Ad arricchire la Chiesa piemontese nel medioevo furono soprattutto i monaci, nei loro vari ordini religiosi: i Benedettini nella valle di Susa, nei luoghi di Novalesa e di San Michele della Chiusa, i Cistercensi nei monasteri maschili e femminili sparsi un po' ovunque, i Vallombrosani alla periferia di Torino e nella valle della Stura di Lanzo con il loro slancio religioso, ed infine i Templari disseminati in piccoli nuclei sulla collina torinese e nel Chierese. Per l'organizzazione diocesana la loro presenza fu sicuramente un bene che assicurò nuovo slancio alla religiosità del tempo, ma anche alla vita sociale con la loro presenza attiva nei territori soggetti alla loro giurisdizione monastica. È questo il quadro dentro il quale si sviluppa il presente volume: alcune abbazie sono ampiamente studiate come la Sacra di San Michele, altre sono appena toccate come la Novalesa. Di queste ed altre abbazie nel volume si sottolineano l'ambiente in cui sono nate e vissute e soprattutto la rete delle loro dipendenze costituite da beni e chiese.
Viviamo in un mondo invaso dall'apparente felicità, a un livello tale che essere felici sembra essere diventato non solo un obiettivo di vita, ma un diritto e un obbligo. Non ci è concesso di fallire, e siamo condannati al successo e al benessere. Per aiutarci, alla fine degli anni novanta è nata una nuova "scienza" dominata dalla psicologia positiva, con i suoi medici, le sue celebrità, i suoi scienziati autoproclamati e i suoi guru pronti a insegnarci come essere felici. La sociologa Eva Illouz ed Edgar Cabanas dimostrano quali conseguenze - politiche, ideologiche, scientifiche ed economiche e minacce si nascondono dietro l'industria della felicità a tutti i costi, che ha spostato la responsabilità dalla società all'individuo.
La questione della redistribuzione per genere della rappresentanza politica appare irrisolta in forma e sostanza. Nonostante la presenza delle elette nelle istituzioni sia andata progressivamente aumentando, nel corso degli ultimi decenni, anche grazie all'implementazione delle cosiddette "quote di genere", i cambiamenti avvenuti non hanno contribuito a ripianare le disparità tra donne e uomini all'interno dei sistemi politici. Il problema della relazione tra donne e politica non si pone soltanto nei termini di una presenza formale e quantitativamente adeguata, ma anche, se non soprattutto, nei termini di difficoltà sostanziale per le donne di divenire critical actress. Le più recenti ricerche sottolineano la persistenza delle storiche disparità, oggi paradossalmente rafforzate dall'accresciuta presenza delle donne nella sfera politica, la quale diviene spesso pretesto di strumentalizzazione e conferma dell'egemonia maschile consolidata. Su tali temi sono incentrati i saggi presenti nel volume, i quali muovendosi tra una prospettiva teorica ed empirica, pongono questioni, osservazioni e dubbi sulla specificità della partecipazione politica femminile in Italia. Tra principio e pratica della parità, nel testo si sviluppano riflessioni sulle circostanze sociali e culturali in cui prendono forma i percorsi delle donne e su come, nonostante e con la loro presenza attiva, si sostanziano agende e azioni politiche.
“Eliminare il razzismo non vuol dire mostrare e convincersi che gli Altri non sono diversi da noi, ma comprendere e accettare la loro diversità.”
Dopo Il fascismo eterno, una nuova illuminante riflessione civile, contro ogni pregiudizio e intolleranza.
“Questo volumetto non vuol essere un saggio sull’Europa ed i suoi problemi. Vuole essere l’avvio del dialogo che ciascuno di noi quotidianamente può, e forse deve, condurre, se già non lo intrattiene, con amici, parenti, colleghi, semplici conoscenti fortemente critici sull’Europa, pronti a far propri slogan, luoghi comuni, giudizi sommari oggi di moda. Un invito a ragionare, a guardare, perlomeno con grande cautela, alla troppo diffusa ‘criminalizzazione’ dell’Europa. Un invito a rendersi conto di quanta strada con l’Europa si è fatta anche nel modo quotidiano di vivere. Un invito, al contempo, a non sottovalutare, ma ad individuare nella loro reale dimensione motivi di crisi, ritardi, difficoltà, prospettando tuttavia pure obiettivi e prospettive di soluzione. un invito, comunque, a guardare ai dati, ai fatti. un semplice punto di partenza, da cui chiunque possa muovere per un percorso che, si è convinti, non può che essere, nell’interesse anzitutto del nostro paese, un percorso per ‘più e migliore Europa’.”
Dall’introduzione di Piergaetano Marchetti
Il discorso di Astrid Lindgren contro la violenza sui bambini.
SOMMARIO:
Editoriale (pag. 2)
Gli affanni "ben temperati" dell'uomo giusto (pag. 4)
Marco Zappella
"Molta sapienza, molto affanno"? (pag. 9)
Sebastiano Pinto
Preoccupazione e affanno nei Salmi: qualche esempio (pag. 15)
Donatella Scaiola
"Per la vostra vita non affannatevi" (pag. 20)
Carlo Broccardo
La preoccupazione di Paolo per l'annuncio del Vangelo (pag. 26)
Michele Marcato
I tempi nuovi e la fine dell'affanno (pag. 31)
Annalisa Guida
Il sogno di Adamo - il sogno di Cristo (pag. 37)
Leonardo Paris
Gli antidoti contro le preoccupazioni (pag. 41)
Valentino Bulgarelli
L'attenzione del cuore come antidoto della paura (pag. 45)
Monica Cornali