L'insegna dell'Hotel Spaander, nel pittoresco villaggio costiero di Volendam, vicino ad Amsterdam, è il dipinto di un uomo sorridente con una mano sporca di tempera blu e la scritta: «Benvenuto, artista.» Fondato nel 1881 da un visionario votato all'arte, l'albergo ha ospitato per oltre un secolo centinaia di pittori e scultori, diventando un vivace centro di confronto, creazione e sperimentazione di stili e universi estetici, crocevia di vite vagabonde, radicalismi politici e passioni inquiete, angolo preservato dal clamore delle grandi capitali e protetto in un'Europa dilaniata dalle guerre. A Jan Brokken basta una visita per rimanere affascinato dalla ricchezza di storie e curiosità di questo luogo d'eccezione dell'arte moderna, che ha attirato Picasso, Kandinskij, Signac, Joseph Beuys, così come Proust che qui trovò ispirazione per un'eroina della sua Recherche. Una colonia internazionale libera e aperta dove l'americana Elizabeth Nourse e molte altre artiste, regolarmente escluse dai coevi circoli parigini, venivano accolte e trattate da pari a pari dai colleghi uomini. Con la sua capacità di rivelare gemme nascoste del Novecento europeo attraverso percorsi poetici e romanzeschi, Brokken ci accompagna alla scoperta di ciò che tanti talenti da tutto il mondo hanno inseguito e cercato di catturare sulla tela a Volendam, spesso ingaggiando sfide senza fine: la luce unica dell'Olanda, con i suoi vasti cieli mutevoli che in ogni scorcio si specchiano nell'acqua; i colori, i silenzi, i volti rosi dalla salsedine dei pescatori e la grazia di semplici gesti femminili; i riti antichi di una comunità di mare in cui sembra farsi più intensa ogni esperienza umana.
Luca Peyron torna a raccontare il cielo attraverso il suo fedele telescopio e ci chiede: «Può essere che la terra sia così pesante perché non abbiamo ancora visto come il cielo la possa far germogliare?» Notte dopo notte, luogo dopo luogo, potremo così scoprire che la meraviglia del cielo sopra di noi, oltre a farci vivere in modo diverso la fede dentro di noi, ci aiuta a ripensare la terra sotto di noi. Queste pagine che ci apprestiamo a leggere, dopo quelle di Cieli Sereni o come inedita avventura da vivere insieme, sono un piccolo diario di viaggio di quello che accade quando il Sole lascia il posto alla notte, quando la notte comincia a raccontare la sua storia impastando di colore e luce ricordi, desideri, sospiri. I cieli che apparentemente ci sembrano bui, in realtà non lo sono davvero.
"E voi chi dite che io sia?". Questa domanda di Gesù ai suoi discepoli attraversa i secoli e giunge fino a noi. Con un linguaggio chiaro e coinvolgente, l'autore accompagna il lettore a dare la sua risposta, in un viaggio affascinante che parte dalla venuta del Messia fino alla testimonianza appassionata dell'aposto Paolo. Un percorso storico e profondamente spirituale, perfetto per la crescita personale, per i gruppi di preghiera e per la formazione di ragazzi e giovani. Prefazione di Giacomo Perego.
L'opera raccoglie le relazioni fatte nel quarto Seminario sul progetto di ricerca Giovani, affetti, identità, tenutosi sabato 10 giugno 2023 presso 'Università Pontificia Salesiana, che aveva come focus problematico le Trasformazioni sociali e l'educazione affettiva.
Diviso in quattro parti, la prima offre lo sguardo psico-filosofico di Romano Màdera sul mondo caotico di oggi. Un'estesa e approfondita analisi che in conclusione ricorda la necessità di far emergere l'antica e sempre nuova domanda di senso e di spiritualità necessaria ad unificare il nostro essere. La seconda parte, tenuta da Ariele Niccoli, si colloca nell'ambito della corrente filosofica Virtue Ethics e si concentra sulle relazioni tra sfera affettiva e dimensione educativa utilizzando "the skill model of virtue".
