«Scoprii che esiste un’altra parola per definire una foiba, dolina, e provai a usarla per sostituire quel brutto termine nella mia testa – dolina portava con sé tutta una languida atmosfera ungarettiana, mi faceva sentire una docile fibra dell’universo. Ma non ce l’ho fatta: il termine dolina non ha attecchito. Non si può mettere in mezzo la poesia per attenuare il suono dei cadaveri che scricchiolano sotto le scarpe.»
L’Istria è un luogo meraviglioso per passarci le vacanze. Piccoli paesi tranquilli, case da affittare, spesso con una piscina appena costruita. E il mare vicino, sempre visibile anche dai colli. Ma Silvia a Santa Domenica di Albona non è andata per la spiaggia a due passi o per la rakija che tutti ti offrono. Ci è andata per scoprire la verità su un segreto che ha sempre gravato sulla sua famiglia: perché il bisnonno Romeo Martini, nato Martincich, è finito nella foiba di Vines? Perché la nonna, i suoi fratelli e sua madre se ne sono andati una mattina di novembre del 1943? Comincia così un’indagine durata due anni, tra archivi perlopiù andati distrutti, lettere strappate, vecchie fotografie, mail spedite a tutti gli angoli del mondo che raramente hanno avuto risposta. Il risultato è questo libro, coraggioso e al tempo stesso ironico e lieve, che, mentre prova a riportare alla luce le vicende e il destino di una famiglia, affronta il tema delle conseguenze, per generazioni, della violenza subita e delle sofferenze, delle amnesie e dei silenzi necessari per continuare a vivere.
Con il roboante annuncio della nascita dell'Impero, il 9 maggio 1936, Mussolini voleva fornire uno sbocco produttivo al fenomeno dell'emigrazione che stava dissanguando il Paese. Si cominci con la Libia, poi il cuore pulsante dell'Impero divenne l'Etiopia. Ma la realtà povera e desolata di quella terra appena conquistata a colpi di massacri e devastazioni deluse chi era partito. Un lavoro di prima mano su archivi e fonti dell'epoca. Lorenzo Cremonesi, Corriere della Sera La storia sociale dell'emigrazione italiana in Etiopia. David Bidussa, Il Sole 24 Ore Chi erano gli italiani che si trasferirono nelle terre del Negus? Cosa speravano prima di partire? Come vivevano? Che rapporto ebbero con gli etiopici e con il regime? Il duce aveva piani grandiosi: eliminare l'emigrazione all'estero popolando lEtiopia con milioni di italiani, che avrebbero dato vita a una società ideale, produttiva, razzialmente pura e perfettamente fascista. In decine di migliaia risposero all'appello, lasciarono le loro case e partirono, convinti dalla propaganda del regime che avrebbero potuto fare fortuna. La realtà sarebbe stata molto diversa.
Un giorno può avere il respiro di un’epoca: forse lo pensava anche Giulio Cesare, quando decise di varcare il Rubicone.
Andrea Giardina
Uno sguardo nuovo su uno degli episodi più noti della storia antica: il punto prospettico non è infatti l’avanzata inarrestabile di Cesare, ma la decisione inaudita di Pompeo, sull’altro fronte, che pochi giorni dopo ordina a tutti i senatori di abbandonare Roma.
Luciano Bossina, “La Stampa”
Nel gennaio 49 a.C., Cesare varcò il Rubicone alla testa di alcune coorti legionarie, pronunziando una celebre frase. Nello stesso giorno occupò Rimini, presidio strategico della terra Italia. Si spinse poi verso sud, minacciando la stessa Roma. Pompeo, incaricato di fermarlo, rispose con una mossa meno celebre ma altrettanto fatidica. Ordinò all’intera classe politica di abbandonare la città e di seguirlo, per contrattaccare dal meridione della Penisola o, addirittura, dai Balcani. Il panico fu inenarrabile. Mai i romani si erano trovati di fronte a una situazione del genere. L’Urbe, nella sua secolare storia, era stata sempre difesa. Che cosa avvenne in quei terribili giorni? Roma era davvero indifendibile? Quali furono le conseguenze della fuga pompeiana?
