La prima enciclica di Papa Benedetto XVI in portoghese.
La prima enciclica di Papa Benedetto XVI in inglese.
La prima enciclica di Papa Benedetto XVI in spagnolo.
La prima enciclica di Benedetto XVI parla della relazione personale con Dio. In tedesco.
L’ultimo volume della monumentale Storia della Chiesa di Fliche-Martin, che contava fino ad ora 25 volumi pubblicati negli ultimi 20 anni.
Il presente volume sviluppa la storia della Chiesa contemporanea, dal 1978, anno della elezione al soglio pontificio di Giovanni Paolo II fino ad oggi.
I contributi degli autori sono suddivisi per aree geografiche: I primi anni di Giovanni Paolo II (Joseph Ratzinger), America del Nord (Chester L. Gillis), America latina e Caraibi (Gianni La Bella), Africa subsahariana (Richard Gray), Medio Oriente e Africa del Nord (Antoine Sfeir), Asia e Oceania (Agostino Giovagnoli), Europa Occidentale (Jean-Dominique Durand), Europa Orientale (Roberto Morozzo della Rocca), La chiesa italiana dopo il Concilio (Marco Impagliazzo), La Chiesa e i media (Silvio Sassi), Le prospettive del cristianesimo nel XXI secolo (Andrea Riccardi).
Elio Guerriero è nato a Capriglia (Avellino) nel 1948. Ha studiato teologia e filosofia ed è direttore della rivista Communio. Ha scritto la prima biografia di Hans Urs von Balthasar, San Paolo, Cinisello 1991 (tradotta in 4 lingue) ed ha pubblicato numerose altre opere. Ha curato l’edizione italiana della Storia della Chiesa diretta da A. Jedin ed ha portato a compimento per la San Paolo la collezione del Fliche-Martin.
Marco Impagliazzo è professore associato di storia contemporanea all’Università per stranieri di Perugia. È studioso del fenomeno religioso in Europa e dei rapporti tra cristianesimo, ebraismo e islam nel Mediterraneo in epoca contemporanea. È editorialista de L’Osservatore Romano; è stato consulente storico del Comitato del Grande Giubileo del 2000.
Il secondo volume completa l’analisi di firme illustri del teatro, della narrativa, della poesia tra fine Ottocento e pieno Novecento per mettere in luce che la tensione verso un Assoluto in cui credere, e dal quale la nostra esistenza tragga senso, costituisce il “motore” di ogni attività letteraria.
Il libro raccoglie saggi su Henrik Ibsen, Johan August Strindberg, Vladimir Solov’ëv, Maksim Gor’kij, Gilbert Keith Chesterton, André Gide e François Mauriac, Raïssa Maritain, Julien Green, Jacques Maritain, John Ronald Reuel Tolkien, Isaak B. Singer, Dino Buzzati, Carlo Bo, Giorgio Caproni, tutti autori che si sforzano di penetrare il mistero dell’anima umana e di ghermirne i fremiti e i segreti, ricorrendo anche al sentimento e all’immaginazione.
Ferdinando Castelli S.J. Già docente di letteratura e cristianesimo presso l’Istituto di scienze religiose della Pontificia Università Gregoriana, Ferdinando Castelli, gesuita, è stato redattore de «La Civiltà Cattolica» per il settore letterario. La preparazione umanistica, filosofica e teologica lo annovera fra i critici più attenti che militino in campo cattolico. Nei suoi saggi critici egli è particolarmente attento a cogliere l’anima profonda degli scrittori e il loro senso religioso, nascosto in pagine inquietanti e dissacranti. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Letteratura dell’inquietudine (1963), Sei profeti per il nostro tempo (1972), I cavalieri del nulla (1977), Volti della contestazione. Strindberg, Péguy, Papini, Camus, Mishima, Kerouac, Böll (1978), In nome dell’uomo (1980) e Carlo Bo. Una vita per la letteratura (1996). Citazione a sé meritano i tre volumi dal titolo Volti di Gesù nella letteratura moderna (1987, 1990, 1995), nei quali padre Castelli è impegnato a “leggere” il volto di Gesù negli scritti, a volte limpidi a volte tortuosi, degli scrittori più rappresentativi del nostro tempo. Nel grembo dell’ignoto. La letteratura moderna come ricerca dell’As soluto (2001) è un’indagine sulla ricerca di Dio da parte di alcuni noti autori contemporanei.
In occasione della festa di san Giuseppe, il 19 marzo, un piccolo libro con la vita di san Giuseppe tratta dai Vangeli con una serie di preghiere tradizionali, illustrato con le immagini di uno splendido trittico raffiguranti alcune scene della vita di Giuseppe. Al centro del trittico emerge la figura di san Giuseppe che con il suo sguardo ci porta al Cristo Bambino che egli stesso guarda.
Il vescovo-teologo più noto d’Italia propone una lettera sulla confessione e le sue motivazioni. I dieci capitoletti vanno dalla domanda radicale sul perché confessarsi, a quella sul perché confessarsi da un prete, fino alla gioia della vita nuova nello Spirito. Segue una lectio divina sulla parabola del figliol prodigo di Luca 15, 11-32.
