La storia della scienza ricorda due anni memorabili: il 1666, durante il quale l'attività scientifica di Isaac Newton pose le fondamenta della rivoluzione fisica e matematica del XVII secolo, e il 1905, anno in cui Albert Einstein tracciò un nuovo orizzonte che avrebbe trasformato radicalmente le prospettive scientifiche del XX secolo. Nel 1905 il geniale scienziato scrisse cinque articoli riguardanti la teoria della relatività ristretta, la teoria corpuscolare della luce, il moto browniano e una nuova determinazione delle dimensioni molecolari. Da allora in poi, la fisica non sarebbe mai più stata la stessa! Einstein mandò in frantumi molte convinzioni scientifiche radicate e si impose come il massimo fisico teorico del suo tempo. Ognuno di questi cinque articoli è presentato qui in versione integrale, con un'introduzione in cui John Stachel, uno dei più autorevoli studiosi di Einstein, ne traccia lo sviluppo all'interno del panorama scientifico dell'epoca e ne evidenzia l'importanza storica. Il volume ha una prefazione di Roger Penrose e una premessa di Silvio Bergia.
Pubblicato tre anni dopo "Il Profeta", il libro che ha fatto di Gibran uno dei poeti più letti del mondo occidentale, "Sabbia e onda" ripropone con forza la sorprendente comunicatività e la suggestiva, solenne, non di rado enigmatica densità del suo discorso. Il segreto della riuscita di Gibran risiede appunto nella capacità (perlomeno insolita nella poesia del Novecento) di conciliare una naturale tendenza all'aforisma, al «versetto», con un'altrettanto spontanea ed efficace vocazione all'affidabilità, alla chiarezza. Le pagine di Gibran hanno un fascino luminoso e senza tempo, giungono senza mediazioni al cuore del lettore per parlargli con davvero «profetica» semplicità dei grandi, eterni temi dell'esistenza spirituale e corporea. Introduzione di Carlo A. Corsi.
La crisi che la politica sta attraversando non è un evento passeggero, né un semplice momento di transizione, ma il risultato di una trasformazione di lungo periodo, che ha diluito e infine cancellato i grandi ideali alla base di un'azione politica genuinamente democratica. Walter Lippmann, capostipite degli studi sociologici sul ruolo dell'opinione pubblica negli Stati democratici, racconta la genesi di questo processo, cominciato all'indomani della seconda guerra mondiale, e fa chiarezza su alcuni concetti e principi fondamentali della democrazia, che oggi, di fronte all'ascesa di populismi di diverso segno e al deterioramento dei rapporti internazionali, devono essere ribaditi con forza e riproposti come valori alle giovani generazioni.
In un mattino di primavera una giovane donna entra nello studio di un illustre penalista di Tokyo. È Kiriko. Ha appena vent'anni, il volto pallido dai tratti vagamente infantili, ma qualcosa di inflessibile nello sguardo, "come fosse stata forgiata nell'acciaio". Non ha un soldo e ha attraversato il Giappone dal lontano Kyushu per arrivare fin lì, a implorare il suo aiuto. Il fratello, accusato di omicidio, è appena stato arrestato, e Kiriko è la sola a crederlo innocente. L'avvocato rifiuta il caso: non ha tempo da perdere, tanto più per una difesa che dovrebbe assumersi senza essere retribuito. Kiriko si scusa con un piccolo inchino, esce dallo studio e così come è arrivata scompare. Il fratello verrà condannato e morirà in carcere qualche mese dopo, poco prima che l'esecuzione abbia luogo. Sono solo gli antefatti da cui prende il via questo noir di Matsumoto. Dove un "caso-fantasma", ripercorso nei minimi dettagli, lascia spazio a una vendetta esemplare che si fa strada da lontano, andando a segno quasi per caso. E mentre ogni colpa - consapevole o inconsapevole - viene pesata accuratamente, come su una bilancia cosmica, una tensione sotterranea, un "rumore di nebbia" accompagnano questa storia da cima a fondo. Finché lei, Kiriko, "la ragazza del Kyushu", non otterrà ciò che le spetta.