La terza riflessione di Fabio Veglia presenta la psicodinamica come modo per cercare di di capire la vita nel suo procedere e introduce all'approccio narrativo per l'educazione sessuale. Infine, la quarta parte ci consegna due importanti riflessioni: la prima di Lodovica Maria Zanet sul tema della santità giovanile come testimonianza di robustezza morale; la seconda di Linda Pocher, sulla maternità della Vergine Maria e di mamma Margherita, due donne capaci di amare ed educare.
Pregare non significa recitare formule ma volgere gli occhi al Signore, perdendosi nell'abbraccio del suo sguardo benedicente.
Pregare è cercare il silenzio in Dio, dando voce alle proprie lacrime, di gioia e di dolore.
La preghiera personale permette di vivere l'intimità con Gesù, perché l'alfabeto della preghiera è quello dell'amore, fatto di segni inconfondibili: la profondità dello sguardo, il silenzio dell'ascolto, il dialogo delle lacrime, l'intensità dell'abbraccio e la dolcezza del bacio.
Il senso dimenticato è una storia culturale del tatto, il senso che ha plasmato l’arte, la filosofia e la letteratura. Un viaggio curioso e sorprendente nelle nostre radici per capire come non solo di sguardi, di suoni, di odori e sapori sia fatto il nostro immaginario, ma soprattutto di ciò che è riuscito a sfiorare la nostra superficie fino a toccarci nel profondo. Definire che cosa sia il tatto è allo stesso tempo immediato e sfuggente. Già Aristotele si era chiesto se fosse un senso solo o molti, essendo diffuso in tutto il corpo. Fu Lucrezio, tuttavia, nel De rerum natura, a sostenere che il tactus governa la natura, tanto che gli altri sensi possono essere considerati come sue varianti. Da qui comincia l’esplorazione di Pablo Maurette dei molti significati che scrittori, artisti, poeti, intellettuali e persone comuni hanno dato al tatto e di ciò che hanno capito attraverso di esso: dall’Iliade, che sin dalla sua metrica sottolinea il legame tra la mano e la parola, a Moby Dick, con i tanti passaggi dedicati proprio alle sensazioni fisiche; dal lingchi della tradizione cinese - la pena capitale che annientava la persona trasformandola in un ammasso informe di carne -, a malattie come la sifilide o la peste, in cui si è rivelato cruciale il rapporto tra contatto e contagio; fino alle tante pagine scritte sul bacio, massima espressione del tatto e soglia tra il materiale e lo spirituale. Il senso dimenticato è un’opera che ci fa riconsiderare l’essenza umana come qualcosa che non sta dentro di noi, ma sull’epidermide. Il tatto, in fondo, è l’unico senso che ci permette di conoscere insieme il mondo e la nostra individualità: perché toccare è anche essere toccati, e sentire qualcosa è sempre anche sentire noi stessi.
Si stagliano in questo romanzo i giorni più intensi e drammatici della vita del Maestro attraverso gli occhi di coloro che gli furono più vicini: amici e nemici, credenti e traditori. Giuda, lacerato dai dubbi, è delatore per denaro in seguito a un ideale infranto. Pietro, uomo semplice e fedele, lotta contro la paura, pur volendo compiere la missione ricevuta. Pilato, il governatore romano, si trova a decidere il destino di un uomo che non comprende, mentre il Sommo Sacerdote Caifa vede in Gesù una minaccia per la stabilità della nazione. E poi Maria, con tante altre donne, icone memorabili di forza e compassione. Ognuno affronta il proprio conflitto interiore in una narrazione che mescola eventi evangelici e approfondimenti psicologici, gettando nuova luce sul mistero insondabile della Passione di Cristo. Con uno stile coinvolgente e poetico, Stefano Segreto rende attuali riflessioni eterne su giustizia, fede e sacrificio. La capacità di alternare descrizioni vivide a dialoghi intensi dona al testo una straordinaria forza visiva e drammatica. L'autore sa scavare nell'animo dei personaggi con delicatezza e precisione, facendo emergere le fragilità, i tentennamenti e le contraddizioni di un'umanità fatta di carne e spirito. Non solo una narrazione potente, ma un viaggio emotivo e spirituale attraverso il mistero del dolore e della redenzione. Prefazione di Romano Penna. Post-fazione di Nicola Ciola.
