«L’orazione prima di tutto, sopra tutto, vita di tutto»: questo il motto che ispirò la vita e le opere di don Alberione, fondatore e beato. Sin dall’inizio delle sue fondazioni, si era proposto di “dare un’anima” ai freddi canoni giuridici e alle strutture apostoliche, con la composizione di orazioni, la cui recita «a poco a poco facesse entrare nell’animo lo spirito della congregazione». Il primo formulario, risalente al 1922, fu seguito da una ventina di edizioni, sempre curate e successivamente aggiornate dallo stesso fondatore, fino alla vigilia della morte.
Il presente volume propone una rassegna critica, e per quanto possibile completa, di tutte le formule di preghiera da lui redatte. Il testo si articola in una ventina di sezioni, in tre parti e una appendice, divise secondo le tematiche dei contenuti, che spaziano dalla pietà sacramentale alla supplica per le esigenze dell’apostolato specifico. E tutto per fomentare la vita teologale dei singoli e lo spirito apostolico delle comunità.
Giacomo Alberione nacque a San Lorenzo di Fossano (Cuneo), il 4 aprile 1884. Il 25 ottobre 1896 entrò nel seminario di Bra, dove rimase fino alla primavera del 1900; dopo sei mesi trascorsi in famiglia tra preghiera e lavoro nei campi, si trasferì nel seminario di Alba. Nella notte fra il 31 dicembre 1900 e il 1° gennaio 1901, durante l’adorazione eucaristica, ebbe l’intuizione di un cammino speciale voluto da Dio per lui e per altri. Venne ordinato sacerdote il 29 giugno 1907 e, il 9 aprile 1908, conseguì la laurea in Teologia. Il 20 agosto 1914, ad Alba, pose il primo germe della futura Congregazione, aprendo la Scuola Tipografica Piccolo Operaio. Il 5 ottobre 1921 fu costituita la Pia Società San Paolo, che il 12 marzo 1927 divenne società religiosa clericale di diritto diocesano. Il giorno successivo don Giacomo Alberione emise la professione religiosa, assumendo il nome di Giuseppe. Tra il 1915 e il 1960 fondò quattro Congregazioni femminili e diversi Istituti secolari. Nel luglio del 1936 si trasferì definitivamente a Roma, dove morì il 26 novembre 1971, confortato da una visita di Paolo VI.
La Passio Perpetuae et Felicitatis tramanda il martirio di un gruppo di cristiani avvenuto a Cartagine nel 203 d.C; documento che s'impone come testimonianza non solo del martirio ma anche del pensiero femminile di allora e del significato cristiano della libertà.
Descrizione dell'opera
L’anno 2004 ha visto Genova capitale europea della cultura. Mentre ferveva il dibattito sulle radici cristiane dell’Europa, tanto controverse a livello di codifica nella costituzione europea quanto condivise nel comune sentire del cittadino e dello studioso, la cattedra di Letteratura cristiana antica – sotto la guida di Sandra Isetta, che accanto all’Università ha saputo coinvolgere l’Arcidiocesi e il suo pastore card. T. Bertone – ha colto l’occasione per riformulare il dibattito in modo nuovo e più concreto, sottraendolo alle astratte dispute di politici e giuristi per calarlo in un contesto culturale, anzi specificatamente letterario, alla ricerca di testi e documenti che, percepiti come espressione peculiare delle moderne letterature europee, rivelano ancora evidente il debito di dipendenza da quegli archetipi letterari cui ha dato vita e sostanza il cristianesimo dei primi secoli.
Ne è scaturito un momento di alto confronto con esperti di discipline apparentemente lontane (francesisti, anglisti, slavisti, storici del teatro, del cinema, dell’arte, giornalisti, vaticanisti, saggisti e scrittori), che potessero dialogare e convergere su Letteratura cristiana e letterature europee.
Ogni singola tematica è stata affrontata da un ‘cristianista’ e da un ‘modernista’. Il volume raccoglie le relazioni a due voci, in progressione di generi e temi letterari: narrativa-teatro-cinema (La centralità del dramma cristiano), agiografia (Il martire e il santo), esegesi (Il filo rosso del simbolo), escatologia (Alla fine del tempo).
