«Questo fanno i bambini alle persone. Le sincronizzano sul tempo dell’amore». Una mattina Vita apre la porta di casa e trova, accoccolato sull’uscio, Kostya. Lui, che neppure parla la sua lingua, le cambierà l’esistenza. Perché ogni figlio nato sulla terra è il figlio di tutte, di tutti. Nei romanzi di Viola Ardone l’incontro fra esseri umani ha sempre la potenza di un miracolo, capace di scardinare la solitudine, di ricomporre la speranza. Kostya ha dieci anni quando si mette in viaggio per arrivare dalla nonna Irina, domestica a Napoli. Nello zaino, la foto di una madre mai conosciuta e un indirizzo. Suo padre è al fronte per difendere l’Ucraina appena invasa. Tra soldati che cercano di bloccarlo al confine e sconosciute che gli dànno una mano, il bambino riesce ad arrivare. Vita, la signora per cui la nonna lavora, lo scopre addormentato sullo zerbino. Quattro anni fa lei ha perso suo figlio e ora passa le giornate da sola, o con Irina, che ha letto Dante e parla italiano come un poeta del Duecento. Il piccolo ospite inatteso la costringe di nuovo in quel ruolo che il destino le ha tolto. Poi, quando il padre di Kostya è dato per disperso, Irina torna nel suo Paese a cercarlo. D’impulso, Vita decide di raggiungerla, per aiutarla. Tentare di salvare un altro, del resto, è l’unico modo per salvare noi stessi.
Sono politici spregiudicati, sono titani della tecnologia. Quasi ovunque hanno spazzato via la vecchia classe politica. Di fronte a loro le élite tradizionali, un tempo forti di regole e istituzioni, si ritrovano disorientate, incapaci di resistere. Non c’è dubbio, è suonata l’ora dei predatori. Da New York al Medio Oriente, dal palazzo dell’Onu all’hotel "Ritz-Carlton" di Riyad, Giuliano da Empoli ci accompagna in una serie di incursioni in territori dove il potere è basato sulla spettacolarizzazione, sull’uso spregiudicato delle informazioni e sulla capacità di generare shock continui. I predatori hanno capito come sfruttare il nuovo ordine globale. E il caos è il loro ambiente naturale. Con il gusto sottile del polemista e la lucidità dell’antropologo, Giuliano da Empoli tratteggia un ritratto fulminante dei leader contemporanei, da Trump a Muhammad bin Salman, consegnandoci un’analisi che non lascia scampo. «Oggi è scoccata l’ora dei predatori e ovunque le cose stanno evolvendo in modo tale che tutto ciò che deve essere deciso lo sarà con il fuoco e con la spada. Questo piccolo libro è il resoconto di quei fatti, scritto dal punto di vista di uno scriba azteco e alla sua maniera, per immagini, più che per concetti, nell’intento di cogliere il soffio di un mondo che sprofonda nell’abisso e la gelida morsa di un altro che prende il suo posto».
Che cosa accade quando una donna smette di accudire i genitori malati e inizia a fotografare scoiattoli nel parco? Perché i passanti non riescono ad aiutare un uomo caduto in strada? In quale incredibile vicenda si imbatte un padre che esce di casa per acquistare un enorme peluche? Come può un uomo al volante compiere una scelta tra due pedoni che rischia di investire, un vecchio e un bambino? Con lucidità e sensibilità, "Ultima notte da poveri" racconta le contraddizioni della natura umana: dalla solitudine di chi si sente incompreso alle dinamiche più intime di una coppia, fino ai timori della vecchiaia, alle conseguenze dell'invidia e dei sentimenti più inconfessabili. In un libro malinconico e a tratti ironico, dove persone comuni compiono gesti semplici e al tempo stesso cruciali, Fernando Aramburu spazia attraverso tutta la gamma delle emozioni, dall'assurdo alla sorpresa, dall'umorismo nero all'inquietudine che si cela dietro la più quieta normalità, e trova il perfetto equilibrio tra profondità e leggerezza, dando prova ancora una volta del suo inconfondibile talento di narratore.
Il personalismo è una scuola di pensiero che si impernia su un’idea alta della persona umana, nonostante le diverse modalità con cui essa viene elaborata e rappresentata. Esistono vari personalismi, anche notevolmente differenziati, che però la assumono come centro e prospettiva. L’intento di questo volume sta nel considerare il personalismo italiano dal secondo Novecento ad oggi, allo scopo di ampliare e aggiornare il quadro della tradizione personalista del nostro Paese, dotato in merito di un passato ragguardevole e fecondo. Da numerosi decenni, con il moltiplicarsi delle questioni e delle sfide portate all’essere umano, il quadro del personalismo si è allargato a dismisura (biotecnologie, informatica, robotica, questioni della vita e della morte). Un’ispezione critica su come quello italiano abbia validamente fatto fronte al nuovo contesto, in cui la labilità caotica della civiltà contemporanea mette a rischio il singolo e la vita comune, diventa indispensabile per manifestare la vitalità di una scuola di pensiero. Dunque "ritorna la persona e ritorna il personalismo".