Raggiungere il punto più alto della Marmolada, la Regina delle Dolomiti, ti dà una scarica di adrenalina. Viverci, in solitudine, per cento giorni di seguito, è un'esperienza che ti cambia la vita. A 42 anni, Carlo Budel decide di lasciare un lavoro sicuro, a tempo indeterminato. Non sopporta più la routine quotidiana, né il pensiero che i giorni della settimana saranno uno uguale all'altro, senza sorprese, senza emozioni. Sulle montagne, Carlo trova la sua strada. Scopre per caso che stanno cercando un gestore per la Capanna Punta Penìa, il rifugio più alto delle Dolomiti. Sente che è quello il suo destino: diventare il custode della Marmolada. Tutto, a 3.343 metri d'altezza, acquista un sapore estremo, dall'esplosione di colore dell'alba, alla terribile forza dei temporali e del vento. Stando sospesi tra terra e cielo, in certi momenti sembra di toccare con mano il confine tra la vita e la morte.
Avvicinandosi i 30 anni dalla fondazione del Centro Pio Rajna (1988-2018), il Convegno, tenuto a Roma nei giorni 23-26 ottobre 2017, ha inteso offrire una riflessione aggiornata su studi, problemi e metodi della critica del testo, in ideale continuità con il fondante Convegno di Lecce del 22-26 ottobre 1984. Il sensibile sviluppo delle tematiche ecdotiche nell'ultimo trentennio, l'apporto sempre crescente della filologia materiale, il consolidato interesse verso le relazioni tra testo, paratesto e immagine, hanno suggerito l'opportunità di un bilancio sulle più rilevanti questioni di critica testuale. Giovandosi di un approccio multidisciplinare, il Convegno si è proposto dunque di illustrare significative problematiche, quali il rapporto tra edizione e lettore, le varie declinazioni della metodologia attributiva dei testi letterati, la stretta interrelazione con le discipline codicologico-paleografiche, linguistiche e storico-artistiche, nonché le nuove frontiere della informatica umanistica. Il progresso degli studi danteschi, negli ultimi decenni, e l'approssimarsi del Settecentenario della morte del Poeta (1321-2021) impongono poi di verificare quanto decisivo sia stato, nel rinnovamento degli statuti epistemologici della critica testuale, il contributo offerto dagli studi di filologia dantesca, che per l'eccezionalità degli oggetti analizzati come per l'alto valore degli studiosi coinvolti e la complessità delle problematiche affrontate hanno spesso costituito il punto di avvio per riflessioni e puntualizzazioni metodologiche di capitale rilievo. Negli interventi dei relatori si rileva infatti chiaramente quanto l'indagine sulla Textüberlieferung delle opere dell'Alighieri sia stata decisiva per la migliore definizione di cruciali questioni ecdotiche e nel rinnovamento delle prassi editoriali. Un volume che porta un contributo, si ritiene, non banale e non effimero ai moderni studi filologici, per un reale avanzamento della disciplina alle prese, all'alba del nuovo millennio, con sfide ecdotiche sempre più sottili e complesse.
Una maggioranza sempre crescente dei cittadini ritiene che l’attuale sistema della giustizia non funzioni. Il suo barocco e contraddittorio formalismo giuridico rende lunghissimi i processi, sia quelli civili, con gravi danni per l’economia, sia quelli penali, che prolungandosi per troppo tempo finiscono per essere comunque ingiusti nei confronti degli imputati e anche delle vittime. Il numero dei rinviati a giudizio è eccessivo e ancor più anomala è l’alta percentuale di quelli che verranno assolti. Molte sono le proposte per modificare quella che è diventata una specie di “Ruota della fortuna” – nella speranza di imbroccare il magistrato giusto – ma come presentarle in modo più accessibile e meno pesante a un vasto pubblico di non specialisti? Questo piccolo libro ci prova con un racconto distopico (o più esattamente “eutopico”) ambientato in un pianeta molto lontano e diverso dal nostro.