Era davvero il viaggio della vita. Erano altri tempi, pi o meno mezzo secolo fa. La meta era lontana: l'India, il Nepal, lAfghanistan. Le condizioni del viaggio erano disagevoli: niente aerei, carte di credito, cellulari, bed and breakfast; piuttosto travelers cheque, scassati uffici del telegrafo, fermo posta, ostelli. I pi fortunati viaggiavano su un pulmino Volkswagen, se no bus, treni, autostop. Fu davvero una grande migrazione, ricordata in questo prezioso Baedeker di Emanuele Giordana; lui oggi giornalista specializzato in Paesi asiatici fu uno dei pionieri. Fu un viaggio interiore, individuale e collettivo, alla ricerca di spiritualità, meditazione, allargamento della conoscenza e una reazione alla vita competitiva che si conduceva in occidente. Un libro rievocativo, preciso e nostalgico. Enrico Deaglio, Il Venerdì di Repubblica
Emanuele Giordana ritorna sulla rotta degli anni Settanta per Kathmandu: il Grande Viaggio in India fatto da ragazzo e ripercorso a otto lustri di distanza. Un sogno che portò migliaia di giovani a Kabul, Benares, Goa, fino ai templi della valle di Kathmandu.
Usando un linguaggio semplice e rigoroso, Marcello Ticca sfata i falsi miti che influenzano negativamente le nostre scelte a tavola e che demonizzano piaceri innocenti come un buon pane fragrante, magari di farina bianca, o un piatto di spaghetti a cena.
Un libro prezioso e di piacevole lettura anche per chi pensa di non essere stato influenzato dalle mode alimentari più recenti.
Elisabetta Moro, “Il Mattino”
Solo un ricercatore che ha dedicato la sua vita a studiare gli alimenti, gli effetti di questi sull’organismo e le diete corrette per perdere peso poteva raccogliere tutti i luoghi comuni sull’alimentazione. Un libro che rivoluziona l’argomento, evidenze scientifiche alla mano, e ci accompagna senza imposizioni, obblighi o divieti.
Carla Massi, “Il Messaggero”
A fine lettura vivremo più serenamente il rapporto con quel che mettiamo nel piatto.
Marino Niola, “Il Venerdì di Repubblica”
Siamo sicuri che mangiare la pasta di sera faccia ingrassare, che la cioccolata provochi l’acne e l’ananas e il pompelmo aiutino a dimagrire? Siamo prigionieri di tanti luoghi comuni sul cibo... da sfatare per riappropriarci di uno stile alimentare più equilibrato e consapevole.
Luigi Maggiali ci presenta un libro che si volge al centro del cristianesimo da una prospettiva specifica e moderna. Gesù viene visto nelle relazioni che costituiscono la sua vita: quelle positive e quelle negative, quelle che sfociano in incontri indelebili, come con gli apostoli, e quelle, come con il notabile ricco, che si concludono amaramente. In questi incontri si riverbera il suo essere il Figlio, la sua incircoscrivibile e misteriosa relazione con il Padre.
Il Gesù che Maggiali ci riconsegna è inoltre l'uomo vero, quello a cui occorre guardare per dar vita a un nuovo umanesimo. In un tempo nel quale anche nella Chiesa si rischia di cadere nella ripetizione di facili slogan, è auspicabile che questo testo aiuti a vedere come la bellezza dell'umanità risplenda in Gesù e nel suo essere l'uomo della relazione.
Questo testo è stato pensato sia per i Corsi universitari di Didattica della filosofia, sia per chi insegna Filosofia nelle Scuole secondarie superiori ed è strutturato in base ai contenuti richiesti dal Ministero in relazione alle Metodologie e tecnologie didattiche per l'insegnamento della filosofia.
Un sussidio semplice e sobrio, che aiuti la preghiera, la lode alla scuola della Parola, giorno dopo giorno, con indicazioni, riflessioni, spunti. “Non multa, sed multum!” Indica Ignazio di Loyola nei suoi esercizi spirituali: non è la quantità che conta, bensì la qualità. Basta una Parola, un frammento, che possono aprire vie e profondità inaspettate. Tutto questo nello spirito della “Rete mondiale di preghiera del papa”, moderna evoluzione del tradizionale “Apostolato della Preghiera”.
«Quello che io sono tu lo potrai leggere in un libro che ho pubblicato in questi giorni... te lo donerei io, se potessi rivederti...». Inizia così, la sera del 14 luglio 1947 , l'intensissimo carteggio tra Eugenio Corti e la giovane studentessa di lettere Vanda di Marsciano, con cui si sarebbe sposato quattro anni dopo in Assisi.
È una corrispondenza che mette a nudo l'anima di due giovani segnati dalla Seconda guerra mondiale, con i chiaroscuri di un legame inizialmente sofferto che diventerà poi inossidabile.