«Non abbiate paura!», è il monito che Gesù indirizza agli uomini. Non soltanto per sottrarre la loro vita a un'interpretazione solo moralistica e sanzionatoria della Legge, ma per affermare l'esistenza di un'altra Legge che li autorizza a coltivare il proprio desiderio - la propria vocazione, i propri talenti. È l'eredità fondamentale del messaggio cristiano ripresa dalla psicoanalisi di Freud e Lacan: la parola di Gesù mette in valore una Legge che attraverso il desiderio serve la vita e non la morte. Il tema centrale di questo libro concerne la parola di Gesù, riletta originalmente da Massimo Recalcati come una delle radici inaudite della psicoanalisi dell'«ebreo» Freud e del «cattolico» Lacan. Non si tratta di sottomettere la vita alla Legge, ma di vedere nella Legge - quella dell'amore e della grazia - una forza al servizio della vita. La Legge non incute più il timore della punizione severa, non esige più lo zelo scrupoloso del rispetto formale, ma si libera della morte che porta con sé per divenire una Legge che non annulla il desiderio, ma, al contrario, lo sostiene. È questa l'eredità essenziale assunta dalla psicoanalisi: la Legge non è nemica del desiderio, ma il suo fondamento più radicale. I riferimenti alle parabole, ai miracoli, alle guarigioni, a Pietro e a Giuda, alla notte del Getsemani, alla resurrezione e al pensiero di Paolo di Tarso sono rivisitati in modo sorprendente. Qui Recalcati sfida luoghi comuni e stereotipi della lettura psicoanalitica del cristianesimo mostrando con grande audacia come la testimonianza di Gesù sia innanzitutto testimonianza della vita indistruttibile del desiderio.
William Thomas Walsh in questo libro pubblicato per la prima volta nel 1947 raccoglie l'esito delle sue ricerche sugli eventi prodigiosi di Fatima. Da insigne storico quale era, egli racconta in modo appassionante e documentato le apparizioni della Vergine ai tre umili pastorelli, la profezia dello scoppio della II Guerra mondiale e dell'avvento del comunismo, la sua implorazione di penitenza da parte dell'umanità e la promessa della pace e della conversione della Russia qualora il suo messaggio fosse accolto.
Francesco Faà di Bruno (1825-1888), ufficiale, poi matematico e astronomo, voluto da Vittorio Emanuele II come precettore dei suoi figli, infine sacerdote, beatificato nel 1988 da Giovanni Paolo II, emerge nel panorama ottocentesco come figura ricca di ingegno, di cultura e di pietà. Nel contesto risorgimentale delle durissime persecuzioni contro la Chiesa, quasi a smentire il luogo comune secondo cui i cattolici formino un'entità a sé, carente di senso civico e delle istituzioni, Faà di Bruno mostra invece come l'esperienza di fede esalti il senso di appartenenza a un popolo e a una nazione, consentendo al tempo stesso che la libertà di iniziativa personale e sociale non sia subordinata all'autorizzazione dello Stato. Il beato è infatti ricordato per le sue grandiose opere di carità a favore degli anziani, dei poveri, dei malati, delle cameriere, delle prostitute...
Il mondo è in fiamme. Non solo in Medio Oriente e nel Caucaso ma anche in Europa. Nuovi conflitti e guerre, convenzionali e ibride, ci circondano. È la "terza guerra mondiale a pezzi" di cui ha parlato Papa Francesco. I morti aumentano e lo scenario si fa sempre più incerto. Che accadrà domani? I conflitti si allargheranno o si riusciranno a trovare soluzioni pacifiche ad essi? Quali saranno i nuovi obiettivi delle grandi potenze che dominano il mondo? Sono queste le domande che accompagnano questo libro. Con la certezza che una nuova e terribile guerra è entrata nelle nostre vite.
"La Terra in fiamme" rivoluziona il modo in cui abbiamo raccontato finora la storia degli ultimi 500 anni. In questo libro magistrale, lo storico Sunil Amrith intreccia le storie dell’ambiente e degli imperi, del genocidio e dell’ecocidio, di una straordinaria espansione della libertà umana e dei suoi costi planetari. Attingendo a una grande varietà di fonti primarie, fa i conti con le rovine delle miniere d’argento portoghesi in Perù, delle miniere d’oro britanniche in Sudafrica e dell’estrazione petrolifera in Asia centrale. Esplora le ferrovie e le autostrade che hanno portato gli esseri umani in nuovi terreni di battaglia contro sé stessi e contro la natura ostile. Il resoconto di Amrith sui modi in cui la Prima e la Seconda guerra mondiale hanno comportato la mobilitazione massiccia di uomini e di risorse naturali provenienti da tutto il mondo, fornisce un nuovo sguardo essenziale per comprendere la guerra come un irreversibile rimodellamento del pianeta. Allo stesso tempo, questo libro rivela la realtà della migrazione come conseguenza del danno ambientale. La ricerca imperiale e globale del profitto, unita a nuove forme di energia e nuove possibilità di libertà dalla fame e dal disagio, libertà di movimento e di esplorazione, ha portato cambiamenti in ogni angolo della Terra. Amrith racconta, con una prosa splendida e su una tela di grandi dimensioni, un’epopea che cambia la mente, vibrante di storie, personaggi e immagini vivide, in cui l’umanità potrebbe trovare la saggezza collettiva per salvarsi.