Il presente ci spaventa perché appare tanto incomprensibile quanto ansiogeno. Caduti i vecchi modelli di spiegazione del mondo, sembra che l’unico filtro tra noi e la realtà siano le emozioni. Spoiler: non finirà bene. Benvenuti nel tempo della modernità esplosiva. Perché sono così infelice? Perché le app di dating mi creano ansia? Perché la paura di fallire può tenermi chiuso in casa per mesi? Perché, se la sera incrocio delle persone nere, cambio marciapiede? Perché la politica mi fa così arrabbiare? Viviamo nel tempo della modernità esplosiva, un tempo in cui siamo quotidianamente sottoposti a una pressione emotiva così forte da renderci bombe a orologeria sempre sul punto di deflagrare. Le nostre esistenze sono abitate da tensioni e contraddizioni insanabili che nascono dal costante conflitto tra una società che ci promette libertà, autorealizzazione, godimento e un futuro - individuale e collettivo - che invece ha un aspetto tutt'altro che roseo. Tramontato il tempo della «modernità liquida», Eva Illouz ci guida nei meandri del disagio di questa nostra nuova, minacciosa, inquieta «modernità esplosiva», servendosi della letteratura, da Annie Ernaux a Madame Bovary, passando per Ishiguro: le storie come punti nevralgici in cui il sociale e l'individuale s'intersecano. E costruendo così un vero e proprio atlante con cui orientarsi nella confusione di un presente che non riusciamo più a comprendere.
Il volume esplora il rapporto tra Pier Paolo Pasolini e Dante Alighieri, due figure cardine della cultura italiana, mostrando come Pasolini abbia reinterpretato l'opera di Dante per affrontare i temi sociali, politici e culturali del suo tempo. Attraverso un'analisi interdisciplinare che spazia dalla letteratura al cinema, dalla filosofia alla semiotica, viene indagata l'influenza della Commedia sulla produzione pasoliniana, dalle prime antologie sulla poesia dialettale e popolare ai film, mettendo a fuoco il lungo e articolato percorso di ricezione ed elaborazione del modello dantesco che ha portato alla riscrittura pasoliniana, incompiuta e frammentata, del capolavoro di Dante, La Divina Mimesis. Dall'influenza di Contini e Auerbach sulla formazione del concetto pasoliniano di "realtà rappresentata" (mimesi) passando per i dibattiti ideologici sul realismo, la questione della lingua, il ruolo dell'intellettuale organico (o "mimetico") e il "nazional-popolare", vengono passate in rassegna le grandi questioni teoriche degli anni Cinquanta e Sessanta. Il libro arricchisce la comprensione del dialogo tra passato e presente nella cultura italiana e offre un contributo innovativo agli studi su Pasolini e sulla ricezione moderna di Dante evidenziando come Pasolini utilizzi l'immaginario dantesco per creare un linguaggio nuovo e sovversivo, capace di coniugare tradizione e modernità.
Se «Dio è morto», la figura di Cristo continua a vivere nell'immaginario artistico europeo. Da Max Ernst ad Alberto Savinio, da Joris-Karl Huysmans a Curzio Malaparte, gli scrittori e gli artisti eleggono, infatti, l'ecfrasi quale luogo privilegiato per una rielaborazione critica di tale figura, che conosce un momento di vitalità inedita nella modernità. Il libro affronta questo apparente paradosso che diviene lo spazio per interrogare, di volta in volta, i confini del sacro e del profano, del dicibile e del visibile, e per indagare una questione decisiva dell'arte moderna: la tensione tra aspirazione metafisica e finitudine dell'uomo.