Sommario
Presentazione (card. T. Bertone). Presentazione (S. Isetta). Saluto del Magnifico Rettore (G. Bignardi). Prefazione (M.P. Ciccarese). I Cristiani anima del mondo: momento di coscienza di una identità sopranazionale. Ieri e oggi (card. T. Bertone). 1. La centralità del dramma cristiano. Romanzo - teatro - cinema. 1.1. Christus patiens tra Euripide e Jesus Christ Superstar (M. Centanni e M. Rubino). 1.2. Il realismo espressivo tra Pasolini e Gibson (A. Tornelli e S. Margarino). 1.3. Quo vadis? L’uomo in via: il romanzo di Pietro tra gli Atti apocrifi e Sinkiewicz (E. Norelli e M. Salotti). 2. Il martire e il santo. 2.1. La persecuzione nel diario femminile: Perpetua e Anna Frank (C. Mazzucco e G. Momigliano). 2.2. Le tentazioni di sant’Antonio da Atanasio a Flaubert: mediatore Bruegel (S. Isetta e M.C. Viggiani). 2.3. Dal taumaturgo al santo guaritore: un problema al femminile (E. Giannarelli e P. Fontana). 2.4. Confessio: Agostino e Rousseau allo specchio (L. Pizzolato e P. Pinelli). 3. Il filo rosso del simbolo. 3.1. Isacco nella lettura allegorica di Ambrogio e l’incontro con Ifigenia nel teatro moderno (A. Nazzaro e G. Paduano). 3.2. «Fino a quando Signore?». I Moralia in Iob di Gregorio Magno e I fratelli Karamazov di Dostoevskij (G. Cremascoli e G. Ghini). 3.3. Il dialogo interreligioso fra Giustino e Abelardo (P. Grech e G. Orlandi). 4. Alla fine del tempo. 4.1. Il paradiso perduto: dalla Genesi a Milton alla scena (R. Palla ed E. Albinati). 4.2. Città di Dio e città del sole: storia e utopia (M. Marin e M. Marsonet). 4.3. Maria nel teatro di Rosvita e nella Commedia di Dante (F. Bertini e M.G. Fasoli). Postfazione (E. Dal Covolo). Indici.
Note sulla curatrice
Sandra Isetta è docente di letteratura cristiana antica presso l’Università di Genova e di introduzione ai Padri presso la Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale - sezione di Genova. Nella collana «Biblioteca patristica» (EDB dal 1999) ha pubblicato: Tertulliano, L’eleganza delle donne. De cultu feminarum, Nardini, 1986.
Le Enarrationes in Psalmos sono l'opera più voluminosa di Agostino e comprendono il commento di tutto il Salterio. Qui si è scelto di presentare solo il commento di alcuni salmi di lode. Il fascino e i misteri del creato e la storia della salvezza in cui Dio opera e si rivela costituiscono la prima e fondamentale radice del canto di lode. Come modelli tipici sono stati scelti i salmi 134, 145, 146, 147. Altri salmi celebrano Dio come "re eterno e universale" e tra questi sono stati selezionati i salmi 94, 99, 112. E poiché centro della lode era Sion, meta dei pellegrinaggi del popolo ebreo desideroso di incontrare il suo Dio, vengono presentati come espressione di questi sentimenti i salmi 95 e 150. Completano la rosa dei salmi commentati i salmi 18, 32, 62, 91.Sono testi che Agostino ha spiegato ai fedeli. Sebbene rivelino tutte le risorse del maestro di retorica, i commenti hanno un'impronta eminentemente pastorale."La semplicità della forma e l'apparente costruzione disordinata e sconnessa di questi discorsi offrono un contenuto ricchissimo di dottrina teologica e spirituale e rivelano l'arte con cui il santo vescovo prendeva contatto personale con gli uditori; contatto dovuto alla sua straordinaria capacità di risvegliare la vita interiore dell'uomo".
"Una manciata di piccole perle che ognuno infilerà da solo nel filo della sua vita personale", così il cardinale Spidlik, nota personalità della Chiesa, definisce questo suo libro in cui riflette sugli aspetti fondamentali della vita cristiana prendendo spunto dai Padri della Chiesa.