Chiunque abbia vissuto un'esperienza d'amore si ritroverà in queste pagine, pagine che restituiscono intatta la grande capacità narrativa di Eugenio e sorprendono per la vivacità dei racconti di Vanda: una lettura che attrae e coinvolge, con la forza di un grande romanzo famigliare.
Questo volume raccoglie una serie di conferenze pubbliche tenute da Musa as-sadr tra il 1966 e il 1977 – in un decennio che condurrà alla Guerra civile libanese (1975-1990) –, incentrate sul dialogo islamo-cristiano e sull’importanza del Libano come modello di convivenza tra religioni, così come sulla centralità dell’essere umano nell’islam e sul legame diretto tra la realizzazione della giustizia sociale ed economica, la tutela della libertà e lo stesso islam. Il volume è, al contempo, una testimonianza preziosa del pensiero di una delle figure più influenti del Vicino Oriente della seconda metà del secolo scorso e un testo di notevole attualità e interesse anche ai giorni nostri, in particolare per l’insistenza di Musa as-sadr sulla dimensione sociale ed economica dell’islam.
L'AUTORE
Musa as-sadr, discendente di una delle più grandi famiglie di dotti della religione sciiti, le cui radici risalgono a Musa ibn Ga‘far, settimo imam duodecimano. Primo dotto sciita dalla doppia formazione, tradizionale e moderna, acquisite, rispettivamente, nei centri di studi religiosi di Qom e Najaf e all'Università di Teheran. Nella sua veste di attivista, fu il fondatore del movimento ’Amal e il principale artefice della rinascita della comunità sciita libanese durante gli Anni '60 e '70 del secolo scorso, nonché una delle più importanti personalità del dialogo intra ed interreligioso dell'epoca. Scomparve in circostanze misteriose durante una visita in Libia nell'agosto del 1978.
IL TRADUTTORE E CURATORE
Mirko Colleoni è arabista e islamista. Già docente di Lingua e Letteratura araba presso l'Università degli studi di Bergamo, è attualmente docente di Lingua e Civiltà araba presso il Liceo linguistico "G. Falcone di Bergamo. È stato assegnista di post-dottorato presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell'Università degli Studi di Bergamo. Ha conseguito il Dottorato di ricerca in Civiltà islamica: Storia e Filologia presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
3 Editoriale Lorenzo Bertocchi
6 In bacheca
7 Timonieri
8 Chiesa
9 Mondo
10 Il grido dell’Africa che vuole farcela AA. VV. Abstract
13 Appello del cardinale Onaiyekan Marta Petrosillo
16 La trappola dell'austerity Lorenzo Bertocchi
18 Un voto per ripensare l'Europa Stefano Fontana
20 «Anche oggi l’arte sacra è questione di fede» Andrea Zambrano Abstract
23 Amaro svedese Lorenza Formicola Abstract
26 Kattoliko - La conversione (a metà) della Pasionaria Rino Cammilleri
28 Pillole di apologetica Gianpaolo Barra
41 Le Madonne di Leonardo Valentina Serra
44 Pro life tra cultura e politica Tommaso Scandroglio
46 Il buio illuminismo Marco di Matteo
48 Lotta contro il maschio Giuliano Guzzo
50 A scuola da Benedetto - Il capo sappia fare il capo Luisella Scrosati
52 Disney non è un mondo per bambini Mario Iannaccone Abstract
54 Parole proibite - Cultura Andrea Zambrano
55 Filosofando - Etica delle tasse Giacomo Samek Lodovici
58 Biblioteca Vincenzo Sansonetti
59 Schermi - Qui solo cose belle Cassandra Albani
60 La riscoperta del Sacro - Prefazio, home page per il cielo Andrea Zambrano
61 Catechismo - Il Credo: ..."Sotto Ponzio Pilato"... Biavaschi
61 Il Magistero - La devozione a B.V.M. Regina del Carmelo Claudio Crescimanno
62 Miracoli - Riso e acqua per tutti Saverio Gaeta
64 Sto alla porta e busso - Abita in noi Rosanna Brichetti Messori
65 Don Camillo sul crinale - La fascia tricolore Lorenzo Bertocchi
Dossier
Oltre la Luna AA. VV. Abstract
Lo sbarco che cambiò la storia Vincenzo Sansonetti
Oltre la luna volano le preghiere Serafino Tognetti
Tutto punto all'uomo. E a Cristo Roberto Timossi
Guardando la luna dal mare Silvana de Mari
Guardando la luna dalla Bassa Mirko Volpi