Per fare i conti con l'indeterminazione e il probabilismo che caratterizzano il diritto, il giurista deve apprendere e sviluppare l'abilità interpretativa. A questa esigenza risponde la retorica, sorta nella Sicilia del V secolo a.C. e maturata in Grecia, che propone un metodo per costruire un discorso con ordine. Ripercorrendone le partizioni, le finalità e gli strumenti principali, il volume esamina il suo rapporto con la giurisprudenza romana, dall'epoca in cui le norme erano custodite dai pontefici fino alla tarda età repubblicana, nella fase di transizione da un diritto orale e segreto a uno scritto e pubblico. L'analisi di casi giudiziari reali tramandati dalle fonti antiche svela i metodi di lavoro del giurista e il ruolo, in essi, della retorica: strumento per sistematizzare la disciplina ed emanciparla dal formalismo delle origini, nuovo modo di organizzare il pensiero e di intendere il diritto, che scopre nel dubbio, nel dissenso e nella contrapposizione di opinioni un tratto identitario irrinunciabile. Un "pensare per problemi" più che mai attuale, non solo per i giuristi.
Il volume affronta in modo innovativo e rigoroso le questioni morali che attraversano la pratica oncologica, distinguendosi per l’equilibrio tra riflessione teorica e attenzione ai contesti reali della cura. A differenza di molti contributi nazionali e internazionali, Etica clinica in oncologia propone una mappatura sistematica dei dilemmi etici e giuridici propri di una disciplina in cui la dimensione clinica e quella relazionale si intrecciano in modo profondo. I capitoli seguono il percorso di cura del paziente oncologico: a partire dalla comunicazione della diagnosi, passando per la formulazione della prognosi e la somministrazione della terapia, fino alla conduzione dei trial clinici e alle decisioni sul fine vita, vengono illustrati gli strumenti per sviluppare consapevolezza e responsabilità nel rapporto medico-paziente. Il testo rappresenta un riferimento fondamentale per professionisti, studenti e chiunque operi nel campo dell’oncologia contemporanea.
Uno degli autori di riferimento di Papa Francesco, il filosofo e teologo gesuita Gaston Fessard (1897-1978), è stato tra i maggiori specialisti del pensiero di Hegel, Marx e Kierkegaard. Attivo nella resistenza al Nazismo e alle minacce derivanti dal totalitarismo comunista, Fessard ha sempre sostenuto - diversamente da Hegel e da Marx - l’originarietà della dialettica Uomo-Donna rispetto a quella Servo-Signore. Il volume rappresenta il tentativo di indagare questo affascinante aspetto del pensiero di Gaston Fessard, riprendendo uno dei suoi testi fondamentali (Le mystère de la société. Recherches sur le sens de l’histoire) con interventi di Jean-Luc Marion, Stefano Biancu, Émilie Tardivel, Nicola Reali ed Enrico Di Meo. Un contributo importante nell’ambito degli studi sulla filosofia e teologia politica del Novecento, che rende finalmente accessibile al pubblico italiano la figura e il pensiero di Gaston Fessard, finora poco conosciuta per la mancanza di traduzioni dei suoi scritti e per la scarsità di saggi di approfondimento del suo pensiero.
Sono molte le esperienze di pre-morte - NDE (Near Death Experiences) - di cui abbiamo sentito parlare. E nella loro straordinarietà presentano alcuni tratti comuni. Tra le varie testimonianze, colpiscono in particolare quelle che evocano l’incontro con "esseri spirituali" e "l’essere della luce", perché, oltre alle "visioni spirituali" queste esperienze sono particolarmente toccanti in quanto contrassegnate dal triplo sigillo della pace, dell’amore e della felicità. Tre sentimenti che - uniti alla percezione di una luce sempre più dolce, più forte e più radiosa - sono per i cristiani l’eco naturale dei passi delle Scritture in cui si parla di Dio e degli angeli. In queste pagine vedremo le visioni angeliche nelle esperienze di NDE, e il ruolo degli angeli della morte nella letteratura sia biblica che apocrifa e nei mass-media odierni.