Bruno Forte, nato a Napoli nel 1949, sacerdote nel ’73, dottore in teologia nel ’74 e in filosofia nel ’77, è stato a lungo titolare della cattedra di teologia dogmatica nella Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Ha trascorso lunghi periodi di ricerca a Tubinga e a Parigi. Ha tenuto lezioni e conferenze in molte università europee e americane, e corsi di aggiornamento e di esercizi spirituali nei vari continenti. Delle sue opere (molte delle quali tradotte nelle più importanti lingue del mondo) la principale è la Simbolica Ecclesiale, pubblicata dalle Edizioni San Paolo in otto volumi tra il 1981 e il 1996. Il 26 giugno 2004 il Santo Padre lo ha nominato arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto. Nel 2005 è stato eletto Presidente della Commissione Episco pale per la Dottrina della Fede, l’Annuncio e la Catechesi della Conferenza Episcopale Italiana.
Nella seconda metà del Novecento, Arturo Paoli è un protagonista della vita ecclesiale italiana. Vice assistente nazionale dell’Azione cattolica, lotta per una Chiesa più autentica e spirituale. In breve, è uno degli antesignani del Vaticano II. Tra il 1960 e il 1988, divenuto sacerdote dei Piccoli Fratelli di Charles de Foucauld e trasferitosi in America Latina, intrattiene una corrispondenza con Adele Toscano di Viareggio, sua confidente ed amica, da tempo gravemente ammalata.
Dopo i primi anni le lettere si fanno sempre più confidenziali; l’amicizia si rafforza e diventa un momento molto importante nella vita di fratel Arturo. È per questo che le lettere ne rivelano il volto più vero e consentono di cogliere le sue riflessioni religiose, i suoi giudizi sulla Chiesa e sul mondo.
Arturo Paoli nasce a Lucca il 30 novembre 1912. Entra in seminario nel 1937 e viene ordinato sacerdote nel giugno del 1940. Tra il 1943 e il 1944 partecipa alla Resistenza. Nel 1949 viene chiamato a Roma come vice assistente nazionale della Gioventù di Azione cattolica. Un mese prima dell’esplodere della «crisi Rossi», Arturo Paoli riceve l’ordine di lasciare Roma. Dopo alterne vicende matura così, alla fine del 1959, la decisione di approdare definitivamente in America Latina. Divenuto Piccolo Fratello, Arturo Paoli si impegna in prima persona a favore dei poveri e dei diseredati, sia attraverso il suo lavoro nelle diverse Fraternità sudamericane dei Piccoli Fratelli, sia con le sue numerose pubblicazioni. Nel 1987 decide di trasferirsi a Foz do Iguaçú, nel sud del Brasile, dove risiede tuttora. Il 29 novembre 1999 nell’ambasciata di Israele a Brasilia ad Arturo Paoli è stato conferito il titolo di «Giusto tra le nazioni», che il governo israeliano assegna a persone che si siano particolarmente distinte nella salvezza degli ebrei durante la Shoah. Paoli ha pubblicato una dozzina di libri tra i quali ricordiamo; Camminando s’apre cammino, Cittadella; Della mistica discorde, La Meridiana; La gioia di essere liberi, EMP; Quel che muore, quel che nasce, Sperling Paperback.
Un testo sul palcoscenico della tragedia nella psicoanalisi. Nel pensiero dei greci l'irrazionale non rappresentava un limite alle spiegazioni razionali, ma si costituiva come loro condizione necessaria, e in nessun luogo come sull'antica scena tragica, irrazionale e razionale, umano e divino, immanente e trascendente, si sono intrecciati in modo cosi stimolante e fertile. Piu che smorzare le contraddizioni, i poeti tragici seppero trarre da esse la maggior tensione conoscitiva possibile, facendo della problematicita della condizione umana il perno della condizione stessa del pensare, sentire e vivere. Il palcoscenico tragico e una piattaforma gettata universalmente tra il conscio e l'inconscio e Freud ha utilizzato il mito di Edipo come una metafora dell'irrazionale tragico, per farne un simbolo non solo della psicoanalisi ma di tutte le forze inconsce che sfuggono alla nostra comprensione e spesso governano o distruggono la nostra vita.
Un libro di psicoanalisi sulle cure di bambini. Non Psicoanalisi di bambini" o "Psicoterapie di bambini", ma "Cure". E non solo perche il termine "cura" e utilizzato spesso nei testi degli psicoanalisti francesi. Qui, collocato nel titolo, permette di lasciare aperte tutte le questioni che verranno affrontate nel libro: quale sia la sostanza del lavoro che l'analista e il bambino compiono insieme, quale la differenza rispetto all'analisi degli adulti, quale la natura dell'incontro, quali le attese dell'analista nell'occuparsi di un bambino...Ma non solo un analista e un bambino. Laurence Kahn e questi bambini: Julie, Irene, Agnes, Adele, Muriel, Rene, Luc e infine Samuel al quale spetta il compito di concludere il libro e che, in sole due pagine, ci prende come se lo conoscessimo da sempre. Che cosa fa si che questi bambini ci diventino cari e familiari? Credo che cio dipenda dalla particolare capacita dell'autore di introdurci prima di tutto sulla scena analitica... "