di libri di più ampia estensione. Nel Nuovo Testamento - in cui è forte la necessità di dimostrare che in Gesù si realizzano tutte le profezie - l'attenzione a questi libri è notevole; tale interesse aumenta nei Padri della Chiesa che a questi testi attribuiscono un ruolo ancora più significativo nell'esegesi scritturale delle profezie che indicavano Cristo come il Messia promesso. Il volume ha raccolto numerose citazioni dei Padri dando un quadro rappresentativo della tradizione dei Padri greci e latini e di altre tradizioni, come ad esempio, quella siriaca. La scelta inoltre la varietà di interpretazioni e di usi a scopo pastorale di ogni singolo testo biblico e pennette al lettore di giungere ad una conoscenza più approfondita dei dodici profeti e del loro ruolo centrale nell'esegesi cristiana dell'Antico Testamento.
Aprire un discorso sulle "Quaestiones disputatae de perfectione evangelica" di Bonaventura, può significare come per gli storici, ricostruire la polemica che si accese nel 1252 all'interno della Università di Parigi, tra i Mendicanti e i Secolari e che durò fino al 1272. Nella trattazione Bonaventura ci propone quattro questioni dedicate ai tre Vori, o Consigli evangelici, così come si sono accreditati nella tradizione monastica: Povertà volontaria, Castità e Obbedienza. Da fedele seguace di Francesco, però Bonaventura premette a questi tre Consigli la questione dell'Umiltà, per lui "premessa delle premesse" ad ogni proposito di accedere alla perfezione secondo il Vangelo. La trattazione costituisce una sintesi teologicamente completa in cui Bonaventura attinge dalla Scrittura, dai Padri della Chiesa e dalla propria esperienza di mistico e francescano. Lo stile espositivo è volutamente semplice, senza artifici letterari.
Il De dialectica, il De rhetorica, l'Ars pro fratrum mediocritate breviata e le Regulae, opere per lungo tempo ritenute spurie, sono oggi dagli studiosi, anche se con molte riserve, attribuite ad Agostino. Secondo la testimonianza dell'Ipponate, questi scritti dovevano andare a comporre un'opera in più libri sulle discipline liberali. Il progetto viene concepito durante il soggiorno milanese quando matura la conversione al cristianesimo, evento decisivo della sua vita (386ca.). Le arti liberali ...rappresentano uno strumento imprescindibile per "avere conoscenza e scienza di quanto accettava per fede". Tracciando dunque il cammino delle arti liberali, Agostino si ripromette di giungere e "di condurre gli altri alla conoscenza delle realtà incorporee passando prima attraverso quelle corporee". Il volume si avvale di un ricco apparato di note e di ampie introduzioni alle singole opere, con le più aggiornate teorie interpretative su tali scritti.
L’OPERA OMNIA DI SANT'AGOSTINO è pubblicata in edizione latino-italiana, a cura della Nuova Biblioteca Agostiniana, fondata da p. Agostino Trapè, ora diretta da p. Remo Piccolomini con la collaborazione dei più noti studiosi del pensiero di Agostino. Il testo latino è confrontato con le migliori edizioni critiche. La traduzione italiana, curata dai maggiori specialisti, è fedele e accurata. Volumi rilegati in tela, carta india, tavole a colori fuori testo, formato 16,5x23,5.
Quale identità di Dio si dà oggi a scoprire nella storia di Gesù di Nazareth? Dopo aver affrontato la negazione di Dio nel pensiero moderno, la ricerca abbandona i veli del lutto e affronta la rivelazione cristiana, muovendosi nel solco di una teologia fondamentale.
Dalla quarta di copertina:
L’opera cerca di vedere quale identità di Dio si dà a scoprire nella storia di Gesù di Nazareth. La ricerca è condotta nell’orizzonte della «morte di Dio» e della «fine della religione» che minaccia il nostro tempo e oscura il senso dell’uomo quanto quello di Dio. Il problema è costitutivo del pensiero filosofico della «modernità». Prima di interrogare la rivelazione, la teologia deve situarsi nell’ambito della ragione e chiedersi perché e come il pensiero di Dio in quell’ambito si è perduto.
L’opera inizia, dunque, con un’ampia esplorazione del problema di Dio nella filosofia, da Descartes ai nostri giorni, onde rilevare le vie attraverso le quali la non credenza si è diffusa, e osservare le reazioni della teologia e i suoi nuovi tentativi di riconciliazione tra la fede e la ragione. Una volta affrontata la negazione di Dio, il pensiero credente potrà abbandonare i veli del lutto e affrontare la rivelazione.
Il secondo capitolo si sofferma sul terreno dei vangeli, luoghi privilegiati della cristologia, senza però rimanervi chiuso. Esso dovrà, in effetti, spiegare come la tradizione cristiana ha potuto veicolare una «ovvietà» di Dio che il pensiero moderno rigetterà. Così, l’interesse del capitolo si focalizza non tanto sulla identità personale dell’uomo di Nazareth, quanto sui segni della presenza di Dio che in lui si dissimula e nel contempo si svela. Quando il pensiero della morte di Dio viene riportato nell’evento della croce di Gesù, la fede sa riconoscervi l’avvento trinitario del Dio-amore che è-per-noi.