I trovatori celebrano l'amor cortese. I romanzi narrano la passione di Tristano e Isotta o di Lancillotto. Abelardo ed Eloisa vivono un'infuocata relazione. Il XII è, in Europa, il secolo dell'amore. I religiosi non sono da meno ed elaborano affascinanti teorie sull'amore mistico. Se Dio è, come proclama Giovanni amore, l'uomo, che è fatto a sua immagine e somiglianza, è dominato da quel sentimento e al suo Creatore deve rivolgerlo. Dall'"abisso della dissomiglianza" l'"anima curva" si "converte" tendendo a lui la propria volontà. La ragione "può vedere Dio soltanto in ciò che egli non è; l'amore è l'unica conoscenza che si avvicini alla divinità, il vero "intelletto". La stessa teologia negativa viene superata. Attraverso quattro "gradi" di carità, o tre "visite", tre "sabati", l'uomo progredisce verso l'"unità dello spirito", l'"eccesso della mente", l'"abbraccio"; l'unione con Dio. Il volume segue il cammino di Guglielmo di Saint-Thierry e Bernardo di Clairvaux, i due amici che, combattendo il razionalismo di Abelardo, hanno costruito una teologia dell'amore che influenzò anche alcuni trovatori. Guglielmo, contemplando "ogni angolo ed estremità" della propria coscienza, guarda al Volto ed esclama: "O volto, o volto! Quanto beato il volto che, vedendoti, merita di essere trasformato da te". Per Bernardo, provare l'amore vuol dire essere "deificati", e al culmine dell'esperienza mistica ogni sentimento umano si dissolve e si riversa nel fondo della volontà di Dio.
Fotografare un trattato, accompagnare con immagini verità altissime, secondo il metodo di un maestro della storia. Fare riaffiorare quesiti profondi, quelli che l'uomo porta con sé da sempre, e cercare risposte in grado di spingere oltre il proprio sguardo, per superare l'indifferenza e il torpore del mondo di oggi. Un fotografo e un frate filosofo hanno scelto un percorso singolare, organizzato attraverso l'opus di san Tommaso d'Aquino. Toccando i massimi temi della filosofia e della fede, rendono partecipi il lettore di un "pellegrinaggio intellettuale" profondo, nella convinzione che come l'immagine anche la parola rimanga nella memoria.
L'Epistula de castitate di Pelagio - qui per la prima volta tradotta e commentata - è il testo su cui si sono basati gli scrittori cristiani per consigliare la castità come unico modo di vita degno dell'appartenenza del singolo alla comunità dei credenti; in essa si trovano elementi di continuità con S. Paolo, esibiti da Pelagio anche nel suo commento alle Lettere paoline. Ma non solo; la lettura dell'Epistula si rivela fondamentale per accostarsi alla dottrina morale pelagiana, elaborata come riflessione sul bonum naturae, quel bene di natura racchiuso nell'animo dell'uomo, che vi accede con tre facoltà: la possibilitas donata da Dio all'uomo, la voluntas propria e appartenente all'uomo stesso e l'actio, anch'essa del tutto umana. Sulla via della castità, come imitatio Christi in grado di diffondersi in tutto il mondo fra i credenti, verso la quale Pelagio esorta tutte le anime, si incontrano i grandi temi della morale cristiana e pelagiana: il peccato (sempre gravissimo), il castigo, la misericordia di Dio, il libero arbitrio dell'uomo e le virtù - tre principalmente: la castità, la rinuncia ai beni terreni e la giustizia.
Come parlare oggi della dignità spirituale dell'umano senza perdersi nella retorica e nel generico "senso del sacro"? Il linguaggio comune, più o meno interessato ad intrattenersi attorno all'attuale "crisi dei valori spirituali", segnala soprattutto l'arresto e l'inerzia della lingua tradizionale: evoca genericamente qualcosa di cui si lamenta la mancanza o si denuncia il bisogno. La condivisa riconosciuta attenzione al tema della sensibilità e degli affetti nell'opera di Francesco di Sales (1567-1622) consente di apprezzare in lui un valido interlocutore per questo tema cruciale. Rilevandone i positivi riverberi per l'attuale teologia della fede, è possibile riassumere l'originale tentativo salesiano attorno alla felice e sintetica espressione: "Dio è il Dio del cuore umano". Nel cuore e attraverso il cuore si compie quel sottile e intenso processo unitario di acquisizione fatto di pensiero, sentimento e azione, dunque, di libertà, in virtù del quale l'uomo riconosce Dio e, insieme, si riconosce, ritrovando oltre se stesso il fondamento del proprio inizio e del proprio compimento, nella forma di un affidamento ad una verità che appare alla coscienza come capace di suscitare un corrispondente irrinunciabile bene-volere.