Quale vita oltre la vita?” non è un semplice saggio, ma una raccolta straordinaria di testimonianze autentiche provenienti dall’aldilà. Anime che hanno parlato dal mistero della morte, visioni mistiche di santi e rivelazioni soprannaturali si intrecciano in queste pagine, offrendo uno sguardo unico e profondo su ciò che ci attende dopo il tempo terreno. Il libro raccoglie e presenta con chiarezza i grandi temi dei novissimi – morte, giudizio, inferno, paradiso – senza dimenticare il purgatorio, luogo di misericordia e di speranza, descritto attraverso parole che provengono da chi lo ha visto o sperimentato in visioni celesti. Ogni testimonianza è un invito a guardare oltre il velo, a prendere sul serio l’eternità, a lasciarsi guidare da chi ha intravisto con gli occhi dello spirito la realtà ultima della vita. Un testo che consola, ammonisce e illumina: un dono per chi desidera approfondire il mistero della vita oltre la morte con la concretezza viva di voci e visioni che vengono dall’eternità.
Troverete in queste pagine delle brevissime riflessioni sul Vangelo della domenica e di altre ricorrenze, distinte per i tempi e gli anni liturgici A, B e C. Sono considerazioni su aspetti della Parola necessariamente limitati, ma sempre agganciati al vissuto esistenziale. L'idea è stata quella di realizzare una piccola opera in cui ogni riflessione, data la brevità, sia di facile e immediata lettura e quindi più facilmente fruibile. Poiché vi si fa spesso riferimento al passaggio dal pane corpo al vino/sangue di Cristo, è presente in appendice una breve nota sul rapporto tra Pasqua cristiana e Pasqua ebraica, che a consigliabile leggere come prima cosa per una migliore comprensione. L'auspicio è che queste riflessioni possano offrire a chi legge un piccolo auto ad percorso spirituale personale.
Ecco una scrittura immediata, vitale, a tratti poetica, segno di una verità che passa attraverso l'esperienza vissuta dell'Autore e si traduce in uno stile comunicativo, un tu per tu che sa mettersi nudo e arrivare al cuore.
Questo libro racconta il percorso storico dell'organo a canne, uno tra gli strumenti musicali più antichi e ricchi di composizioni a esso dedicate. La sua storia si estende lungo un arco di ventiquattro secoli, durante i quali è stato impiegato nelle occasioni e nei luoghi più diversi. In chiesa, la maestosità del suo suono dona bellezza e arricchisce le celebrazioni. Attraverso i concerti d'organo, inoltre, viene offerta la possibilità di conoscere e apprezzare la musica che i più grandi compositori hanno scritto per questo strumento.
Teresa Algranati era figlia di Cesare Algranati, che fu direttore di "Avvenire" dal 1902 al 1915 e fondatore di altre riviste cattoliche, oltre che autore di moltissimi articoli su svariate testate giornalistiche. Per molti anni aiutò il padre nel ramo del giornalismo. All'età di vent'anni sentì la chiamata del Signore a formare e organizzare gruppetti di donne che si proponevano di aiutare i sacerdoti nelle loro necessità materiali e spirituali. Fondò così nel 1946, a Bologna, l'Opera della Riconoscenza, approvata dal Cardinale Nasalli Rocca: una comunità di giovani consacrate, dette Veroniche (ora Figlie di Madre Umilissima), che lavoravano e pregavano per sostenere i sacerdoti nella loro missione a servizio delle anime. Teresa prese il nome di suor Maria Veronica, ma sul settimanale "Vita femminile" di cui era direttrice e sul quale scriveva novelle, romanzi e curava una rubrica, si firmava "Nonna Susanna", titolo che è rimasto il più noto e familiare per chi l'ha conosciuta e amata. Questo libro è nato da alcuni suoi fogli dattiloscritti rimasti in un cassetto per anni. In essi suor Maria Veronica svela alcune sue esperienze spirituali straordinarie. Prefazione del card. Matteo M. Zuppi. Presentazione di P. Serafino Tognetti.