Furio Gubetti, già Deputato e Senatore, è un medico specialista in psichiatria, in psicologia e in criminologia. Ha svolto la sua professione a Torino come primario ospedaliero, docente, perito del Tribunale, psicoterapeuta. Oltre a diversi lavori scientifici, ha pubblicato i saggi “Per uno Stato nuovo” (ed. Volpe), “Introduzione alla musica classica del ‘900” (ed. Cartman), “Fascismo, breve storia per giovani ignari e adulti disinformati” (ed. Libri del Borghese).
Il sacramento della Riconciliazione è quello in cui Cristo, che opera nella forma invisibile per mezzo di un ministro visibile che è il sacerdote, tende a riconciliare a sé il peccatore. Questi, pentito e umiliato davanti a Dio, confessa umilmente i propri peccati, vi mostra contrizione, cioè dolore sincero, manifesta la volontà di emendare la propria vita e ottiene così il perdono del Signore per mezzo della formula di assoluzione del sacerdote. In seguito all’assoluzione da parte del penitente si esegue una “soddisfazione” o penitenza come segno di gratitudine a Dio che in Cristo lo ha riconciliato a sé... Riflettere sul sacramento della “misericordia” ci permette di scoprire il nostro bisogno di amore, il nostro bisogno di verità e di perdono (Don Giuseppe Rugolo).
Rosario Colianni è nato a Calascibetta nel 1961. Laureato in Medicina nel 1986, ha conseguito la specializzazione in Pediatria nel 1990. È spostao e padre di due figli. Nel 1994 dà vita, insieme a 35 giovani, al Movimento Mariano “Giovani Insieme”. Con le Edizioni Segno ha già pubblicato numerosi libri.
Traendo ispirazione dalla vita e dagli insegnamenti di Gesù, l’autrice ci invita a riflettere sul senso profondo della nostra esistenza in funzione della santità alla quale tutti dovremmo tendere.
Il re di Milano deve sostituire il duca di Alessandria in quanto questi non gestisce bene il ducato. Il prescelto muore in maniera inspiegabile e il re indaga su questo e altri delitti. Tra sogno di unità e nascita della criminalità organizzata, si sviluppano dinamiche legate alla fede con, sullo sfondo, l’odio atavico tra alessandrini e monferrini.
Maurizio Salva è nato ad Alessandria nel 1977. Ha perfezionato i suoi studi con corsi di marketing e comunicazione anche presso la SDA Bocconi e la European Business School. Ha pubblicato il giallo “Omicidio in Cittadella”, ambientato in provincia di Alessandria, e la raccolta di poesie “Così”.
San Benedetto Giuseppe Labre era un clochard, giunto dalla Francia nella Roma settecentesca perché innamorato dei pellegrinaggi e dei luoghi sacri. Voleva vivere di sola contemplazione, ma ben presto comprese che il suo monastero era la strada e la sua contemplazione il vivere quotidiano. Nel suo zaino c’erano solo tre cose: il Breviario, l’Imitazione di Cristo e il Rosario. Morì come tutti i clochard, ma lasciò nei romani un segno così profondo che la sua fama di santità si diffuse immediatamente e dopo circa un secolo era già santo. È sepolto nella Chiesa di S. Maria ai Monti.
Note sull'autore
Pier Angelo Piai è un ex-insegnante e scrittore friulano. Da diversi anni si occupa della ricerca sul senso della vita terrena dal punto di vista filosofico, antropologico e teologico e della fenomenologia ad essa correlata. Scrive per alcuni quotidiani e settimanali italiani e cura il blog www.mondocrea.it.