Questa «opera magistrale» , Dio che viene all’uomo, si svolge in due volumi: il primo reca come sottotitolo Dal lutto allo svelamento di Dio, e si muove nel solco di una teologia fondamentale; il secondo, che avrà come sottotitolo Dall’apparizione alla nascita di Dio, si muoverà nel solco di una teologia dogmatica. (C. Theobald)
Recensioni:
[...] Il volume, cui seguirà un’altra opera di taglio dogmatico i cui capitoli sono sommariamente illustrati dall’A., è strutturato in due lunghi capitoli, ulteriormente suddivisi in sezioni e sottotitoli, articolati in quattro tappe, seguite da una rilettura. Il lettore è aiutato a orientarsi in questo ricco é stimolante percorso dall’introduzione premessa ai capitoli, dalla presentazione che apre ciascuna sezione e dalle note bibliografiche che corredano il testo. Nonostante ciò, l’opera non è di facile lettura; essa suppone conoscenze previe, ad esempio per quanto concerne gli autori citati (filosofi e teologi), con i quali il Moingt si confronta su aspetti specifici, che rimandano ovviamente a un insieme più complesso e articolato. Ma si tratta altresì di un’opera ricca di spunti e di provocazioni, perché ci sembra indubitabile che il confronto dialogico con la cultura occidentale (e pensiamo che non sia indebito estendere questo pensiero anche alle altre culture) sia oggi per il cristianesimo la grande sfida, a livello teorico e pratico, dal quale esso non può esimersi.
S. Mazzolini, in La civiltà cattolica 156 (23/2005) 519-521
Lettura moderna e aggiornata dei miracoli di Gesu, un testo molto utile per l'insegnamento e lo studio. Il libro illustra il contesto antico della tradizione neotestamentaria dei miracoli di Gesu, approfondendo le questioni storiche, teologiche e pedagogiche da essa sollevate. Tramite esempi vengono illustrati alcuni modelli interpretativi influenti, quali l'esegesi esistenziale, femminista, psicologica. L'esposizione mira in special modo a indicare l'importanza odierna dei racconti biblici di miracoli.
Il libro vuole essere un'indicazione concreta non solo per essere sani, ma anche per scoprire se stessi digiunando e per trattare gli altri in modo nuovo. Digiunare e piu che non mangiare. Risveglia la nostalgia di una vita mutata. Per tutti coloro che vogliono vivere rinnovando il corpo e l'anima, Brantschen dischiude in um modo sorprendentemente pratico la dimensione sociale, spirituale e di salute fisica di questo esercizio ricco di tradizione. Il libro vuole essere un'indicazione concreta non solo per essere sani, ma anche per scoprire se stessi digiunando e per trattare gli altri in modo nuovo
Se la spiritualita dall'alto ci fa domandare: Che cosa devo fare per essere un buon cristiano?", la spiritualita dal basso intende proporre un'ascesa a Dio attraverso il discendendere nella realta delle proprie debolezze, delle ferite e dei limiti. Ed e proprio la, dove ci troviamo alla fine delle nostre possibilita, che ci troveremo aperti per Dio. "
Originale meditazione sul labirinto visto come simbolo della vita: l'Autore invita a mettersi in viaggio attraverso il labirinto, verso il centro dimenticato, per scoprire piano piano se stessi. Il sentiero e uno solo. Cambia continuamente direzione. Non esistono incroci. Chi lo percorre viene condotto piu volte vicino alla meta: si giunge al centro soltanto attraverso strade traverse. Soltanto quando si e percorsa ogni strada, il sentiero confluisce al centro. Il labirinto e un simbolo antichissimo dell'umanita, molto piu di una graziosa decorazione: e un simbolo della vita. Chi si apre ad esso, lo percorre e lo sente, scopre se stesso.
Questo sussidio contiene dieci schemi per l'adorazione eucaristica, completi in ogni parte; alcuni di essi sono stati pensati appositamente per fanciulli, per giovani, per coppie, per anziani e malati. Gli schemi per l'adorazione eucaristica contenuti nel presente libretto hanno una struttura che si ispira alla celebrazione eucaristica. Non solo perche ne ripercorrono la scansione dei vari momenti -riti di introduzione, ascolto della Parola, preghiera personale e comunitaria, testimonianza, riti di conclusione- ma anche perche agevolano una partecipazione attiva da parte dei fedeli, chiamando a interagire una molteplicita di ruoli e di figure (il presidente, l'animatore, il commentatore, il lettore, il cantore ecc.).
Il testo vuole porsi tra la porta della chiesa e la strada, per mantenere sempre vivo il monito: celebro l'eucaristia perche celebro la vita. E' rivolto a tutti coloro che vogliono ripartire dall'eucaristia, per ricominciare a credere. Fino a non molti anni fa il pane veniva preparato e cotto in casa, nel forno a legna. Era un rito, un momento atteso e di attesa perche significava speranza. Il pane e l'anello di congiunzione fra la vita e l'eucaristia. In questo libro non si spiega o si presenta l'eucaristia come celebrazione, ma si cerca di offrire un ponte fra l'altare e la vita. La domenica, come giorno del Signore, ricorda all'uomo che l'amore e relazione e il pane e cibo da condividere. Da qui nasce la comunita. Come il pane viene cotto per sfamare la famiglia,cosi l'eucaristia da una comunita perche si renda lode, grazie e ragione della propria fede.