Questo piccolo libro affronta una questione fondamentale per la vita dei cristiani. Il battesimo implica una fine e un inizio. Presuppone la morte di un modo di esistenza - quello di Adamo, che ha voluto essere il padre di sé stesso, trovare in sé il suo principio e il suo fine -, e dà il via ad un altro modo di esistere - quello di figli generati dall'alto. In questo nuovo modo di esistere, nessuno di noi si fa da sé (come nessuno si ama da solo) e si diventa sé stessi solo quando vediamo e crediamo all'amore di chi ci genera. "Vedere" il volto di chi genera, rendendoci figli che riconoscono la propria origine ed entrano con essa in una relazione d'amore, significa trasfigurare la propria esistenza, fin nei gesti più quotidiani ed esigiti dalla vita e in ogni momento della nostra giornata. Da sempre la preghiera oraria e quotidiana della Chiesa è stata intesa come un aiuto a "redimere il tempo", senza dividere la vita in spazi/tempi sacri e profani, ma accogliendo la chiamata a vivere da figli di Dio in ogni momento e in ogni spazio. Ma cosa fare quando gli uffici liturgici tradizionali che scandiscono le ore e i giorni non "funzionano" più, soprattutto oggi nel deserto non redento del tempo di internet 24 ore su 24, 7 giorni su 7? Ciascuno può essere tentato di riempire il vuoto che si crea con un "fai da te" che tuttavia corre il rischio di ridursi ad una devozione privata, senza un carattere ecclesiale che metta in comunione con una tradizione più ampia. Suor Vassa sostiene che non si può vagare in questo deserto da soli e disarmati. Abbiamo bisogno di tirare fuori i "grossi calibri" della nostra Tradizione. Abbiamo bisogno della Liturgia del tempo, con la sua profondità teologica e le sue memorie bibliche, che inizia con la creazione e si estende in avanti, fin nella vita del mondo che verrà. Abbiamo bisogno cioè di vivere la tradizione di preghiera della Chiesa delle Ore e dei Giorni come possiamo, rivisitandola, adattandola realisticamente alle nostre circostanze attuali, piuttosto che rimanere intrappolati nel caos disorientante del nostro tempo.
«Non si uccidono le anime» è l'invocazione che risuona fra le pagine di questo pamphlet pubblicato da Giuseppe Lombardo Radice nel 1915, una sorta di "breviario pedagogico" coraggioso e caustico che denuncia i metodi educativi meccanici, nozionistici e nemici del nuovo. Nell'anno tragico della Prima Guerra Mondiale, il grande pedagogista siciliano si rivolge a tutti gli insegnanti affinché si impegnino in una scuola innovativa, collaborativa, basata sul rispetto dell'infanzia e sul principio problematico della ricerca didattica come punto di incontro fra la scuola e la vita. Il testo di Lombardo Radice è qui ripubblicato in una edizione critica che dà conto delle varianti apportate dall'Autore nell'arco di un quindicennio.
Espressione dell’adesione alla filosofia fenomenologica, ma anche della frequentazione del fecondo ambiente culturale praghese del tempo, Il mondo naturale come problema filosofico (1936) costituisce un’opera giovanile, ma già fondamentale di Jan Patočka. Preparata come tesi di abilitazione per l’insegnamento accademico, essa è stata considerata il primo contributo critico sul tema della Lebenswelt, così come in quello stesso periodo veniva articolato nelle pagine della Crisi delle scienze europee di Edmund Husserl. La questione costituisce, in effetti, un leit motiv all’interno della produzione patočkiana. Se, tuttavia, nel testo del 1936 il pensatore boemo sottoscrive quasi senza riserve il metodo della riduzione trascendentale, negli anni successivi avanzerà delle istanze sempre più critiche nei confronti del soggettivismo husserliano. Testimonianza ineludibile di siffatto ripensamento saranno due testi supplementari, inclusi in questa prima edizione italiana: la lunga Meditazione, allegata alla seconda edizione ceca della Habilitationsschrift e pubblicata nel 1970, nonché la Postfazione alla prima edizione francese dell’opera, pubblicata nel 1976.