Fryderyk Chopin è senza dubbio uno dei musicisti più grandi e più amati di ogni epoca, ma è anche uno dei più misteriosi. La sua musica è coinvolgente e riservata, immediata e raffinatissima: un’arte meravigliosamente paradossale, nella quale l’improvvisazione, il gesto estemporaneo, ha un ruolo centrale e, tuttavia, dà sempre l’impressione di essere rigorosamente calcolata. Per sua natura sfugge all’analisi e si ribella a ogni tentativo di spiegazione puramente razionale. Giovanni Bietti ci porta dentro la sua musica mostrandone tanto la libertà espressiva quanto i meccanismi costruttivi e le fonti di ispirazione - lo sviluppo del pianoforte romantico, l’amore per l’opera italiana, l’influenza della musica popolare polacca, l’ambiente ‘privato’ e rarefatto dei salotti ottocenteschi. Il libro si apre individuando le categorie interpretative della musica chopiniana, per poi ricostruire il contesto storico e sociale in cui il musicista visse e lavorò. Si entra così nel vivo della musica evidenziando le caratteristiche del suo linguaggio, per arrivare, infine, all’opera, ai diversi generi - Preludi, Studi, Mazurke, Polacche, Ballate, Scherzi, Notturni, Valzer, Sonate, Concerti - che Chopin esplorò offrendoci alcune tra le espressioni artistiche più alte nella storia della nostra cultura. In chiusura, un’ampia intervista al pianista polacco Krystian Zimerman, interprete chopiniano di riferimento. È lo sguardo di un grande artista e ci svela un modo diverso, vivo, partecipe, di interpretare la musica di Chopin.
Che cosa accade dopo la morte? Molti pensano che il cristianesimo annunci un’anima che "sale" in paradiso. N.T. Wright, tra i più autorevoli teologi contemporanei e definito da "Newsweek" «il massimo esperto mondiale del Nuovo Testamento», mostra invece che la speranza cristiana è ben più sorprendente: la risurrezione dei morti e il cielo che scende sulla terra. Una visione che non solo cambia il modo di intendere il futuro, ma trasforma il presente: il nostro modo di vivere, di credere e di testimoniare l’evangelo nel mondo. Dopo Semplicemente cristiano, N.T. Wright ci accompagna in un viaggio appassionante attraverso Bibbia, teologia e vita quotidiana, per riscoprire la speranza che sta al cuore della fede: concreta, liberante, rivoluzionaria. «Che cosa stiamo aspettando? E che cosa intendiamo fare nel frattempo in relazione a tale attesa? Queste sono le due domande che danno forma a questo libro. Prima di tutto, esso tratta della speranza ultima per il futuro offerta dall’evangelo: la speranza, cioè, di «salvezza», «risurrezione», «vita eterna». In secondo luogo, si occupa della scoperta della speranza nel mondo presente: dei modi concreti in cui la speranza può prendere vita per comunità e individui che potrebbero esserne privi. E riguarda anche i modi in cui abbracciare la prima può e deve generare e sostenere la seconda. La maggior parte delle persone - cristiani inclusi - non sa quale sia la speranza cristiana ultima, non si aspetta che i cristiani abbiano granché da dire sulla speranza nel mondo presente e non immagina neanche che i due elementi siano in relazione. Da qui il titolo di questo libro: la speranza arriva come una sorpresa, su molti livelli allo stesso tempo». (N.T. Wright)
Le Mini prodotte dalla Rover (dopo l'acquisizione da parte di British Leyland nel 1968) hanno saputo continuare la tradizione del modello originale, lanciato nel 1959 da Alec Issigonis. Negli anni '70 e '80, sotto la gestione Rover, la Mini mantenne il suo iconico design compatto e la trazione anteriore, ma subì miglioramenti tecnici e stilistici. La Mini e la Mini Cooper (con motori da 998 e 1275 cm³, rispettivamente) rimasero i modelli di punta, celebri per la loro agilità e per l'eccezionale manovrabilità nel traffico cittadino. Nonostante l'evoluzione, la Rover riuscì a mantenere l'anima originale della Mini, con una linea che rimase invariata, simbolo di un'auto economica e sportiva, amata per il suo carattere e la personalità. La Mini a marchio Rover ha rappresentato un pezzo di storia dell'automobilismo, continuando a riscuotere successo fino agli anni '2000, quando la produzione venne definitivamente interrotta. "Fare ordine" nella ricchissima, frastagliata e variegatissima storia della Mini concentrandosi su quelle a marchio Rover, significa anche omaggiare una leggenda e capire il legame tra tradizione e innovazione che ha sempre permeato un modello oggi assolutamente entrato nel mito.